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Angelica: grazie a 6 angeli maratoneti la mia Caterina ha fatto il cammino di Santiago

ANGELICA, CATERINA, MALINVERNI
Angelica Malinverni
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Una vita che si fa salita, una madre sola con una figlia disabile da crescere: non parla e non cammina, ama l’aria aperta e le paillettes. Tra loro un amore che conosce il buio e trova la luce. E poi una proposta folle: 6 atletici amici hanno spinto la carrozzina di Caterina per più di 120 km fino a Santiago.

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È incredibile come loro hanno risposto ai suoi sguardi e gorgheggi. Ed è ancora più incredibile che loro abbiano ringraziato noi per quello che gli abbiamo permesso di vivere. Io sarò grata a loro a vita: Elena ha lasciato a casa suo figlio che faceva la maturità, Donato ha compiuto 50 anni con noi, ognuno di loro ha lasciato la sua storia personale per dedicarsi a me e Caterina. In una settimana abbiamo costruito una famiglia e dopo il ritorno ci siamo già rivisti; la Cate aveva bisogno di vederli. Infatti, arrivati a casa dal viaggio ha smesso di sorridere … testa bassa … il broncio. Ho capito che aveva bisogno di capire che c’erano ancora. Una volta che li ha visti attorno al nostro tavolo, è di nuovo lei.

Voleva avere la certezza che sono amici che restano, che è un legame vivo e presente. Questa è la cosa più umana possibile. È una testimonianza bellissima!

Infatti abbiamo avuto un grande riscontro anche dalle persone che ci hanno seguito su Facebook. Io non volevo aprire la pagina (In cammino con Cate – NdR), mi sembrava di mettermi troppo in mostra; Cristina mi ha stimolato dicendo che poteva essere d’aiuto ad altri genitori che hanno bisogno di esempi positivi, di vedere il bello della vita, che hanno perso la speranza.

ANGELICA, CATERINA, MALINVERNI
Angelica Malinverni

Santiago è un cammino di fede, tu hai chiacchierato anche con Dio mentre eri in viaggio? Cosa pensi della storia che ti sta facendo vivere?

In questi anni c’è stato un rapporto di amore e odio, credo sia plausibile per chi come me vive una sofferenza grande in prima persona e, frequentando gli ospedali, ne vede tante altre. Non so come definire il mio rapporto con Dio, so che Lui c’è. È la base di tutto.

La mia impressione è che ci sia molto di Lui, della sua presenza viva, nella compagnia che si è creata verso Santiago.

Sì, perché l’amore genera amore, e Dio è amore. Non posso dire che sono arrabbiata con Lui per la situazione che vivo perché, se mi trovo la forza che ho, sicuramente è Lui che me la dà. Poi vedere la gente che abbraccia la statua in cattedrale a Santiago è qualcosa che fa capire quali sono le nostre radici: noi siamo Europei, la nostra base è il cristianesimo. E Lui c’è. Quando ti ritrovi da sola sui tuoi passi e pensi alla tua vita, comunque tutti i giorni il pensiero va a Dio perché quello che è stato creato ce lo ha donato lui. Non mi sento di dire che sto soffrendo; questa è la vita che mi è stata donata e nel momento in cui l’accogli senza combatterla si va avanti meglio.

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