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9 motivi che oggi allontanano la gente dalla Chiesa

MAN SITTING IN PEW
Stokkete | Shutterstock
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Li spiega un parroco tedesco che dopo trent'anni ha deciso di non fare più il parroco...

«Dopo trent’anni di servizio improvvisamente ho chiuso. Chiuso con la mia attività come parroco, chiuso con il mio servizio attivo nella diocesi di Münster. Ho chiesto di essere congedato e ho abbandonato il campo che ha configurato per decenni le mie giornate, la mia vita, la mia persona».

Padre Thomas Frings è stato un parroco della città di Münster in Germania. Una volta deciso di lasciare l’incarico di sacerdote ha scritto un testo “Correzioni di rotta!”, che ha diffuso tra i suoi fedeli, e un libro “Così non posso più fare il parroco” (Ancora editrice) in cui motiva accuratamente la sua scelta.

Cioè, Padre Thomas elenca una serie di cose che non funzionano nella Chiesa tedesca, ma che possono essere estese ad ogni altra Chiesa nel mondo. Problematiche che allontanano la gente e rendono l’istituzione ecclesiastica debole e quasi aliena agli occhi di molte persone. Vediamo quali sono.

1) L’errore di sconsacrare le chiese

Il sacerdote enuncia un primo sbaglio nello sconsacrare, spesso con troppa semplicità, luoghi di culto storici e a cui una comunità, o parte di essa, si sente legata.

«Anche come segnali di orientamento e luoghi della memoria le chiese non vanno sottovalutate in città e in campagna – evidenzia Padre Thomas in “Così non posso fare più il parroco” – per esempio, sull’isola di Mull in Scozia c’è un incantevole villaggio variopinto di pescatori con tre chiese sulla banchina. La prima è stata trasformata in un ristorante fish-and-chips, nella seconda un supermercato vende pizza da asporto e carta igienica. Solo la terza continua a essere una casa di Dio, anche se chiusa dal lunedì al sabato».

«Quante chiese dovremo ancora sconsacrare – si domanda provocatoriamente il sacerdote – per arrivare al momento in cui nelle persone anche l’immagine dell’edificio chiesa si scollegherà dall’immagine della casa di Dio?».

2) Poche vocazioni, molta confusione

Secondo Padre Thomas una delle figure che subisce maggiormente sfiducia, negli ultimi decenni, è quella del seminarista. Diventare sacerdote sembra un’impresa complicata, quasi titanica. Vuoi per vincoli troppo stringenti, come celibato e promessa di obbedienza, vuoi perché non è semplice definire il proprio futuro in un contesto che si svuota di sacerdoti e di fede.

«Nel 1980 – evidenzia il prete tedesco – ho cominciato lo studio della teologia e a Münster eravamo quaranta seminaristi nello stesso semestre. Eravamo solo la metà rispetto a venticinque anni prima, ma le prospettive erano comunque buone: tre posti da cappellano per quattro anni, poi parroco. Nelle strutture esistenti la cosa era gestibile. Chi comincia a studiare teologia oggi, probabilmente non troverà più la struttura attuale e anche la nuova avrà una durata limitata».

«Trent’anni fa – prosegue – la stima per questa vocazione era ancora molto alta. Non la si è scelta per questo, almeno non normalmente, ma la perdita di considerazione non costituisce certo una maggiore motivazione. Non siamo un’azienda, ma voi consigliereste a un giovane di entrare a far parte di un’impresa con queste prospettive, e questo per di più con il celibato e la promessa di obbedienza?».

3) Basta discussioni sterili nei consigli parrocchiali

Un altro errore che rende poco attraente la Chiesa sono le discussioni che spesso si ripetono negli organismi parrocchiali stessi.

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