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La crescita del bambino nei primi 30 giorni di vita

© Public Domain

Ospedale Bambino Gesù - pubblicato il 27/10/17

Tuttavia se trascurato ed in associazione con altre variabili il “Baby Blues” può consolidarsi e divenire un vero e proprio disturbo che incide sulla vita futura della madre, sulla sua relazione con il bambino e sulla relazione di coppia. In particolari condizioni di rischio e se trascurato, dunque. può trasformarsi in vera e propria depressione
post-partum. Si stima che si instauri nel 10 per cento circa delle neo mamme in condizioni di base particolari. Tali condizioni particolari che aumentano il rischio di sviluppare una vera e propria depressione sinteticamente sono:

Precedente disagio o disturbo psicologico – mentale già diagnosticato.

Condizioni di malattia, malformazione, prematurità del neonato.

Periodi segnati da forte stress come la perdita del lavoro, trasferimenti e allontanamento dalla famiglia.

Problematiche familiari come conflittualità di coppia o violenza domestica. Studi scientifici recenti e longitudinali hanno evidenziato come la depressione post partum non individuata e non trattata possa influire sulla capacità di prendersi cura del neonato, di stabilire e mantenere una sintonica relazione funzionale con il bambino e in alcuni gravi casi, per fortuna rari, portare anche ad atti nocivi verso se stessi e il bambino. Anche la durata della depressione vera e propria varia da caso a caso non solo per intensità ma anche per durata, da qualche settimana a un anno e la donna affetta può avere delle ricadute nel periodo della prima infanzia del figlio. La maggior parte delle donne non è consapevole del suo stato e non chiede aiuto: è importante avere un atteggiamento di forte attenzione per rilevare precocemente l’insorgenza della depressione. Questa può infatti essere facilmente curata sia con la psicoterapia che con terapia farmacologica. Importante è stabilire una valida alleanza con il medico che può essere il pediatra o anche il ginecologo poiché entrambi incontrano la madre con regolarità nelle prime settimane di vita del bambino. È molto importante anche la formazione di tutti i soggetti coinvolti e in particolar modo delle mamme, prima che il problema si manifesti. Questo significa rendere coscienti le donne di ciò che potrà accadere durante e dopo una gravidanza rendendole pronte alla richiesta di aiuto, senza sensi di colpa né timori.




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Cosa vede e cosa sente

In un neonato il tatto e l’udito sono già sviluppati alla nascita, mentre la vista deve ancora essere affinata. Già nella pancia i piccoli sentono la voce dei genitori, soprattutto quella della mamma che lo accompagna per tutta la gravidanza. Cantargli una canzoncina lo rassicura e, fin dai primi mesi, parlare incoraggia lo sviluppo del linguaggio. Sono in grado di riconoscere i suoni e a differenza di quello che si crede, preferiscono i suoni alti a quelli bassi. Nei neonati è possibile eseguire uno screening uditivo mediante un test di rapida esecuzione ed elevata sensibilità, le otoemissioni acustiche, che consiste nell’inviare all’orecchio del bambino stimoli sonori e nel registrarne la risposta. Dopo la nascita il neonato riesce a vedere a una distanza di circa 20-25 cm (è quella che separa gli occhi del bambino dal seno della mamma). Come durante la gravidanza, il bambino percepisce la differenza tra luce e buio, si accorge quando c’è una fonte luminosa o quando si spegne una lampadina. Anche forme e colori forti suscitano il suo interesse e soprattutto i contrasti, ma non può definirne ancora i dettagli. A lui interessa particolarmente la visione del volto e in particolare degli occhi e focalizza la sua attenzione su quelli della mamma e del papà, seppure solo per alcuni secondi, imparando così a distinguere i volti dell’uno e dell’altro. Rispetto alle età successive il campo visivo risulta molto ristretto (30°circa per lato) ma il bambino impara ad inseguire gli oggetti con gli occhi.

Bambin Gesù




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Quando chiedere consiglio al pediatra. I Campanelli d’allarme

• Febbre: durante l’età neonatale la febbre va sempre valutata con molta attenzione e il pediatra va contattato sempre, senza attendere.

• Difficoltà respiratoria: anche in questo caso il neonato va visitato in breve tempo.

• Crisi di apnea: se il bambino smette di respirare per alcuni secondi (non si parla di ciò che accade comunemente
durante il pianto), occorre chiarirne le cause.

• Vomito: soprattutto se si ripete più volte (differente dal rigurgito, evento piuttosto frequente).

• Diarrea: se le feci sono liquide e differenti da quelle presentate fino a quel momento (da ricordare che le normali feci da latte materno sono molli, semiliquide, di colore giallo-oro).

• Trauma: se il bambino cade e/o batte la testa, i segnali da non sottovalutare sono rappresentati da sonnolenza, vomito, ferite o infossamenti della superficie del capo.

• Perdita di peso/mancata crescita: in questi casi è necessario capirne la causa per trovare il giusto rimedio.

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maternitàneonatosalute
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