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Cinzia: la SLA ha ucciso mio marito, ma Dio opera miracoli nascosti

CINZIA DAGOSTINO, SLA, PAPA
Cinzia DAgostino
Firenze, 10 novembre 2015
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Dopo solo 4 anni di matrimonio una malattia disumana entra nella loro vita: la SLA. Cinzia e Marco vivono 11 anni di calvario, ma dentro il dolore fanno spazio a spiragli di Resurrezione.

Cinzia D’Agostino vive a Viareggio ed è un’insegnante. L’ho contattata grazie a un amico comune che mi ha fatto leggere un testo scritto da lei in occasione di una Via Crucis pasquale: era il racconto del calvario che ha portato alla morte di suo marito Marco. Appena 4 anni dopo il matrimonio, la diagnosi di SLA oscura il loro orizzonte: a suo marito vengono dati 4-5 anni di vita, ne vivrà 11 quotidianamente assistito da lei. Scrive in quella lettera: “La malattia colpisce il corpo in tutti i suoi movimenti volontari, ma non intacca le capacità cognitive; pensieri, emozioni e sentimenti si mantengono vivi come prima e anche di più. Nel corpo di Marco, provato dalla sofferenza, pulsava un cuore che aveva un’ incredibile voglia di vivere, di amare e di sperare“. La parola chiave di questa storia d’amore diventa “smentire”: Cinzia si rende conto che stare con Marco, fin dall’inzio, ha significato cambiare lo sguardo sulla realtà, sulla vita, su se stessa. C’è Dio dietro questo smentire continuo, l’ipotesi della sua presenza che non viene mai meno e opera miracoli meno vistosi di quelli che le mente formula. Miracoli che accadono, come quello di poter dire di un percorso sofferto, che incontra anche la morte: la vita mi ha dato la possibilità di vivere un amore vero e pieno. Ecco la sua testimonianza.

 

Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.

Salmo 29

 

Cara Cinzia, siamo lieti che i lettori di Aleteia For Her possano conoscerti. Cominciamo a raccontare di te dall’inizio dell’amore per Marco, che poi vi ha portato su una strada che non avevate messo in programma.

Infatti, si mettono in programma i sogni, non quelli che a prima vista sono incubi. Io e Marco ci siamo incontrati tramite amici che avevo conosciuto a una festa di Capodanno quando avevo circa 20 anni. Per molti anni tra me e lui c’è stata un’amicizia, all’interno di questa compagnia; tra le molte cose fatte insieme andammo anche in vacanza in Sardegna. Questo luogo nel tempo ci ha accompagnato: ci siamo ritornati da fidanzati, ci abbiamo fatto il viaggio di nozze e siamo riusciti ad andarci anche i primi due anni di malattia di Marco. Al tempo di quella prima vacanza ci avvicinò la chitarra, lui la suonava molto bene e gli chiesi di insegnarmi una volta tornati a casa. Più avanti, durante una lezione, ci scappò un bacio che segnalò da parte mia l’emergere di un’attrazione diversa, verso questa persona che come amico conoscevo ormai da anni. Ero di quelle ragazze che credono al colpo di fulmine, posso dire che fin dall’inizio la mia storia con Marco è stato tutto uno smentire cose di cui ero convinta. Lui era una persona completamente diversa da quello che era stato il mio canone. Ci siamo fidanzati che avevamo 27 anni.

E condividevate la fede cristiana?

No. Marco non era praticante, io sì. Però ha sempre avuto rispetto, ad esempio, del fatto che io andassi alla Messa domenicale. Si facevano i piani del fine settimana tendendo conto della mia presenza in Chiesa e lui non ha mai detto: “Dai, per una volta, salta la Messa!”. Mi colpì questo suo profondo rispetto. Fu poi lui stesso un sabato a chiedere di venire a messa con me; chiese a che ora sarei andata e aggiunse: “Allora vengo anch’io!”. Fu stupenda la frase, detta d’impeto. Andammo alla messa che celebrava il prete che era già la mia guida spirituale, che sarebbe poi diventato il nostro riferimento per il corso prematrimoniale e che ci ha accompagnato a vivere gli anni di malattia, fino alla fine. Dopo quella prima volta, Marco non smise più di venire alla Messa.

CINZIA DAGOSTINO, MARCO, SLA
Cinzia DAgostino

Immagino che questo suo gesto sia stato libero, cioè tu non gli avevi fatto nessuna pressione?

Fu una cosa naturale e libera.  Però nel momento in cui è successo, è stato un tassello che ci ha avvicinato ancora di più; dopo è davvero iniziato un percorso che non si è più interrotto.

E il matrimonio come ha cambiato il vostro rapporto?

Ci siamo sposati che avevamo 35 anni e mezzo, quindi possiamo dire che ci conoscevamo molto bene. Nonostante ciò, l’inizio della convivenza insieme è stata bella e difficile: ognuno aveva le sue abitudini, mai avuto esperienze di convivenza, e poi ci si misero difficoltà vere e proprie. Pochi mesi dopo il matrimonio, Marco perse il lavoro; fortunatamente, nel frattempo, io ero entrata di ruolo nella scuola. È stato un momento destabilizzante che gli ha procurato una depressione. Questa difficoltà è arrivata all’inizio del matrimonio, cioè nel momento che di solito le coppie vivono con più entusiasmo: noi questo inizio non lo abbiamo vissuto serenamente, tanto che ne è seguito un periodo di discussioni tra me e lui. C’era una forte difficoltà a trovare un canale di comunicazione. Fortunatamente, la Grazia divina si manifestò già da quel momento e noi trovammo un via d’uscita positiva: dovevamo ricominciare da capo a parlarci. Siamo riusciti a trovare un dialogo nuovo e a quel punto l’unione si è rafforzata. Col senno di poi, benedico quella crisi perché ha spinto entrambi a lavorare per trovare un’intesa più profonda. Non so, se non ci fosse stata l’occasione di riflettere così a fondo su noi stessi, se saremmo riusciti a reggere lo scossone della SLA.

La diagnosi della SLA arriva prestissimo dentro la vostra vita familiare, anche questo fa tremare.

La malattia è arrivata 4 anni dopo che eravamo sposati. Ma c’è un ulteriore elemento precedente a cui accennare. Noi desideravamo dei figli. Io sono rimasta incinta, ma la gravidanza si è interrotta. Questo accadeva un anno prima della diagnosi e, nonostante i nostri tentativi, altri concepimenti non sono arrivati. Contemporaneamente, Marco cominciava a manifestare dei sintomi che solo a posteriori ho attribuito alla SLA: camminava trascinando i piedi. Facevamo passeggiate nel lungomare e lui accusava una grande stanchezza.

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