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Questa bimba spiega alla mamma adottiva cos’ha provato la prima volta che l’ha vista

Catholic Link - pubblicato il 06/03/20

di Andrés D’Angelo

Quando mia madre ha iniziato la gravidanza che avrebbe portato alla mia nascita, io ero il fratello numero 11 nella mia famiglia. Quando sono nato ero il numero 12. No, non ho un gemello. I miei genitori hanno deciso di adottare una bambina di otto anni quando mia madre stava vivendo la sua undicesima gravidanza.

Quando avevo quattro anni mi hanno portato da un giudice perché dichiarassi se volevo che mia sorella restasse con noi per sempre, perché era uscita l’adozione legale, e tutti i fratelli dovevano accettarla. Ovviamente ho detto di sì, perché lei era lì da prima che nascessi, e neanche sapevo che fosse stata adottata. Le volevo (e le voglio) bene come a qualsiasi altro dei miei fratelli più grandi!

Dei 65 nipoti che abbiamo dato ai miei genitori, 7 sono adottati.

Le adozioni sono un tema di conversazione abituale nella mia famiglia, e non solo nella mia, ma anche in quella di molti dei miei fratelli. Visto che mi dedico molto ai temi relativi alla famiglia, ho sempre parlato dell’adozione dal punto di vista degli adottandi, quasi mai da quello degli adottati.

Non tutti amano parlare di questi argomenti, e non è sempre gradevole essere interpellati al riguardo. Per questo, salvo nel caso in cui qualcuno voglia parlarne spontaneamente, non indago sull’adozione dal punto di vista degli adottati.

Il video che condivido ha come protagonista Gabby, una bambina cinese adottata da una famiglia di Dallas, nel Texas (Stati Uniti). Con la tenerezza che hanno solo i bambini, Gabby racconta alla sua mamma quello che ha provato quando è stata adottata. È un racconto fantastico.

Il video è diventato immediatamente virale. Non sempre si può sapere cosa passa nella mente e nel cuore dei bambini adottati, ma quando sono loro a raccontarlo, ci rendiamo conto di quello che accade quando si prende la decisione di adottare.

L’amore è semplice in un modo complicato

La prima cosa di cui ci rendiamo conto è che l’amore è una necessità fondamentale per tutti gli esseri umani. Abbiamo bisogno di sentirci amati quasi quanto abbiamo bisogno del cibo, dell’acqua e dell’aria che respiriamo, e anche se l’amore è una cosa straordinariamente difficile da definire con termini filosofici, è molto facile da sperimentare.

Questa piccolina si sente amata e sente il cuore pieno d’amore, e lo spiega con immensa naturalezza. Non so come sia stata la vita di Gabby prima di essere adottata, ma una cosa è chiara: quando ha percepito l’amore dei suoi genitori, ha sentito che anche il suo cuoricino si è riempito d’amore, e che doveva esprimere questo amore alla mamma.

Siamo tutti come Gabby

La seconda cosa di cui ci si rende conto è che siamo tutti figli adottivi di Dio. Siamo come Giacobbe, ci guadagniamo la primogenitura per un piatto di lenticchie (il nostro Battesimo).

E se avessimo solo un grammo della gratitudine di questa bambina, diremmo tutto il giorno a Dio quello che Gabby dice alla mamma: che il nostro cuore è pieno d’amore per Lui, perché Egli ci dice costantemente che il suo cuore è pieno d’amore per noi.




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Amor con amor si paga

In questo periodo quaresimale, abbiamo molte opportunità di dire e dimostrare a Dio che lo amiamo, mediante la Confessione sacramentale, mediante l’Eucaristia (Amore puro!) e attraverso piccoli sacrifici quaresimali, come il digiuno e l’astinenza.

Ammiriamo l’amore di Gabby per la mamma e il papà, e il modo splendido in cui riesce a esprimerlo. Dio vuole che lo sentiamo come Padre, e di fatto lo Spirito Santo ci ispira a dirgli “Abbà”, che è il modo più infantile e tenero di rivolgerci a Lui.

L’amore di Dio è infinito, e visto che è infinito lo è per ciascuna delle sue creature. Ciascuno di noi è amato infinitamente, e ogni anima che Egli crea è amata con questo amore incommensurabile. Di fronte a tanto amore, le piccole cose che possiamo fare per ricambiarlo non sono nulla.

Ma visto che Dio si è fatto uomo e ha sofferto per noi, sa nel suo cuore divino quanto ci costa una qualsiasi di queste sciocchezze, di queste piccolezze che facciamo per Lui.

La gratitudine come stile di vita

Tornando a Gabby, quando spiega alla mamma come l’ha amata dal primo momento che l’ha vista, ovviamente la madre si commuove profondamente. Sentire un figlio che pronuncia queste parole tocca qualsiasi genitore.

La gratitudine espressa dalla piccola è sicuramente un forte stimolo per la sua mamma e il suo papà a diventare sempre migliori. Vorremmo essere tutti genitori perfetti com’è perfetto il Padre nostro nei cieli, no?

Ma siamo imperfetti, limitati, umani. E spesso, senza volere – e a volte volendo –, facciamo cose che danneggiano i nostri figli. Anche i genitori “difficili”, quelli che lottano con i loro problemi, le loro malattie o dipendenze, meritano la nostra gratitudine, per averci fatti nascere, per essersi presi cura di noi (bene o male) quando eravamo del tutto indifesi.




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“Onora tuo padre e tua madre”

Dobbiamo onorare sempre i nostri genitori, è uno dei comandamenti! “Onora tuo padre e tua madre”. Non dice “Onorerai tuo padre se è un buon padre e tua madre se si comporta ragionevolmente bene”, no. Dice che bisogna onorarli. Anche se sono cattivi genitori? Sì, anche in quel caso.

Perché Dio ci chiede questo? Perché a volte un piccolo ringraziamento, anche un gesto di vicinanza, una parola di perdono nei confronti dei nostri genitori che “non sono riusciti ad essere all’altezza delle circostanze” possono ammorbidire anche i cuori più duri.

È il nostro modo per “andare a salvare nostro padre”, come fa Pinocchio con Geppetto: entrare nel ventre della balena per riscattare i nostri genitori può servire anche per riscattare noi stessi.

Un comandamento sacro

Nella sua esortazione apostolica Amoris Laetitia, Papa Francesco dice:

“Questo comandamento viene subito dopo quelli che riguardano Dio stesso. Infatti contiene qualcosa di sacro, qualcosa di divino, qualcosa che sta alla radice di ogni altro genere di rispetto fra gli uomini. E nella formulazione biblica del quarto comandamento si aggiunge: ‘perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore tuo Dio ti dà’. Il legame virtuoso tra le generazioni è garanzia di futuro, ed è garanzia di una storia davvero umana. Una società di figli che non onorano i genitori è una società senza onore […]. È una società destinata a riempirsi di giovani aridi e avidi”.

E allora chiediamoci: che rapporto abbiamo con i nostri genitori? Li ringraziamo per quello che hanno fatto per noi? Li curiamo e li rispettiamo sempre? Ricambiamo con gratitudine tutto ciò che hanno fatto per amor nostro?

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.

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