La neurofibromatosi tipo 2 (stessa malattia di Benedetta Bianchi Porro) la aggredisce senza pietà dall'adolescenza. Lei ci racconta il trauma, gli interventi rischiosi e il corpo sempre più ferito. Ma si è inventata un lavoro, crea composizioni floreali: perché Dio si premura di far sbocciare ogni vita.
La neurofibromatosi tipo 2 (stessa malattia di Benedetta Bianchi Porro) la aggredisce senza pietà dall’adolescenza. Lei ci racconta il trauma, gli interventi rischiosi e il corpo sempre più ferito. Ma si è inventata un lavoro, crea composizioni floreali: perché Dio si premura di far sbocciare ogni vita.
Chi è Paola? Di solito in situazioni come la tua si identifica una persona con la malattia, invece vorrei partire da te: carattere, cose che ti appassionano, cose che detesti o ami di te stessa, come sei cresciuta ….
Ti sei scoperta malata giovanissima. Arrivare alla diagnosi è stato un calvario lungo. In pochi conoscono la tua malattia, cosa ricordi di quel primo impatto, durissimo?
Ci sono stati o ci sono dei momenti di disperazione cupa? Ti sei arrabbiata con Dio? Come ti senti di confortare chi ha perso del tutto la speranza?
Gli amici e la famiglia, non è solo un modo di dire il fatto che la compagnia cambia volto anche al dolore?
Con la compagnia e con mio marito non mi sento mai sola ad affrontare il tutto. Purtroppo non so a cosa servo, però tanti mi ringraziano e do loro un esempio di vita. Vita strana, la mia; tipo vorrei un lavoro. Creo bouquet di fiori per matrimoni, ma pochi sanno di me oppure hanno paura della malattia. Però gli incarichi presi li ho sempre portati a termine alla grande. Grazie anche a mamma, marito e amici perché non posso più guidare. In inverno vorrei un lavoro da casa, ma non l’ho ancora trovato. Il mio segreto, detto ironicamente, è trovare sempre gli aspetti positivi. Dopo gli interventi inutili alla staffa ero molto arrabbiata anche perché l’udito era peggiorato e a scuola non sentivo quasi niente. Il neurochirurgo svizzero iniziò a ironizzare in modo positivo: ad esempio disse che avrei potuto studiare anche in ambienti rumorosi. Quell’anno feci 4 interventi. Gli appuntamenti a Lugano con lui erano sempre all’insegna del buon umore: lasciavo le lastre e le guardava; non si é fatto mai pagare, neanche per gli interventi di 20. La clinica svizzera purtroppo sì, i miei han fatto salti mortali per pagare. Poi nel 2010 mi son salvata per caso: alcuni amici hanno comprato un apparecchio per le risonanze, che mi ha permesso di riscontrare che c’era stata la forte ricrescita di un tumore dell’acustico; intanto che aspettavo di esser chiamata in ospedale ho preparato con amiche il matrimonio di Lucia, una mia carissima amica. Non avevo ancora fatto corsi specifici sui fiori, però è stato un successo. E in seguito i fiori mi hanno aiutato prima e dopo gli interventi: programmavo un matrimonio dal letto di ospedale o appena operata, poi riacquistavo forze mentre lavoravo ai bouquet. E’ fondamentale l’aiuto di chi mi vuol bene. Due anni fa era cresciuto un altro tumore e ho chiesto al neurochirurgo di Bologna, che mi conosceva appena, se potevo procrastinare l’operazione perché avevo un matrimonio da preparare dopo un mese e lui ha risposto che mi avrebbe sistemata in tempo. Negli anni ho unito i puntini e visto che c’è un disegno bellissimo anche per me. Avrei potuto essere sanissima ma infelice. Ora ho una vita strana e non posso far milioni di cose tra cui aver bimbi e un lavoro stabile, ma ho tante cose lo stesso. Cose che altri giudicano scontate per me sono una vittoria e non posso non apprezzarle enormemente. Dovrei forse piangermi addosso? O esser incattivita come stanno diventando in tanti?
L’incontro con tuo marito, il tuo matrimonio. Mi pare la storia di un amore che dice sì alla vita, un sogno pieno di realtà vissuta?

