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Mio figlio è morto, ma io alla Risurrezione ci credo!

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Ok, noi siamo qui a leccarci le ferite che appena vengono sfiorate non possono fare a meno di sanguinare, e sarà così per tutta la nostra vita terrena. Ma “Io sono la risurrezione e la vita”, dice Gesù a Marta e a me, “chi crede in me, anche se muore, vivrà”.

Marta, poi, dice al Signore: “So che (Lazzaro) risusciterà nell’ultimo giorno”

…vi prego, non leggete, ora che lo sto mettendo nero su bianco mi sembra davvero banale, dico sul serio…

Marta credeva nella risurrezione. Evidentemente al tempo di Gesù era assodato che la vita non finisce con la morte. Che la vita terrena è un passaggio, e che ci sarà un “ultimo giorno” in cui i giusti vedranno la gloria di Dio.

Gesù le fa fare un passo in più, le dice che Lui è la Risurrezione e la Vita.

Gesù inventa la risurrezione della carne. Gesù dà un senso alla morte perché la morte non è l’ultima parola sulla vita, ma non solo sull’anima, non solo sullo spirito, anche sulla carne. Per questo trasfigura davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni, per questo esce dal sepolcro più bello di prima, tanto che non viene riconosciuto.

Va bene, che Filippo sarà il più bello di tutti l’abbiamo già detto.

Però a che prezzo lo sarà? E che prezzo devo pagare io, mamma, affinché lui sia il più bello? Perché qualcuno vive 80 anni e mio figlio solo 8? Quello che vive 80 anni non ha forse più opportunità di mio figlio?

Ma poi, opportunità di fare cosa?

Perché se quello che conta è amare, posso con certezza dire che Filippo ha amato. Se quello che conta è lasciarsi a propria volta amare (grazie Chiara, sei davvero una luce), non ho dubbi che Filippo sia stato (e sia) amato tantissimo.

Se quello che conta è fare del bene, mi sembra che Filippo stia ancora facendo del bene anche se non è più fisicamente qui.

Se quello che conta è avere una vita piena, ecco, nella sua brevità, la vita di Filippo è stata piena, piena di amore, di gioia, di dolore, di paura, di tristezza, di curiosità, di regali, di fratelli, di persone a cui dire “ti voglio bene” e da cui sentirselo dire, di persone che l’hanno fatto ridere e che lui ha fatto ridere, di persone che l’hanno aiutato a crescere e che adesso mi dicono che è stato lui a insegnare loro tante cose, e lo fa ancora.

Ok, noi siamo qui a leccarci le ferite che appena vengono sfiorate non possono fare a meno di sanguinare, e sarà così per tutta la nostra vita terrena.

Ma “Io sono la risurrezione e la vita”, dice Gesù a Marta e a me, “chi crede in me, anche se muore, vivrà”. E io, sinceramente, credo questo.

Allora ben venga il dovermi leccare queste ferite, d’altra parte chi può dire di essere privo di ferite da leccarsi, chi può dire che nella sua vita non ha un dolore, una sofferenza, che ne segna il corso e ne dirige il passo?

E poi, come cito sempre, un giorno “vedremo a faccia a faccia”. Se non dovesse andare come sto dicendo, accoglierò i reclami di tutti. Prima, però, dovete lasciarmi il tempo di andare ad abbracciare Marta.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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