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San Giuseppe da Copertino: il santo che volava con le ali della fede

© Public Domain
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Le testimonianze di quanti ebbero la grazia di assistere agli eventi prodigiosi operati dal Santo illetterato

“E lo vedemmo volare. La vera vita di San Giuseppe da Copertino” a cura di fra Roberto Brunelli (Guerrino Leardini, Centro Missionario Francescano 2017) è un libro importante e ben strutturato, frutto di un lungo, appassionato e laborioso lavoro con lo scopo di raccontare il santo direttamente dalle voci di coloro che lo hanno incontrato in vita, i testimoni oculari delle sue manifestazioni di estasi e levitazione.

Si legge nella prefazione:

«Qualsiasi essere vivente senza ali (e senza trucchi) che rimanga sospeso in aria di un solo centimetro e per l’arco di un breve minuto, di fronte a due testimoni sobri, mette già nello scompiglio l’intera congrega dei razionalisti, di quegli uomini più saggi dell’Onnipotente, che hanno deciso quello che Dio può fare o non fare senza il loro permesso».

E poi:

«All’opposto dei materialisti, altri, che potremmo definire “fantasiosi”, pur di non tirare in ballo il Dio del Cristianesimo, potrebbero giustificare la levitazione del Santo copertinese con teorie strampalate, fluidi magnetici, poteri segreti, erbe sconosciute e ipotesi irreali, che hanno almeno il merito di farci sorridere. Anche in questo caso ci viene in mente il grande Chesterton: «Quando uno non crede in Dio, non è che non crede a niente. Crede a tutto!» Noi cristiani, di fronte ad ogni fenomeno “soprannaturale”, possiamo prenderci il lusso di credervi; ci è consentito iniziare l’indagine con il non pregiudiziale “forse”, che è all’inizio di tutte le ricerche sagge; di verificare con l’utilizzo della ragione fatti e documenti, e di concludere l’analisi con molta prudenza e senza dogmaticità».

Il testo raccoglie le deposizioni giurate dei testimoni ai processi di beatificazione di Giuseppe Desa, San Giuseppe da Copertino, che più di ogni altro ha ricevuto da Dio il dono della levitazione, insieme a quello della profezia, della bilocazione, della lettura dei cuori. È la storia affascinante di un umile frate illetterato, che «pur essendo ignorante di lingua e zoppicante di calligrafia, quando parlava di Dio si illuminava», patrono degli studenti e degli aviatori, che fin da fanciullo preferiva la chiesa alla scuola, incompreso dagli uomini ma amato da Dio.

Ringrazio fra Roberto Brunelli per averci inviato queste bellissime immagini del Santo dei Voli:

LE FONTI

Ci ha raccontato l’autore:

«(…)sette anni fa nell’Archivio del Santuario di San Giuseppe da Copertino di Osimo riemerse dalla polvere il Summarium dei processi per la beatificazione di san Giuseppe da Copertino. Questo testo, un volume di circa 1000 pagine, pubblicato nel 1713 dalla tipografia vaticana con tiratura di pochissime copie, era stato lo strumento necessario ai cardinali e ai teologi per verificare le virtù di fra Giuseppe Desa. Esso è il riassunto dei tre processi locali che si svolsero nel 1664, un anno dopo la morte del Santo dei voli, a Nardò, Assisi e Osimo. Negli stessi luoghi si svolsero successivamente i processi apostolici, dove vennero interrogati i testimoni ancora in vita. (…)Oltre ai processi, sono stati utilizzati per la composizione della biografia anche le altre fonti antiche: la vita di san Giuseppe scritta da p. Roberto Nuti, Custode del Sacro Convento, che conobbe il Santo nella sua permanenza assisana, e quella del p. Giacomo Roncalli, Provinciale delle Marche e confidente del frate copertinese. Altri brani sono tratti dai Diari compilati dall’abate Rosmi, amico di fra Giuseppe, che raccolgono molte notizie su estasi, visioni e detti, trascritte dal benedettino quando il frate era ancora in vita».

VOLI E MIRACOLI

Abbiamo pensato di riportare per voi lettori, tre delle tantissime testimonianze sugli episodi di levitazione e sui miracoli compiuti da San Giuseppe da Copertino. Il libro è ricco di vicende e di fatti straordinari vissuti dal frate nella più totale umiltà, che vale veramente la pena di leggere e meditare.

IN VOLO: “diede un grido e volò, e si pose con i piedi sopra l’altare, con le mani distese a forma di croce”

“Deposizione di p. Diego Galasso, che accompagnò il Santo al processo dell’inquisizione a Napoli”. «Quando stavo con fra Giuseppe a Napoli, egli fu mandato a dire la Messa a S. Gregorio d’Armenia, chiamato a Napoli S. Leguori, monastero di monache, e ve lo mandò il padre Inquisitore. Egli andò e celebrò la Messa nella cappella segreta. Finita la Messa s’inginocchiò in un cantone della chiesa, e l’altare stava pomposamente addobbato con molti lumi, fiori e reliquie. Fra Giuseppe diede un grido e volò, e si pose con i piedi sopra l’altare, con le mani distese a forma di croce, inchinato verso i lumi e i fiori. Le monache incominciarono a gridare, dicendo che si bruciava, ed io, che ero presente, gli dissi di non toccarlo. Stato così, diede di nuovo un grido, e tornò a volo e si pose in ginocchio nel mezzo della chiesa, e con le ginocchia ballava e si girava velocissimamente, con molta meraviglia di tutti. Poi andò in estasi, e io lo chiamai e quello venne in sé. Quando si girava con le ginocchia diceva: “Oh Beata Vergine, oh Beata Vergine”. Poi le monache lo chiamarono, e si fecero fare certe croci per devozione. Tornati al convento, quando lo andai a visitare nella camera, lo trovai piangente. Gli dissi che cosa avesse, e mi rispose che le monache gli avevano tagliato la tonaca, e che lui era povero, e gli risposi che gliel’avrebbero fatta nuova. Si chiedeva che cosa volevano da lui, che era un gran peccatore. Andai dalle monache, e gli dissi perché avevano fatto quello a fra Giuseppe. Mi risposero che se voleva una tonaca nuova gliela davano, purché gli dessero in cambio la sua; ma quando dissi questo a fra Giuseppe, mi rispose che voleva piuttosto portare quella tonaca così tagliata, che non la loro nuova».

GUARIGIONE DI UN BAMBINO

«Fra Giuseppe, quando stava alla Grottella, sanò subito un mio fratello che si chiamava Giovanni Donato Caputo, quando era piccinno che poteva avere due anni. Era nato con la bocca tutta fracida per causa di mal francese, che il marito aveva attaccato alla madre. E dall’una all’altra parte della bocca del piccinno pendeva un pezzo di carne, grande quanto una mandorla, che cacciava marcia e sangue, e puzzava. Avendo il medico applicati molti medicamenti, non fu possibile guarirlo, anzi il medico disse: “Questo piccinno non può sanare, perché il male l’ha portato dal ventre della madre”. Per questo mia madre si raccomandò a fra Giuseppe, il quale un giorno passando dinanzi casa, e mia madre gli si inginocchiò innanzi dicendogli: «Fra Giuseppe mio, ti prego per l’amor di Dio e di Maria Vergine di sanarmi questo figlio». Fra Giuseppe rispose: «Non è niente, non è niente», però non volle toccare il piccinno. E tornando a passare il giorno seguente, mia madre di nuovo lo pregò piangendo, che per l’amor di Dio e di Maria Vergine gli sanasse il figlio. Per la qual cosa fra Giuseppe fece il segno della Croce sopra la bocca di quel piccinno e subito le piaghe sanarono. Io però non mi trovai presente quando egli fece il segno della Croce sopra mio fratello, perché ero fuori in campagna appresso le pecore. Ma questo lo so di certo perché la mattina, quando uscii da casa lasciai lo piccinno con la bocca fracida e puzzolente, e la sera quando tornai a casa trovai il figliolo con le piaghe asciutte, e mia madre mi disse che gli aveva fatto il segno della Croce fra Giuseppe. In capo alle ventiquattro ore le piaghe restarono totalmente sane, come se non avesse avuto mai lesione alcuna, e quei pezzetti di carne che stavano ai lati della bocca sparirono e vi restarono solamente i segni, come una capo di spilla, ma di carne pura e netta». (Giovanni Antonio Caputo)

IN VOLO: “lo vidi volare da quel luogo, dove stava in ginocchio, come un uccello”

“Rimarrà tipico nella fenomenologia dei voli del Santo il fatto che il suo corpo, precipitato improvvisamente dall’estasi in mezzo a lampade, fiori e altri oggetti, non procurasse mai ad essi il minimo danno”: «Trovandomi nella chiesa del convento della Grottella la notte del Giovedì Santo, stava guardando il Sacro Sepolcro, e facendo orazione con altri pochi frati. Vi era anche fra Giuseppe, che stava in ginocchio all’altare di sant’Eligio, tre passi circa lontano dal Sepolcro, quando io sentii un grido forte di fra Giuseppe. In questo stesso tempo del grido lo vidi volare da quel luogo, dove stava in ginocchio, come un uccello, ed andò a cacciarsi dentro la rotondità dove stava reposto il Santissimo, e questa rotondità era sfondata con artificio di tavole e carte dipinte, con le lampade ad olio ardenti, e molte candele di cera. Fra Giuseppe come una mosca trapassò tutto questo sfondo di rotondità, senza far cadere nessuna lampada, né candela, e senza danno alcuno delle carte e dei fiori, e questo non poteva accadere senza miracolo, poiché per ragion naturale doveva far versare tutte quelle lampade, e fracassare ogni cosa; fra Giuseppe dopo questo volo così meraviglioso restò con le ginocchia sopra l’altare sopra il quale era il Santissimo, alto da terra circa due passi; stette curvato innanzi al Santissimo con le mani giunte, e vi stette un pezzetto fin tanto che fu chiamato il superiore, che era il p. Panaca, il quale stava nella sua camera. Scendendo in chiesa, e vedendo il luogo dove stava fra Giuseppe, fece prima levare tutte le lampade e candele per potervi salire, e poi vi salì, e chiamò fra Giuseppe per obbedienza. Rivenuto dal ratto, se ne scese dallo scalino per il quale si scendeva e saliva al Sepolcro. Se ne andò con una grand’umiltà, come confuso e io con gli altri restammo compunti di devozione» (Fra Filippo Preite)

Il libro è sorprendente, le deposizioni sono così numerose e variegate da meravigliare il lettore, da accendere la nostra fede tiepida, da infondere nuovo slancio al nostro rapporto con Dio, nei sacramenti e nella preghiera.

L’aspetto più bello delle vicende narrate è l’atteggiamento umile ed obbediente di San Giuseppe da Copertino, il suo totale abbandono al Signore, la sua profonda devozione alla Madonna, come scrive nella prefazione l’autore:

«(…) san Giuseppe da Copertino, un santo “simpatico”, ma anche “tribolato”, un po’ come ognuno di noi. Anch’egli soffriva per la propria miseria ed impotenza, colpito dalle numerose vicissitudini negative della vita, sempre desideroso come l’uccello in gabbia di fuggire dalla propria prigione. Riuscì però a superare ogni ostacolo grazie all’umiltà, all’obbedienza, all’adempimento della volontà di Dio, nutrendosi del Vangelo e del Corpo di Cristo, e facendosi tenere per mano da Maria. Egli è l’esempio evidente di che cosa possa diventare la creta se si lascia lavorare dal vasaio (…)Divenne un gran dono di Dio alla Chiesa: per anni e anni fu maestro di vita spirituale a sacerdoti e religiosi, a principi e Re, a Vescovi e Papi. Patrono degli studenti, viene invocato dai giovani nel momento degli esami o della prova, ma frate Giuseppe ha molto da insegnare a tutti. Le sue estasi ci dicono che esiste una realtà più affascinante da contemplare, i suoi voli che il Regno dei Cieli è più importante delle cose della terra, il suo sorriso che la nostra vita si realizza pienamente solo nella volontà e nella pace di Dio».

San Giuseppe da Copertino, prega per noi! Che voliamo basso non per umiltà, ma perché abbiamo perso la speranza che viene solo dell’Alto, anzi, dall’Altissimo.

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