Ricevi Aleteia tutti i giorni

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Paola Saluzzi: la fede è la bussola della mia vita

PAOLA SALUZZI
ALESSANDRO DI MEO / POOL / AFP
Condividi

La giornalista: "Grazie al Signore, anche nelle tragedie più gravi scopro tratti straordinari di vita". I suoi santi preferiti. Il suo giudizio su Ratzinger e Bergoglio

Ratzinger? Tenace. Francesco? Tenero. Dio? Ha imparato a glorificarlo sin da bambina. Paola Saluzzi racconta il suo rapporto intenso con la fede.

La giornalista è tornata su Tv2000 con la trasmissione Ritratti di coraggio, nuovo ciclo di reportage che raccontano la disabilità, le persecuzioni razziali, le spose bambine, storie di difficoltà con un filo: il coraggio.

“Ho la fede di Don Camillo”

Di recente Paola ha perso una persona carissima: la madre, che le aveva insegnato ad essere credente. «Mia madre amava ripetere: “Io ho la fede di don Camillo. Bisogna parlare direttamente con Gesù: quando hai un pensiero o qualcosa che ti turba, parla con lui perché c’è sempre qualcuno che ti ascolta”. Inoltre, i discorsi e i gesti legati alla fede erano sempre accompagnati da una grande tenerezza».

Per esempio, prosegue la giornalista, «all’epoca della mia infanzia, i bambini più piccoli erano esentati dal seguire la Messa. Noi andavamo comunque in chiesa: non per la funzione, ma per ringraziare Dio della settimana che ci aveva donato. Entravamo, restavamo un po’, e poi si poteva andare a giocare. Un gesto semplice, di affetto».

“Arrivederci”

Un altro aneddoto sull’insegnamento materno della fede. «Ricordo che spesso, a tavola, commentavamo insieme le notizie o le cose terribili che accadevano nel mondo. Mia madre riusciva sempre a dialogare con noi, riconoscendo le cose per quello che erano e motivandole, ma su un punto era irremovibile: nulla di tutto ciò che potevamo vedere o sentire doveva indurci a mettere in discussione la fede. Così è stato».

Persino lo scorso Natale, rammenta Saluzzi, «quando mi sono trovata al capezzale di mia madre, nel reparto di oncologia, mi è venuto spontaneo dirle: “Arrivederci”, anziché “Addio”. Ora che lei è morta sono ancora più determinata a custodire e a fare mio quello che mi ha insegnato».

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni