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Pace, pentimento e preghiere: sono questi i 3 compiti dell’angelo custode

Invocare il nostro angelo fa avvertire più vicina la sua protezione. La pratica dei "martedì" è raccomandata dalla Chiesa.

© Jose Luis Cernadas Iglesias / Flickr / CC

don Marcello Stanzione - pubblicato il 17/05/22

Lo sostengono i Padri della Chiesa

Negli scritti dei santi Padri, i compiti dell’angelo custode sono raggruppati in tre grandi categorie. L’angelo custode è “angelo della pace” (Giovanni Crisostomo), “angelo del pentimento” (Erma) e “angelo della preghiera” (Tertulliano).

1) L’angelo della pace

Angelo della pace. L’espressione appare in Isaia 33,7, ma si trova anche nell’apocalittica giudaica e nelle Costituzioni Apostoliche. La funzione pacificatrice è direttamente collegata alla funzione protettrice. Poiché la vera protezione non è solamente riparo dai pericoli (soprattutto di quelli che sopravvengono improvvisamente), ma anche conforto dell’anima, incoraggiamento, consolazione. Protetto dal male, l’uomo è allo stesso tempo liberato dalla paura, per mezzo di una dolce infusione di fede e speranza. 

La perdita della fede

Un’infusione di fede è necessaria, soprattutto quando si ha a che fare non con i pericoli concreti del viaggio esistenziale. Ma col marasma che accompagna a volte lo sforzo spirituale. Una delle crisi inerenti il percorso interiore è la perdita di fede, la sensazione che non si progredisce, che si è abbandonati, che le cose non abbiano più senso, e ci si ostina in delle scelte che non portano da nessuna parte. 

La tristezza dell’anima

L’obiettivo in vista diventa nebuloso, la volontà cede. L’effetto è il rannuvolamento dell’anima, la tristezza l’immobilità. È la grande prova della “accidia”, la “notte spirituale”, la morte interiore, il vizio più temuto da colui che conduce questo combattimento spirituale. Nel confronto con questa sofferenza cronica – che mostra l’implacabile attività del demonio sulla nostra vita spirituale – il ruolo dell’angelo custode è capitale. 

Come avviene il sostegno dell’angelo

Egli conforta, attenua il male, ricostruisce il tono vitale.Sant’ Ignazio di Loyola è del parere che dobbiamo all’angelo tutti i nostri momenti di forza interiore, di fede, di combattimento spirituale, mentre i momenti di sconforto interiore, di scoraggiamento, l’indebolimento delle energie spirituali sono il segno di un’influenza preponderante delle “potenze oscure di questo mondo”. 

Non è un allucinazione

Bisognerebbe precisare che l’azione fortificante dell’angelo non assume l’aspetto di un intervento allucinatorio, non produce orgogliose euforie. Il risultato della terapia angelica non è l’autosufficienza irresponsabile, ma proprio la pace, l’equilibrio spirituale, il “pensiero positivo“. 

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Maturazione della coscienza

Sotto l’impatto angelico si producono una maturazione della coscienza e una mobilitazione efficace delle sue risorse. Si può osservare ancora una volta che la discrezione dell’angelo non è smentita. L’angelo parla a colui che è attento, ricettivo, formato a una certa disciplina e igiene mentale. 

Nessuna manipolazione

Egli non manipola il comportamento del “protetto”, diminuendo la sua libertà, non abusa della sua autorità. Il suo linguaggio ha piuttosto le caratteristiche di una brezza: è il venticello che rinfresca, il soffio che ossigena, l’aria confortevole della respirazione naturale.

2) L’angelo del pentimento

L‘angelo del pentimento. Il pastore di Erma si riferisce ampiamente a questa funzione angelica. Anche san Clemente nel suo scritto “Quis dives salvetur? (Quale ricco si salverà) afferma che l’angelo del pentimento rompe i legami del peccato. Da una parte esorta alla confessione e all’afflizione, e dall’altra parte dà la forza e il coraggio di ricominciare in purezza. Il pentimento riduce al nulla la tenacia con la quale i demoni calunniano l’uomo davanti a Dio. 

Il perdono non è “sentimentalismo”

Ci sarebbe ancora qualcosa da dire sul perdono. Il termine è spesso utilizzato in un’accezione tinta di sentimentalismo: si tratta allora delle lacrime versate retrospettivamente, al momento in cui ci si ricorda dei propri peccati. Il pentimento implica anche, questo è vero, questo atteggiamento. 

Invocare il proprio angelo: una pratica che ci fa sentire protetti.

L’ “aggregato” intimo

Ma la versione greca del concetto (metanoia) è più ampia: ciò che deve aver luogo è un cambiamento radicale nella maniera di pensare, una ricomposizione di tutto l’essere, secondo coordinate interamente nuove, un rovesciamento dei riflessi di intellettuali spirituali anteriori. Il pentimento è un ri-equilibrare il nostro “aggregato” intimo, sotto la sorveglianza e con l’aiuto dell’angelo.

3) L’angelo della preghiera

Angelo della preghiera. Quando si prega non si è mai soli. Anche quando preghiamo da soli, dice Clemente d’Alessandria, partecipiamo alle preghiere dei cori angelici. 

Ciò impone qualche regola di condotta. Tertulliano vieta a colui che prega di sedersi, perché sarebbe offendere la devozione dell’angelo che da parte sua non fa che stare in piedi al nostro fianco. L’angelo della preghiera è per definizione intercessore. 

Porta al cielo le preghiere degli uomini

Porta al cielo le preghiere degli uomini (Dio Padre ne è il destinatario legittimo, non lui). egli è così il messaggero dell’anima come è il messaggero di Dio. Anche Gesù è assistito da un angelo, durante la sua preghiera sul monte degli ulivi (Lc 22,43-44). L’angelo è l’essere adorante per eccellenza. 

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