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“Mi mancherà”: per 8 mesi un 84enne ha accompagnato a scuola un bimbo cieco

OLD MAN, CHILD, PARK
Dobo Kristian | Shutterstock
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Il bus non era attrezzato per disabili e i genitori non potevano accompagnarlo; così “nonno” Romano faceva 60 km al giorno per portare a scuola un bimbo non vedente e riaccompagnarlo a casa.

Un bambino cieco e un anziano di 84 anni. Volendo essere tristemente onesti: in quale casella finirebbero queste due persone secondo il pensiero dominante? A voce alta non si dice, ma i fatti tristi della cronaca li collocano tra gli scarti. Che sono quella grossa fetta di popolazione che subisce ingiustizie e la cui voce sembra muta. Non sta bene dirlo, ma l’ipocrisia generale nasconde sotto il tappeto la sua polvere scomoda: in fondo queste persone sono solo zavorra, che si merita qualche trafiletto lacrimevole ma poi è bene stia ai margini e non dia fastidio.

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Mi stupisce fino a rendermi noiosa – cioé lo ripeto spesso – quanto sia realistica la profezia che Tolkien lasciò ne Il signore degli anelli: il male può essere sgretolato solo dai “piccoli”, come Frodo. E la cronaca, se solo la guardiamo al di là dei titoloni, ci conferma storie di ordinaria salvezza che nascono da compagnie zoppe, da piccole pietre scartate che vanno a sostenere il nostro muro umano più solido. Altre mura, erette sull’idolatria del potere e della grandezza e dell’efficienza, rovinano a terra alla prima brezza di imprevisto.

Amici improbabili, molto affiatati

Montemignaio è un comune di neppure 600 anime in provincia di Arezzo, ma tra loro c’è un’anima davvero buona: “nonno” Romano.  Il Corriere Fiorentino è venuto a conoscenza di un’amicizia straordinaria che è maturata all’ombra di un disservizio. Due gemellini di origine macedone venivano separati ogni mattina al momento di andare a scuola: uno dei due, non vedente, non poteva recarcisi a causa della mancanza di un autobus adatto a trasportarlo. I genitori, entrambi lavoratori, non potevano fare altro che lasciarlo a casa a piangere: la scuola infatti si trova a quasi 20 km di distanza. La famiglia, lungi dall’essere disinteressata o poco affidabile, aveva subìto il disservizio con impotenza. Possiamo solo intuire il dolore provato da un bambino in età scolare, e quindi perfettamente capace di capire la situazione, di essere separato dal fratello gemello a causa della sua disabilità. Non ci vuole un esperto di psichiatria infantile per desumerne che avrà percepito il suo deficit fisico come una colpa. Ecco l’effetto boomerang più grave del disservizio, il non detto che si traduce in un indice puntato contro.

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Saputo di questa grave mancanza, un anziano del paese di Montemignaio si è industriato per trovare una soluzione. Evidentemente lo zelo premuroso, la comprensione umana dei fatti, lo spirito di iniziativa non sono in dote solo all’età produttiva, al ruolo ricoperto. Lo scatto di generosità è stato dell’anziano. Curioso poi – lo vedremo a breve – che a ruota, ma in ritardo, altri esponenti del pubblico servizio siano intervenuti sperticandosi con ottime proposte.

Tutti descrivono Romano Carletti, 84 anni, come un uomo generoso e premuroso: per 8 mesi si è offerto di accompagnare in auto, all’andata e al ritorno, il bambino non vedente. Da Montemignaio a Pelago, dove c’è la scuola, ci sono 20 km abbondanti di strada tortuosa. Non è stato un tragitto, ma un viaggio quotidiano (… credo che un bravo narratore ne farebbe un ottimo romanzo di formazione). Ne è nato un legame profondo, un’amicizia tra due generazioni raccontate come lontane e in realtà capaci di un rapporto di reciproco beneficio, gratuito. Racconta “nonno” Romano al giornalista Giulio Gori:

 La mattina non caricavo neanche la sveglia, mi svegliavo alle 7,30, chissà cosa mi suonava… (da Corriere Fiorentino)

Quanti lavoratori possono vantarsi di non avere bisogno della sveglia? E non è una critica ai lavoratori, ma una constatazione per tutti noi: abbiamo un motivo, anche impegnativo, ma dal valore così grande e buono da farci aver voglia di anticipare il trillo delle sette? L’anziano che si vorrebbe stanco, inutile e sperso, ci offre qualcosa su cui riflettere.

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Chissà di cosa avranno parlato, giorno dopo giorno su quell’auto? Per otto mesi, in qualsiasi condizione climatica, questi due compagni improbabili hanno condiviso una quotidiana avventura: avere una meta da raggiungere, avere una casa a cui tornare. Quando la loro storia è venuta alla luce, ecco smuoversi gli arrugginiti ingranaggi burocratici. Oggi il bimbo – le cui generalità non sono state diffuse – può salire su un autobus attrezzato che lo porta a scuola insieme al gemello. A posteriori è partita la gara di solidarietà:

Ma ora il clamore della vicenda raccontata dal Corriere Fiorentino ha fatto sì che il Comune di Pelago abbia anticipato quello di Montemignaio, dove la famiglia macedone vive, e da ieri abbia attivato il servizio di accompagnamento. (Ibid)

RADY KARDYNAŁA BERGOGLIO DLA NAUCZYCIELI
Pexels | CC0

Una curiosità? Il primo giorno in cui il suo giovane amico è salito sull’autobus, nonno Romano non era presente alla partenza. Troppa emozione? No. Era già impegnato con le nipotine ammalate; proprio come Mary Poppins, felice – da lontano – della felicità altrui:

«È una cosa bellissima. Perché lui ora esce col suo gemellino, monta sul pulmino e va a scuola nella stessa classe. Questa situazione andava risolta, io in questi mesi l’avevo segnalata più volte a chi di dovere. Per me era una bella responsabilità, specie d’inverno con la neve e il ghiaccio. E poi ho 84 anni, ora ce la faccio, ma il prossimo anno? … Mi mancherà un po’, speriamo che anche lui si ricordi di me». (Ibid)

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La fede dietro l’angolo

Non è insolito incontrare persone di buon cuore che gratuitamente compiono gesti ammirevoli. Nonostante tante teorie nichiliste, la coscienza del bene e del male c’è in ciascuno; e la libera volontà di collaborare al bene non ha lo stesso peso del contrario, è prevalente. Però, se la nostra virtù rimane sopita, non c’è da scandalizzarsi.

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