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La memoria viva di un figlio: oltre la morte, la speranza fondata della Resurrezione

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Attraverso la malattia di Filippo per i genitori inizia un cammino di ritorno. Al termine del quale si nasconde "infinitamente di più"

di Stefano Bataloni

Filippo è stato il nostro primo figlio, lo abbiamo atteso per due anni. Alla nascita era un bambino grande e forte. I suoi primi due anni furono per noi il coronamento perfetto di un sogno; lui incarnava tutte le nostre aspettative di genitori.

L’esordio della sua leucemia ci fece imboccare il nostro sentiero di ritorno: una strada che si percorre con tristezza, con un senso di sconfitta. Non era il nostro primo sentiero di ritorno ma era il più faticoso, forse il più faticoso che un uomo possa percorrere, quello che ci ha portato a domandarci che senso avrebbe avuto la nostra vita se non ci fosse stato Filippo.

Ci è stata donata, però, la forza di non subire semplicemente quello che stavamo vivendo, ci è stata donata la forza di metterci in ascolto: quello che stavamo vivendo aveva qualcosa da dirci, su di noi. La malattia di Filippo ha iniziato a spogliarci, ci ha mostrato quanto effimere fossero le cose su cui avevamo fatto affidamento fino ad allora e ci ha mostrato quale era la nostra parte più preziosa: abbiamo fatto un’esperienza di autenticità.

Ci è stata donata la Grazia di capire che Filippo non era la sua malattia, era nostro figlio malato, di capire che noi non saremmo stati meno genitori anche se quella malattia ci avesse tolto nostro figlio: deboli eravamo, deboli saremmo rimasti.

Abbiamo accolto la Grazia di saper obbedire, di ascoltare veramente, e in questo ci siamo ritrovati liberi, liberi dalla paura, dalla delusione, dalla tristezza, dalla morte.

Qualcuno ha dato significato a quello che stavamo vivendo. Qualcuno ha ricollegato tutte le nostre esperienze e le ha riempite di significato. Qualcuno ha trasformato la nostra acqua sporca, le nostre debolezze, le nostre paure, il nostro dolore in vino, un vino buono. Qualcuno ha spezzato le nostre certezze e le ha rese nutrimento per noi; non ha tolto la malattia di Filippo ma l’ha resa cibo per noi. Qualcuno ci ha fatto capire che si può vincere anche perdendo. Lasciandoci scavare dalla Sua grazia, proprio lì dove eravamo, proprio nella malattia di nostro figlio, la paura ci ha lasciati e abbiamo trovato la letizia e, speriamo, la salvezza.

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