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La crescita del bambino nei primi 30 giorni di vita

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Ospedale Bambino Gesù - pubblicato il 27/10/17

Come si muove

Il neonato muove le gambe, la testa, a volte fa qualche movimento a scatto, fa smorfie, allarga le braccia o presenta qualche breve tremore. Tali movimenti sono da ritenersi del tutto normali. Inoltre, presenta i riflessi cosiddetti arcaici che rappresentano delle risposte riflesse automatiche. I più significativi sono il riflesso di prensione (il neonato tende ad afferrare un oggetto che viene a contatto con la sua mano), il riflesso di suzione, il riflesso dello schermidore (in posizione supina, se il bambino volge il capo verso un lato, allunga il braccio verso questo lato e flette il controlaterale), il riflesso di Moro (lasciato libero per un attimo, estende le braccia verso l’esterno, apre le dita delle mani, le chiude successivamente a pugno e piange), il riflesso della marcia automatica (sostenuto sotto le ascelle, mentre tocca un piano con i piedi, muove le gambe come se cercasse di camminare).

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Nel corso dei primi mesi, a poco a poco, con la progressiva maturazione del sistema nervoso, i riflessi arcaici vengono persi.

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Come si presenta e come cresce

Alla nascita viene definito normale un peso compreso tra i 2500 e i 4500 grammi. In media il peso nascita è di circa 3300 grammi, con qualche differenza tra maschi e femmine (i maschi pesano circa 150 grammi in più), mentre non ci sono particolari differenze per quanto riguarda la lunghezza, pari mediamente a 50 centimetri. Lunghezza e peso possono essere diversi non solo in base al sesso, ma anche a fattori ereditari o ambientali. Ad esempio, se la mamma fuma in gravidanza, c’è un rischio aumentato di avere un neonato di basso peso (inferiore a 2500 grammi). Nei giorni seguenti il peso si riduce a causa del cosiddetto calo fisiologico, pari in genere al 5-8% del peso nascita. Quest’ultimo viene poi nuovamente raggiunto entro la seconda settimana di vita. Il calo è dovuto soprattutto alla emissione di meconio (così vengono chiamate le feci emesse dal neonato nei primi giorni di vita), alla perdita di liquidi ed all’assunzione di una ancora limitata quantità di latte.

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Settimana dopo settimana il bambino crescerà circa 20-30 grammi al giorno, che corrispondono a 140-210 grammi alla settimana. Nel primo mese di vita anche la crescita in lunghezza sarà molto veloce, con un aumento di circa 5 centimetri alla fine del primo mese. La circonferenza cranica alla nascita misura circa 35 centimetri ed aumenta di circa 5 centimetri nel corso dei primi tre mesi di vita. I neonati presentano proporzioni corporee diverse da quelle del bambino più grande. In particolare il capo è voluminoso, l’addome è globoso e gli arti, particolarmente quelli inferiori, sono corti rispetto al tronco. Alla nascita, sulla pelle e particolarmente a livello delle pieghe ascellari, inguinali e tra i glutei, è presente una sostanza bianca chiamata vernice caseosa, che ha la funzione di proteggere la pelle del feto dall’effetto macerante del liquido amniotico e dal freddo. Viene prodotta a partire dalla 24a – 25a settimana di gravidanza. Sul capo sono presenti le “fontanelle”, aree più molli comprese tra le ossa del cranio non ancora ossificato. Il corpo del neonato è inoltre ricoperto da una fine peluria detta lanuggine che è presente sul tronco alla nascita, ma in seguito scompare del tutto.

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Cosa mangia

Fin da subito dopo il parto, se il neonato si trova nella stessa stanza della mamma 24 ore su 24 (rooming-in), può attaccarsi al seno materno ogni volta che lo desidera. Allattare al seno a richiesta, in maniera esclusiva, è infatti tutto ciò di cui necessita un bambino nei primi 6 mesi di vita. Tale modalità assicura una produzione lattea adeguata ai suoi bisogni, in quanto più la mamma allatta più produce latte. Il numero delle poppate è molto vario, in genere tra otto e dodici al giorno e, almeno all’inizio, è consigliabile allattare ad ogni pasto con entrambi i seni. Il latte materno contiene, in maniera completa e bilanciata, tutti i nutrienti necessari per ottenere una buona crescita ed un normale sviluppo del bambino. Le sostanze di cui è composto, alcune delle quali ben studiate e altre con funzioni non ancora ben note, contribuiscono a renderlo unico ed inimitabile. I numerosi benefici associati all’allattamento materno sono rappresentati dalla riduzione delle infezioni respiratorie, dell’apparato gastro-intestinale, delle vie urinarie e di quelle dell’orecchio. Inoltre negli allattati al seno sono meno frequenti i casi di meningite, di allergie e di sindrome della morte improvvisa in culla.

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Tra i benefici, rispetto agli allattati con il latte artificiale, vanno annoverati anche un quoziente intellettivo più alto e un rischio più basso di diventare obesi. Solo in pochi casi allattare al seno è sconsigliato. È il caso di alcune malattie congenite del metabolismo come la galattosemia, la malattia delle urine a sciroppo d’acero o la fenilchetonuria. Oppure se la mamma ha una infezione da HIV, una tubercolosi non trattata o un herpes del capezzolo (in questo caso allatterà all’altra mammella). Inoltre l’allattamento al seno è sconsigliato se la mamma assume farmaci antitumorali, sedativi o antiepilettici o se le vengono somministrate sostanze radioattive per effettuare esami radiodiagnostici. In tutti questi casi, se la mamma non desidera allattare, o comunque se l’allattamento naturale non si è avviato per qualsiasi motivo, si ricorre ai latti artificiali, chiamati latti di formula. Tali latti vengono prodotti dall’industria a partire dal latte di mucca, modificato e reso il più possibile simile a quello materno. Nell’età neonatale verrà offerto un latte di partenza (un latte “1”), da continuare fino ai 6 mesi di vita.




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Come dorme

Durante il primo mese di vita il bambino dorme la maggior parte del tempo, dalle 16 alle 18 ore al giorno. In pratica dorme e si risveglia ogni 2-4 ore per mangiare. Tali intervalli possono comunque variare da pochi minuti a diverse ore. Il neonato non fa quindi ancora distinzione tra il giorno e la notte e questo vuol dire tanto sonno per il bambino e poco per i genitori. Nei casi in cui si voglia favorire il suo aaddormentamento, può rivelarsi utile fargli ascoltare musiche a ritmo lento o il suono di un carillon. Ci sono invece neonati che si addormentano grazie a suoni apparentemente fastidiosi, come il rumore del phon, dell’aspirapolvere o della cappa della cucina (il cosiddetto rumore bianco). L’esperienza di molti genitori alla prese con piccoli che hanno difficoltà a dormire dice che tale strategia spesso funziona.

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Attenzione però a quei bambini sui quali qualunque musica svolge un effetto eccitante, contrario quindi a quello sperato. Non ci sono dunque regole e consigli universalmente validi, perché ogni bambino può reagire in una maniera differente. L’ideale è procedere per tentativi, sempre scegliendo suoni che, almeno in linea teorica, possano risultare rilassanti. Se un certo suono non dovesse funzionare, si può provare con un altro fino a individuare quello giusto per il proprio bambino. La ninna nanna cantata con tono dolce e basso dalla mamma o dal papà può avere lo stesso effetto tranquillizzante di un brano lento di musica classica. Particolarmente importante è la posizione durante il sonno, che deve essere a pancia in su. Inoltre la temperatura della stanza non dovrebbe superare i 20-22°C, il bambino non deve essere coperto fino al volto e non è necessario usare il cuscino.

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Al ritorno a casa: di cosa c’è bisogno?

• Seggiolino per la macchina: deve essere sempre utilizzato durante qualsiasi trasporto in auto e, naturalmente, al primo trasporto per arrivare a casa. Il bambino va posizionato in un seggiolino che abbia le caratteristiche corrette per età e peso. In età neonatale si tratta della navicella (Gruppo 0) o dell’ovetto (Gruppo 0 +). I seggiolini devono essere conformi alla normativa europea e vengono identificati da un’etichetta che riporta gli estremi dell’omologazione.

• Ciuccio: negli allattati esclusivamente al seno va evitato durante il primo mese per evitare che il bambino faccia confusione con la suzione al seno.

• Biberon: non serve se la mamma allatta al seno. Il latte materno contiene infatti anche i liquidi di cui il bambino ha bisogno. Sarà un acquisto da fare solo se si ricorre al latte artificiale (in tal caso servirà anche uno scaldabiberon e uno sterilizzatore).

• Cuscino da allattamento: è comodo per sostenere meglio la schiena, ma si potrebbe anche utilizzare un normale cuscino. Basta provare.

• Magliette o body di cotone: a manica corta o lunga a seconda della stagione. Per l’inverno sono utili le magliette di cotone dentro e lana fuori, oppure di solo cotone. Rispetto alle magliette i body sono più comodi perché non si sollevano e non lasciano scoperta la schiena (ma ognuno ha le sue preferenze). Meglio evitare ricami, bottoni e lacci, per non provocare irritazioni della pelle.

• Calzini: in cotone per tutte le stagioni o di lana anallergica

• Bavaglini: sono utili. Per quando si è fuori casa sono comodi quelli di carta usa e getta.

• Pannolini: in genere vengono utilizzati pannolini “usa e getta” della misura appropriata al peso del bambino. Esistono anche pannolini di stoffa, che si lavano in lavatrice, oppure pannolini usa e getta “ecologici” di materiale biodegradabile.




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Perché piange

Il neonato comunica attraverso piccoli borbottii, starnuti, singhiozzi e soprattutto attraverso il pianto, suo principale mezzo di comunicazione. E’ compito del papà e della mamma imparare a comprenderlo e decifrarlo. Ogni neonato è unico, ha il suo temperamento e le sue preferenze. I genitori dovrebbero guardare ed ascoltare per conoscerlo meglio, riconoscere le sue abitudini, i suoi ritmi e le sue reazioni ai cambiamenti della routine. Una volta riconosciuti i suoi bisogni, è importante cercare di soddisfarli. Il pianto non equivale sempre alla richiesta di latte. Il piccolo bimbo può piangere anche perché ha il pannolino sporco, l’ambiente che lo circonda è troppo caldo o troppo freddo, i rumori di sottofondo sono tali da provocargli fastidio o disagio o se ha dolore. Anche lo stato d’animo dei familiari può esserne causa, in quanto l’eccessivo nervosismo o ansietà possono trasmettersi facilmente.

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Ascoltando le caratteristiche del pianto, in particolare il suo timbro, la sua intensità e durata, si possono ricavare tante informazioni. Un’altra causa di pianto sono le coliche gassose. Le coliche del neonato sono un disturbo che colpisce circa il 10% dei bambini nei primissimi mesi di vita e che mette in difficoltà i genitori, impotenti di fronte al pianto difficilmente consolabile del proprio figlio. Per parlare di coliche gassose vale la regola del 3: un bambino sano, che piange più di 3 ore al giorno, per più di 3 giorni alla settimana, per più di 3 settimane di seguito, in genere durante le ore serali. Le cause non sono ancora chiare, ma esistono accorgimenti che possono dare sollievo. Non si sbaglia se si favorisce il suo contenimento, abbracciandolo, creando una nido nella sua culla o massaggiandolo sull’addome mentre lo si tiene a pancia in giù. Le coliche cominciano a manifestarsi in genere verso la fine della seconda settimana di vita e scompaiono dopo il 3° mese.

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La depressione post-partum

Il momento della nascita di un bambino rappresenta per ogni genitore un momento di felicità che quasi sempre viene descritto, in particolare dalla madre, come il momento in cui si sperimenta la gioia più intensa della propria vita. Tuttavia quasi l’80 per cento delle neo mamme nei giorni immediatamente successivi al parto presenta uno stato di malinconia e tristezza. Il Pediatra e Psicoanalista inglese Donald Winnicott dalla sua duplice posizione di studioso della Psiche e del Corpo, ha denominato questo stato “Baby Blues”. Sempre Winnicott ha studiato come l’atteggiamento della madre e il suo benessere psicologico sia di fondamentale importanza per lo sviluppo del sé del bambino. Nel dettaglio, il “Baby Blues” è una reazione piuttosto comune i cui sintomi includono sensazione di tristezza, crisi di pianto anche prolungate senza motivi apparenti e di cui la donna non sa spiegare neanche a se stessa il motivo, senso di insicurezza, irritabilità, inquietudine e stato di ansietà. In genere tende a scomparire spontaneamente nel giro di poco tempo, nell’arco di circa quindici giorni al massimo. Non richiede particolari cure se non la vicinanza, la pazienza e l’assistenza di coloro che circondano le donne nel periodo post partum: marito, madre, suocera, sorelle, amiche. Non necessariamente tale stato di tristezza e instabilità emotiva si trasforma in vera e propria depressione.




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