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Cosa possiamo fare noi, in concreto, per rimediare agli abusi ecclesiastici?

© Public Domain
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In sala stampa i giornalisti continuano a interpellare i Padri sinodali sugli abusi (e li intendono praticamente sempre e solo sessuali); oltralpe un’organizzazione scoutistica scrive un documento con delle richieste ai vescovi francesi e al Papa; tutti noi ci domandiamo quali vie possiamo percorrere per aiutare la Chiesa in questo delicato momento. Ecco alcune considerazioni.

Insomma, l’idea non è affatto sciocca ma forse è più grande di quanto possano immaginare dei ragazzi che chiedono di “organizzare” un sinodo già convocato: sicuramente sarebbe titanica l’impresa di organizzare una simile assemblea, o anche solo di avviarla, prima di febbraio. Ma sarebbe bellissimo essere smentiti in tal senso.

Leggi anche: Ma a che serve il Sinodo?

Non se ne può volere a questi giovani esuberanti: proprio la loro lettera comprova che hanno bisogno di essere ascoltati, incoraggiati e guidati. Sicuramente avrebbero molte cose importanti da dire sulle difficoltà che gli assistenti vivono a vedersi ingiustamente sospettati di avere attenzioni efebofile; lo stesso dicasi per la delusione e l’allontanamento di molti, ma se è vero che certo modo di integrare sanamente le frustrazioni aiuta a temprare la personalità dei leader non è vero il contrario, ossia che chi viene collocato in un posto di comando impari perciò ad essere un capo, nel senso umano, bello e cristiano del termine.

Forse è più rivelativo di tutti il passaggio in cui ci si lamenta del fatto che «troppi responsabili sono ancora prigionieri di una cultura piramidale». È vero. E ho trovato bello che dei giovani abbiano notato (e abbiano ammesso di aver sottovalutato a suo tempo) il discorso del Santo Padre sulle “malattie curiali”: proprio da quel discorso, però, dovrebbero aver imparato che si dà “cattivo coordinamento”

quando le membra perdono la comunione tra di loro e il corpo smarrisce la sua armoniosa funzionalità e la sua temperanza, diventando un’orchestra che produce chiasso, perché le sue membra non collaborano e non vivono lo spirito di comunione e di squadra. Quando il piede dice al braccio: “non ho bisogno di te”, o la mano alla testa: “comando io”, causando così disagio e scandalo.

E che «la malattia del sentirsi “immortale”, “immune” o addirittura “indispensabile”, trascurando i necessari e abituali controlli» non è certo una prerogativa del clero.

Il riferimento alla “cultura piramidale” sembra insomma confondere le istanze marxiste-leniniste, che di quella cultura propongono una sovversione (fonte di immani drammi: metti davvero la cuoca a capo dello Stato, come diceva Lenin, e vedi che succede), con quelle cristiane, che ne propongono una conversione.

Gesù stesso non finiva mai di spiegare e rispiegare ai suoi discepoli che

«Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Mc 9, 33-37 (cf. Mt 18, 1-5; Lc 9, 46-48)

Una lezione così importante che l’autore del Quarto Vangelo – il quale già aveva dedicato un intero capitolo all’Eucaristia – salta il racconto dell’istituzione del sacramentum caritatis e ne descrive la natura lasciando tutta la scena all’episodio della lavanda dei piedi:

Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica.

Gv 13, 12-17

Gesù non distrugge la piramide, non la contesta: la rovescia. Si mette lui all’ultimo posto, così che quando col cuore fisso in Cristo accettiamo di non essere considerati, valutati, interpellati, considerati… ci stiamo avvicinando a Lui.

Forse a quei due giovani – e a tanti, chierici e laici – i quali dicono anche cose belle e vere, manca questo passaggio. Che però è decisivo, perché senza di esso si è fatalmente destinati a reiterare tutti gli errori che si pretende di correggere… aggravandone il peso con la superbia di chi pensa di star facendo meglio.

Come a dire, tolkienianamente, che soltanto gli hobbit possono portare l’unico Anello: non gli elfi, non i nani, non gli umani, così deboli davanti al potere dell’Anello… E anche questo non è precisamente corretto, perché neanche tutti gli hobbit ne sono capaci, ma soltanto uno – nella precisa era del racconto di Bilbo – e questi è Frodo. Quando la salita sul monte Fato trasforma l’eletto nell’uomo dei dolori è Samwise, lo “sciocco”, il Cireneo di Tolkien, a intervenire con una mossa umile ed alta, realmente decisiva: «Non posso portare io l’Anello, ma posso trasportare voi ed esso insieme».

Leggi anche: Dio schiaccia il serpente con l’umiltà di Maria

Ecco, cari Marie e Olivier, uno dei grossi problemi è che quando parliamo di “riforma della Chiesa” e del contributo che noi (e chi altri?!) potremmo dare ad essa la prima cosa che abbiamo in mente – anche se di rado ce la confessiamo – è il progetto di impadronirci dell’Anello (per fare tante cose belle e buone, certamente…). Mentre quel peso – «il peccato del mondo» (Gv 1, 29b) – può realmente portarlo solo Cristo: requisito base di ogni nostra riforma è che, da parte nostra, noi siamo disposti a «portare i pesi gli uni degli altri» (Gal 6, 2).

Leggi anche: La vera Guerra dell’Anello che Tolkien non ha scritto

Ciò detto, è senz’altro vero che i silenzi e le connivenze degli ecclesiastici sui loro abusi (che non sono solo sessuali, come ha ricordato il Papa!) sono vergognosi e intollerabili, ma perfino Alessandro Gnocchi ha detto ad Aldo Maria Valli (insomma due così critici coi problemi da essere critici anche nei confronti del Papa) una cosa importante e che – mi sembra – va nella medesima direzione che indicavo poco fa:

Ammesso che vi sia mai stato, è finito il tempo di cercare o creare piccole riserve, anche con la buona intenzione di conservarvi la fede. Questi ambienti finiscono sempre per essere luoghi in cui prevale la necessità di “fare”, perché bisogna dimostrare al mondo la propria esistenza: ma il mondo, per concedere la sua considerazione, pretende che si facciano solo cose che è in grado di comprendere. Inoltre, inesorabilmente, questi luoghi diventano piccoli luoghi di un piccolo potere che finiscono sempre per “fare” cose comprensibili al grande potere in un rapporto a conflittualità limitata. Si potrà anche ottenere un po’ di successo e di visibilità, ma niente di più.

Solo la santità è eversiva rispetto a questo ordine infernale nel quale siamo immersi. Non so se sono arrivato a queste conclusioni perché sono malato, sono stanco, sto invecchiando e, mentre ti sto rispondendo, i dolori si fanno sentire. Ma ti assicuro che questa debolezza purifica, permette di vedere chiaramente e rende molto liberi. Alla fine di tutto se ho un insegnamento che penso di poter trasmettere a coloro ai quali voglio bene, a cominciare dai miei figli, è quello che ho appreso da Padre Pio: fate i buoni cristiani.

Volete aiutare la riforma della Chiesa, ragazzi? Allora siate santi (e magari in-formatevi un poco). Se proprio volete strafare, prima di fare progetti meditate a fondo il testo che segue, lo scrisse l’uomo più potente della Chiesa Cattolica dopo il Papa ai tempi di san Pio X, ossia un secolo fa. Si chiamava Rafael Merry del Val, e questa sua composizione va sotto il nome di “litanie dell’umiltà”.


Signore, pietà
Cristo, pietà
Signore, pietà
Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici
Padre del cielo, che sei Dio abbi pietà di noi
Spirito Santo, che sei Dio
Santa Trinità, unico Dio

Dal desiderio di essere stimato liberami, Signore
Dal desiderio di essere lodato
Dal desiderio di essere esaltato
Dal desiderio di essere ricercato
Dal desiderio di essere amato
Dal desiderio di essere onorato
Dal desiderio di essere preferito agli altri
Dal desiderio di essere consultato
Dal desiderio di essere approvato

Da ogni odio e da ogni invidia liberaci, Signore
Da ogni risentimento e rancore
Da ogni rivalsa
Da ogni pregiudizio
Da ogni forma di egoismo
Da ogni ingiustizia e da ogni viltà
Da ogni tendenza a giudicare e condannare
Dalla mormorazione e dalla critica
Da ogni giudizio affrettato e da ogni calunnia
Dall’orgoglio e dalla ostentazione
Da ogni permalosità e impazienza
Dalla tendenza ad appartarci
Dal sospetto e dalla sfiducia
Da ogni cattiva disposizione
Da ogni forma d’indifferenza
Da ogni prepotenza
Da ogni scortesia e sospetto
Da ogni suggestione del demonio
Da ogni offuscamento delle passioni

Dal timore di essere umiliato liberami, Signore
Dal timore di essere disprezzato
Dal timore di essere rifiutato
Dal timore di essere calunniato
Dal timore di essere sospettato
Dal timore di essere dimenticato
Dal timore di essere schernito
Dal timore di essere ingiuriato
Dal timore di essere abbandonato

Che gli altri siano amati più di me Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Che gli altri siano stimati più di me
Che gli altri possano crescere nell’opinione del mondo e che io possa diminuire
Che gli altri possano essere prescelti ed io messo in disparte
Che gli altri possano essere lodati ed io dimenticato
Che gli altri possano essere preferiti a me in ogni cosa
Che gli altri possano essere più santi di me, purché lo divenga santo in quanto posso

San Giuseppe, protettore degli umili prega per me
San Michele Arcangelo, che fosti il primo ad abbattere l’orgoglio prega per me
O Giusti tutti santificati specialmente dallo spirito di umiltà pregate per me
O Gesù, la cui prima lezione è stata questa: “Imparate da me che sono mite e umile di Cuore” insegnami a divenire umile come lo sei Tu

Perché vogliamo veramente bene ai nostri fratelli esaudiscici, Signore
perché siamo tra noi un cuore solo e un’anima sola
perché i nostri sentimenti siano come quelli del tuo cuore
perché rimaniamo uniti nello spirito
perché siamo concordi nell’azione
perché sappiamo comprenderci
perché sappiamo ammettere i torti e perdonarci reciprocamente
perché diveniamo servi premurosi gli uni degli altri
perché siamo sempre sinceri e aperti fra di noi
perché nelle nostre case regni la gioia della carità
perché nella nostra carità il mondo veda il Signore
perché nella nostra Patria regni la concordia
perché cessino le lotte di classe
perché la giustizia sociale sia compiuta nella carità
perché tutti gli uomini si amino

Gesù, che sei venuto sulla terra per servire gli uomini rendi il nostro cuore simile al Tuo
Gesù, che hai amato i poveri
Gesù, che hai consolato i sofferenti
Gesù, che hai sofferto per i peccatori
Gesù, che hai parlato dolcemente a chi ti schiaffeggiava e ti tradiva
Gesù, che hai raccolto l’invocazione del ladrone
Gesù, che hai lodato il buon Samaritano
Gesù, che sei morto sulla croce
Gesù, che continui a rinnovare il tuo sacrificio d’Amore per noi
Gesù, che ti fai cibo per sostenerci nel nostro cammino

Santa Maria, Vergine piccola ed umile prega per noi
Santa Maria, Vergine piena d’Amore e di carità

Agnello di Dio, che vivi nell’Amore del Padre
abbi pietà di noi
Agnello di Dio, che hai portato agli uomini l’amore del Padre
esaudiscici
Agnello di Dio, che t’immoli per amore degli uomini
convertici

Perdonaci, o Signore tutti i nostri peccati
come noi perdoniamo a coloro che ci hanno offeso.

Preghiamo:
O Dio, che resisti ai superbi e dai la grazia agli umili: concedici la virtù della vera umiltà,
di cui l’Unigenito tuo Figlio s’è fatto esempio, affinché non provochiamo mai il tuo sdegno
con l’orgoglio, ma otteniamo piuttosto il dono del tuo Amore ubbidendo umilmente alla tua Parola.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.

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