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Paola Saluzzi: in Chiesa accendo sempre le candele come mi ha insegnato mia mamma

PAOLA SALUZZI

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Silvia Lucchetti - pubblicato il 16/11/18

E di San Giovanni Paolo II che ricordo ha?

Molti anni prima ero in piazza San Pietro quando venne dato l’annuncio della sua morte. Passai accanto al gruppo dei polacchi mentre il papa viveva gli ultimi istanti della sua vita terrena, e un’umanità proveniente da tutte le parti del mondo si era raccolta sotto la sua finestra a vegliare. Incuriosita da un canto mi ero avvicinata a loro, c’erano tante candele accese e una grande bandiera polacca distesa. Era un canto dolcissimo, una specie di nenia. Una signora mi invitò ad avvicinarmi, parlava benissimo l’italiano e mi spiegò: “stiamo cantando una ninna nanna che si canta ai bambini per farli addormentare, perché siamo sicuri che in questo momento ci sia la mamma che gliela starà cantando per portarlo in Cielo”. La mamma e la Mamma. Mi sentivo capovolta come un pedalino. Con mia sorella e i miei nipotini dopo la sua morte facemmo 13 ore di fila per andare a portargli l’ultimo saluto. E quando mi fu offerta la possibilità di entrare da un ingresso laterale in nome del mio lavoro, io la rifiutai. Mi ero portata uno zaino pieno di cose da mangiare per loro, andava fatta tutta la coda. Un ricordo indelebile. Un piccolo pellegrinaggio. Loro sentivano i racconti su Wojtyla dalla gente intorno a noi, cose che non conoscevano e non avevano vissuto.

Un regalo grande per i suoi nipoti, la fede si trasmette anche così, come ha fatto sua madre con lei, in modo naturale, facendogliela respirare…

Io la fede l’ho respirata in casa, da mia madre, ha detto bene. Lei aveva la stessa fede del don Camillo di Guareschi. Una fede diretta, roboante, mia mamma da piccole diceva a me e Raffaella: “Che bello, entriamo in chiesa, accendiamo una candelina. Dai dai che è una preghiera che rimane”. Lei ci insegnava sempre ad accendere la nostra candela da quella più consumata che si stava per spegnere. E diceva: “siccome quella candela sta finendo e la nostra è nuova, prendiamo anche la preghiera di quella persona che l’ha accesa tante ore fa così proseguiamo anche la sua preghiera“. Oggi che le candele bianche sono state sostituite dai lumini, io accendo il lumino da quello più consumato. I miei nipoti infatti mi chiamano “zia candelina” perché ogni volta che hanno un’interrogazione, un compito in classe, io vado ad accendere in chiesa una candela per loro.

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In gesti così c’è tutta mia madre, un grande rispetto, un grande metodo fatto di cose minuscole. Ci raccontava dei missionari, dei miracoli di San Francesco… Era devota come diceva lei a tre grandi francescani: il Poverello di Assisi, San Antonio di Padova e Padre Pio. Era devota e fedelissima. Mi ricordo che alla fine, sul letto d’ospedale, lei si faceva dei grandi segni della croce, e una volta l’ho sentita dire: “Signore aiutami, aiutami per favore, dammi una mano e se non puoi darmi una mano dammela lo stesso”. Una tenerezza! Quando pregava in quei momenti diceva: “Io vi prego tutti, e poi se mi addormento scusatemi”, perché era molto debole. Io l’ho vista pregare così mia mamma.

E suo padre?

Mio padre è stato basilare, indispensabile. Rigoroso, generale dell’esercito dalla testa ai piedi, ma al contempo una persona di grandissima sensibilità, appassionato di cinema e di arte, amore che ci ha trasmesso. Ricordo che il regalo per i dieci anni di mia sorella fu una gita a Firenze. La sera ci faceva vedere i film, ho dei ricordi bellissimi. Da giovane era stato calciatore prima di vincere il concorso all’Accademia di Modena. Quando ha conosciuto mia madre era in divisa, lui aveva degli occhi color nocciola bellissimi, si avvicinò e si presentò a dovere: “mi scusi signorina se la importuno, sono un ufficiale…”, lei lo interruppe per tagliare corto: “guardi io sto andando al cimitero da mia mamma, ci vado ogni due, tre giorni”, e lui l’aspettò nuovamente alla stessa fermata dell’autobus. Così cominciò tutto. Come tutti gli uomini a volte un po’ ruvidi aveva dentro una grande umanità.

Oggi come coltiva la fede e il ricordo dei suoi genitori?

Continuo a fare ciò che mi è stato insegnato: pregando e avendo la certezza che li riabbraccerò. A mia mamma ho detto “arrivederci”. Mio padre purtroppo è morto di notte in ospedale e anche se ci avevano rassicurato noi sapevamo che era arrivata la sua ora. Ma papà ha chiuso gli occhi da soldato della vita, ed io sono certa che lui, mia mamma e le persone che ho amato tanto e non ci sono più li rivedrò tutti. Certo, se mi sarò comportata in maniera degna. Prego e cerco di mettere in pratica le cose che ho visto fare e chiedo a Dio di tenermi sempre la mano sulla testa.

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fedemammasperanza

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