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È vero che gli economisti sanno misurare la felicità? Come fanno?

HAPPY,PEOPLE,THUMBS UP
Shutterstock
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Per stabilire se una strategia di mercato è migliore dell'altra utilizzano quattro sistemi di misurazione. E studiano quali sono i fattori che condizionano in positivo l'umore

Lo scopo dell’economia è quello di rendere più felici le popolazioni? Se si come fanno gli economisti a sapere se una ricetta è migliore di un’altra? Esiste un “felicitometro” che faccia le veci del termometro?

Sono le domande che Alessandro Giuliani, biologo di fama mondiale dell’Istituto Superiore di Sanità, pone all’economista cattolico Leonardo Becchetti in “Cristiani ragionevoli” (edizione Città Nuova).

Gli studi sulle determinanti della felicità, replica Becchetti, hanno fatto progressi impressionanti. Esistono ormai centinaia e centinaia di studi statistici che indagano, su centinaia di migliaia di osservazioni individuali ripetute nel tempo, i fattori significativamente correlati con la felicità. E sono state costruite misure di felicità che si sono rivelate piuttosto attendibili.

4 sistemi per misurare la felicità

Le metodologie utilizzate sono generalmente quattro. La prima è quella del diario giornaliero, una specie di “holter della felicità” dove si chiede a un campione di individui di registrare il proprio livello di soddisfazione durante la giornata accompagnato alle vicende quotidiane.

La seconda è la misura del positive o negative affect (la durata dei periodi di gioia o depressione durante un determinato intervallo di tempo).

La terza è la domanda sulla soddisfazione di vita complessiva (con un valore dichiarato che può andare da 0 a 10).

La quarta è la misura della felicità eudaimonica (ovvero la domanda se si ritiene che la propria vita abbia senso).

Felicità come sensazione del momento

In questi studi non si parte da un concetto di felicità legato a una certa filosofia o religione, ma si chiede alle persone se sono felici. È altrettanto evidente che il modo in cui si pone la domanda implica comunque una qualche scelta sul concetto o sul tipo di felicità registrata.

Metodi come quelli del diario giornaliero o del positive o negative affect sono più legati alla sensazione del momento (e sono infatti chiamati «misure affettive della felicità»).

Felicità come riflessione sulla vita

Il metodo della soddisfazione di vita produce invece una misura cognitiva della felicità perché presuppone una riflessione del soggetto sul proprio passato, presente e futuro; la risposta dunque non è il risultato della traduzione in emozioni della propria esperienza immediata, ma una riflessione a più vasto raggio sulla propria vita.

Felicità come piacere

I metodi del diario giornaliero e del positive o negative affect avvicinano di più la felicità al piacere (se portando il ragionamento all’estremo misuro la mia reazione momentanea, anche un bicchiere di vino per un alcolizzato aumenta la felicità).

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