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Suor Chiara: anche il mio tumore è parte del centuplo promesso da Gesù

SUOR CHIARA ASSISI

Suor Chiara

Annalisa Teggi - pubblicato il 15/06/18

Una "nostalgia del cielo" la porta in convento, poi la via crucis della malattia. Ora, insieme alle sue onco-amiche, prega per il bisogno urgentissimo di speranza che è di tutti

La prima volta che mi scrisse (commentando una riflessione sul mio blog) pensai a uno scherzo, si firmò Suor Chiara di Assisi. Invece no, era proprio una persona in carne e ossa! Fa servizio nella Sacrestia della Porziuncola ed è stata catturata da Gesù per quella promessa del centuplo.

Nello scambio di messaggi che ci fu, accennò alla malattia che l’aveva messa a dura prova, però me ne parlava pervasa da una strana gioia sincera. Perciò le ho chiesto di condividere qui la sua storia, e non resisto alla tentazione di anticipare due «perle» linguistiche e umane di cui mi ha fatto dono. Lo sapete che «convento» e «convenienza» hanno la stessa origine e perciò hanno un significato quasi identico? Lo sapete che esiste un intervento chirurgico chiamato «allargamento margini» (si ripulisce la zona da cui si è asportato un tumore)? E che cosa sono le prove della vita se non questo allargamento margini del cuore per ospitare un sì sempre più grande a Dio?

Cara Chiara, grazie di aver accettato la proposta di Aleteia di raccontarci la storia della vocazione e anche della malattia, che ha approfondito il senso della vocazione stessa.

Io spero che questa sia un’occasione bellissima per parlare di Lui, del Padre.




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Sei Suor Chiara e vivi ad Assisi. Un destino scritto nel nome, uno scherzo audace di Dio? Come sei arrivata in convento?

Di solito si chiede sempre a una suora: «Cosa facevi prima?» e questo pone la questione in un modo che enfatizza ancora di più la rinuncia al mondo.
Ho 49 anni, sono entrata in convento quando ne avevo 19: andavo a messa la domenica, sono nata e cresciuta in una parrocchia francescana e ho succhiato fin da sempre l’insegnamento e la compagnia di Don Giussani. Tenevo in cuore quella che io ho sempre chiamato la «nostalgia del cielo», volevo rispondere al Signore nella maniera più bella possibile per quanto la mia persona ne fosse capace. Di San Francesco d’Assisi mi colpiva la sua adesione profonda a Gesù con questi due aspetti: povero e crocifisso. Dietro questa povertà e crocifissione, Francesco ha provato la gioia. È una proposta attraente.

Suor Chiara di Assisi

La tua famiglia cos’ha detto della tua scelta?

Un anno prima di entrare in convento morì, all’improvviso, mio padre a soli 52 anni. Noi non avevamo mai perso nessuno, neppure un pesciolino rosso. Non avevamo idea di cosa fosse quella che Francesco chiama “sorella morte”, e fu un dolore immenso che però, inaspettatamente, abbiamo vissuto con una lucidità incredibile. Non è stato facile per mia madre fare i conti con la mia decisione di prendere i voti, mi disse: “Ma ti pare, Chiara? Vuoi andartene adesso?”.

Io ho fatto il grande passo col cuore in lacrime, perché vedere soffrire la propria mamma fa soffrire. Eppure meditavo da sempre il pensiero di quel che Gesù dice a proposito del centuplo. Sai che convento e convenienza sono parole molto simili? Ecco, parlano di qualcosa che è opportuno e ti viene incontro: mi ha sempre impressionato l’idea che fosse conveniente lasciare qualcosa per guadagnare il Signore, lasciare il noto per un ritorno di bene ignoto e più grande. Il punto davvero cruciale è che il Signore chiede di lasciare se stessi.


BAMBINI, PANCHINA, ATTESA

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Cos’è per te il centuplo?

È sentirsi al centro di un amore enorme. Al mattino, prima che io mi svegli, il Signore ha già detto di me – e di tutti noi -: “Ti amo, vivi bene oggi perché sei bella e io ti voglio bene nonostante tutte le sciocchezze che farai oggi”.

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suoretumorevocazione
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