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L’ultimo tema di Eleonora, morta di osteosarcoma a 13 anni

RAGAZZA, SCUOLA, TEMA

Drazen Zigic | Shutterstock

Annalisa Teggi - pubblicato il 07/06/22

"Ammirare vuol dire guardare anche con il cuore", dopo due anni di richieste vane, la madre di Eleonora ha potuto leggere l'ultimo tema scritto da sua figlia: non parole di tristezza e dolore, ma uno sguardo di fiducia e bene sugli altri.

Un piccolo, ma importante, lieto fine per una richiesta attesa da due anni. Sabrina Bergonzoni è una mamma di Bologna che ha perso sua figlia Eleonora nel settembre del 2018 per un osteosarcoma, cioé un tumore osseo. Eleonora aveva solo 13 anni, la malattia era stata scoperta quando ne aveva 12. Ha vissuto 17 mesi di cure tostissime presso l’ospedale Rizzoli di Bologna, poi si è spenta.

E in quell’anno e mezzo di calvario la ragazza ha continuato a studiare, in ospedale e talvolta riuscendo a essere presente in classe. Nel maggio 2018 ha svolto l’esame da privatista per essere ammessa alla terza media e ha composto un tema.

A due anni dalla scomparsa della figlia, nel settembre 2020, mamma Sabrina ha fatto richiesta per aver quel documento in cui era conservata una parte della voce di Eleonora che non conosceva. Un tassello di vita in un orizzonte oppresso dalla morte. Solo ieri, lunedì 6 giugno 2022, ha potuto avere in mano il foglio originale di quel tema.

Lo vorrei ma ho anche un po’ paura di leggerne il contenuto. Può restituirmi una parte di lei — sottolinea — Ele ha lasciato poche tracce, solo qualche bigliettino che si scambiava con le amiche, qualche poesia che amava molto, ma ho poco del suo pensiero.

Da Corriere

Ritrovare la voce di una figlia

Ci sono voluti due anni per avere in mano il tema della figlia, Sabrina ha contattato in molti modi l’istituzione scolastica che era in possesso del documento. Alla fine è stato il tam tam mediatico a sbloccare quest’incomprensibile empasse: la condivisione su Facebook della propria storia e un’intervista rilasciata al Corriere di Bologna.

C’è da aspettarsi una tempra coriacea da una madre che ha assistito fino alla fine una figlia morta di tumore, ma quest’ennesima estenutante battaglia gliela si poteva risparmiare. Si poteva abbracciare il suo lutto con una comprensione che scavalca gli impedimenti burocratici.

Non conosciamo mai i nostri figli fino in fondo, a volte sembrano proprio degli alieni che sfuggono a qualsiasi tentativo di contatto. Era così anche per Eleonora che, nonostante la grande ombra della malattia, restava una ragazza sulla soglia dell’adolescenza. Con queste parole la madre ricorda quella distanza che tutti noi genitori conosciamo e che, però, in questo caso pesa tantissimo, convivendo con il dolore di aver perduto per sempre quella voce:

Si è ammalata bambina mentre leggeva Harry Potter. L’ultima Eleonora, invece, la conosco meno, perché l’adolescenza è esplosa insieme alla malattia e i conflitti pure, era abbastanza arrabbiata. Non so quanto ci dicessimo la verità.

Ibid.

Perduta per sempre? La memoria può essere una stanza diversa dal puro rimpianto? Può innestare qualcosa di ancora vivo nel presente?

Ammirare, cioé guardare col cuore

Quel tema ritrovato di cosa parla? Ci si sarebbe aspettati un affondo nel dolore, nell’esperienza traumatica di essere assaliti da un nemico invincibile da giovanissima.

Eleonora era arrivata a sostenere quell’esame di ammissione alla terza media, nel maggio 2018, in condizioni davvero poco buone. Non era riuscita a preparsi come avrebbe voluto, era entrata a scuola dopo aver assunto forti antidolorifici e con l’aiuto delle stampelle. E nel suo tema, però, le parole vanno in una direzione opposta al suo patire e parlano di cosa significhi ammirare qualcuno:

.. ammirare vuol dire guardare anche con il cuore; ammirare vuol dire stimare, piacere. Per me l’ammirazione è per persone buone, brave, coraggiose, forti, decise verso il bene, piene d’amore, di giustizia, di misericordia, di felicità, e altre qualità.

Che l’ospedale le abbia portato in dote questo sguardo così sicuro nel tratteggiare un ritratto positivo delle persone a cui guardare? Chissà. Vero è che – facendo un breve esame di coscienza personale – l’ammirazione manca nella mia routine quotidiana. Più facilmente mi trovo in compagnia dell’invidia, dei pregiudizi. Non guardo con il cuore.

La fragilità, il pensiero della propria mortalità, trasfigurano una persona e i suoi occhi. Tutto ciò resta un mistero ostico, impenetrabile addirittura. Da una ragazza morta troppo prematuramente oggi riceviamo questa scossa di vita, opposta alle aspettative. Non ci saremmo stupiti di trovare parole di obiezione nei confronti della realtà e dei propri coetanei, quella specie di domande che suonano: perché proprio a me? perché gli altri possono essere sereni e tranquilli e io no?.

Invece lo sguardo di Eleonora punta verso l’altro, guardato e stimato come fonte di ispirazione per il bene. C’è in lei una fiducia robusta, che evidentemente sua madre Sabrina non ha lasciato che andasse perduta.

Continuare a lottare insieme agli altri

La memoria, dunque, è solo un contenitore morto di ricordi su cui piangere? Dopo la scomparsa di Eleonora, sua madre Sabrina ha dato vita a un’associazione chiamata Agito (associazione genitori insieme tumori ossei).

La memoria si è trasformata in gesto di compagnia per chi resta nei corridoi degli ospedali ad accompagnare i propri figli nel calvario delle cure oncologiche. La vicenda del tema di Eleonora ha catalizzato molto attenzione mediatica, Sabrina si è resa disponibile a rilasciare interviste con l’intenzione che la luce si spostasse proprio nei luoghi del patire, dove la compagnia reciproca è una vera ancora di salvezza:

Questa attenzione è strana, non la comprendo fino in fondo. La storia è triste e bella, il tema di Eleonora è commovente, è stato bello parlare di lei e quel tema è preziosissimo per me. Ma in tutto questo vorrei capire come fare commuovere le persone parlando di cosa si vive nei reparti di oncologia dove sono ricoverati bambini, adolescenti e giovani in generale.

Vorrei raccontarvi della loro ricerca di normalità in reparto fra libri e PlayStation, della necessità di portare progetti per non farli affondare nella tristezza come è accaduto a Eleonora.

Da Facebook

Sarebbe facile dire che sono persone da ammirare. Possiamo dirlo ma in che senso? Nel senso di restare in silenzio a contemplare il passo dell’amore dentro il dolore. E’ un’esperienza impossibile a pensarla in astratto, eppure abbiamo tante testimonianze che ci restituiscono la certezza che il seme muore e dà frutto, che proprio lì dove si patisce si custodisce – a beneficio dell’intera comunità umana – una vera coscienza della vita, radicata nella gratitudine per ogni istante.

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