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L’ingrediente segreto di una vita non facile ma felice? Preghiera in dosi esagerate

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Con il suo ricettario familiare alla mano, Annalisa Sereni ci accompagna tra i suoi ricordi più cari e ci offre consigli della più squisita tradizione di saggezza cristiana (al femminile)

Se dovessi associare una parola a Le mie ricette e altri guai, l’ultimo libro di Annalisa Sereni,  San Paolo Edizioni, la prima sarebbe sicuramente semplicità.

Questa donna piena di energia e vitalità che definisce se stessa “semplicemente una mamma”, nel titolo del suo primo libro, (uscito due anni fa sempre per i tipi della San Paolo)  e del suo blog, e che, oltre ad essere mamma è anche moglie e medico, racconta e si racconta proprio secondo questa cifra.

La semplicità: una virtù difficile da conquistare! 

 

La stessa delle piccole cose della vita quotidiana, dei ricordi di vita vissuta, degli aneddoti dei più normali momenti familiari. I piatti della tradizione culinaria italiana – e anche veloci per lei che afferma di non amare particolarmente la cucina – da cui partono riflessioni, brevi meditazioni che sgorgano dal racconto rivelandoci il palpito di un cuore, gli aneliti, i sentimenti di una donna nella concreta, semplice appunto, seppur con la sua complessità, vita quotidiana.

Annalisa Sereni apre un blog e scrive il primo libro dopo la nascita del suo settimo figlio, che ha la sindrome di Down. Sette figli, una bella famiglia numerosa, un matrimonio cristiano e la fede in Dio che la fa essere controcorrente, o direi meglio più pienamente umana perché la porta a riconoscere un semplice –  e altrettanto mistificato –  dato di fatto: la vita è sacra, il valore della persona è incommensurabile.

Quindi decide di raccontare la sua esperienza di mamma con un figlio con queste caratteristiche, perché davanti alle menzogne di chi considera l’aborto una terapia ha sentito la necessità di affermare con certezza che no, non lo è, non può esserlo mai.

 

Ogni ricetta un ricordo

 

Le ricette che ci propone in questo suo libro sono ognuna legata ad un ricordo o a un’abitudine, a un’usanza che diventa tradizione familiare, intima.

Attraverso la descrizione di ognuno di questi aspetti, e col racconto degli episodi che ne deriva, aggiunta alla tipica attitudine femminile alla condivisione, Annalisa coinvolge il lettore nelle riflessioni più varie, che partono tutte dal microcosmo dei sentimenti e viaggiano verso considerazioni profonde e universali.

“La mia vita nei piatti del ricordo. Quelle ricette che  con il loro profumo, sapore e colore mi riportano al  passato. E contemporaneamente mi proiettano nel futuro, dandomi il coraggio e la certezza che serve per sperare sempre che andrà tutto per il meglio”

scrive all’inizio della prima parte, per poi farci gustare, sentendone quasi gli odori, piatti che vanno dai totani e gamberetti alla torta di ricotta, dal risotto ai funghi e salsiccia al pesce finto, passando per un panino al prosciutto e grana fino alle seppie con i piselli e tanto altro.

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