
Dio non ha repulsione per i tuoi peccati
Il Signore non è impressionato dai nostri peccati, fa invece qualcosa di inaspettato: esce Egli stesso fuori strada per venirci a riprendere e riportarci sul giusto binario.

Gesù riusciva a vedere in ognuno non semplicemente la colpa, ma l’uomo o la donna nascosti sotto di essa. La Quaresima è il tempo in cui dobbiamo farci raggiungere da questo sguardo, e sbarazzarci di tutto ciò che lo impedisce.

Ognuno di noi ha elaborato modi per non pensare alla morte. C’è chi la esorcizza con il denaro, chi con il successo, chi con relazioni tossiche, chi idolatrando il proprio lavoro... Ma Gesù nel Vangelo di oggi indica una strada diversa

Credere infatti non è esser all’altezza delle situazioni ma confidare completamente in Dio.

È la Sua Presenza la cosa che più ci illumina quando intorno a noi è notte fonda e ci sentiamo perduti.

Troppo spesso vogliamo salvarci da soli e a causa di questa ostinazione complichiamo la nostra vita. Salvarsi da soli significa concretamente voler risolvere autonomamente le nostre croci, i nostri problemi, i nostri drammi, escludendo Dio dall’orizzonte.

Un aiuto? una protezione? Gesù è il Cristo, così come afferma Pietro, cioè il nostro Salvatore, colui che salva la nostra vita.

Un cristiano dovrebbe sempre essere capace di questo tipo di grazia, dovrebbe saper sempre stringere la mano a chi si sente al buio.

Ma se noi cristiani smettiamo di dare agli altri esperienze umane positive, impediamo loro di incontrare Gesù perché diventa per loro incomprensibile.

Se sei convinto che Dio è tuo Padre e ti ama, e che Gesù ha dato la vita per te, che senso ha chiedere altri segni?

Nel Vangelo di oggi Gesù dice "Sento compassione di questa folla". È bello sapere che il Signore non ci guarda con pretesa ma con compassione.

"E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano". La traduzione concreta di questo versetto consiste in una cosa molto semplice: intercessione.

Ognuno di noi, forse a causa della propria incredulità, o a causa dei propri peccati, magari non ha le carte in regola per poter chiedere qualcosa a Gesù. Ma si è davvero credenti quando la fiducia in Lui è più grande dei dubbi e della mancanza di meriti.

Dobbiamo vigilare sul nostro cuore, sulla nostra interiorità. È li che si decide il malessere o il benessere della nostra vita. Dimmi cosa esce dal tuo cuore e ti dirò chi sei veramente.

Nella pagina del Vangelo di oggi Gesù smaschera un atteggiamento che che riguarda ciascuno di noi: trasformare la fede in una semplice somma di riti, precetti e tradizioni.

Gli altri possono aiutarci ma solo fino a un certo punto. Gesù è invece colui che ha la forza di tirarci radicalmente fuori dal male, in ogni sua dimensione. Serve però “toccarlo” cioè fare di Lui un’esperienza concreta.

Ognuno di noi in ciò che fa può fare esperienza della stanchezza. Come gli apostoli nel Vangelo di oggi. Ciò che colpisce è che a Gesù stiamo a cuore noi, non i nostri risultati, anche quando sono ottimi.

Tutte le volte che una persona vive cose drammatiche, così come è accaduto a Giovanni Battista nel Vangelo di oggi, in quel dolore è presente Gesù stesso.