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Ogni matrimonio conosce la crisi, è lì che Dio recapita il suo invito al Paradiso

COUPLE, HANDS, SKY
GrishaN | Shutterstock
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Fulton Sheen: “Ed è in queste occasioni che gli uomini avvertono la crisi di nullità, affinché possano cominciare a considerare la vita non già come una città per sé stante, ma come un ponte verso l’eternità”.

Di Fulton Sheen

L’amore, nei primi tempi, è un paradiso. E’ fondato su un sogno che ciascuno ha giudicato come qualcosa di unico, e su una felicità che è eterna. Ecco perché il ritornello di tutte le canzoni d’amore è: «Quanto saremo felici!» Ma le canzoni d’amore contemplano la prospettiva, e non la retrospettiva. C’è infatti un alone d’infinito che circonda l’immaginazione di ciò che sarà, mentre per ciò che è già stato non disponiamo che della sola realtà. Così, mentre i giovani sono ancora intenti a sognare il futuro, i vecchi, come Orazio, rievocano il «glorioso passato».

Con ciò non si vuole in alcun modo minimizzare il valore dei paradisi avvenire, ma semplicemente collocare l’amore nel suo sfondo ontologico. Tutte le grandi cose hanno inizio da un sogno, si tratti di un ingegnere che progetta un ponte, o di un cuore che progetta un focolare. Su tutto questo l’anima proietta il suo senso dell’infinito e colorisce ogni cosa con l’oro del Paradiso. Nessuno può salire ai cieli senza passare attraverso le nuvole, e dapprincipio ogni innamorato ha la testa nelle nuvole. Questa pregustazione del Paradiso è opportuna, anzi addirittura provvidenziale. E’ come una ambasceria mandata dal Cielo per avvertire il cuore della felicità che lo aspetta. In realtà, si tratta di un’esca, di una prefigurazione, di un Giovanni Battista, di un annunciatore che ci avverte di ciò che sarà per venire. Perché se Dio non concedesse questa visione anticipata della gioia, chi mai vorrebbe avventurarsi oltre la soglia? Peraltro, questo amore iniziale non continua sempre così estatico. Poiché mediatrice dell’amore coniugale è la carne, esso soffre delle tare della carne: diventa uso all’assuefazione. Per produrre una data reazione alla sensazione, occorre uno stimolo tanto più forte quanto più si avanza nella vita. L’occhio può ben presto assuefarsi alla bellezza, e le dita al tocco di un’altra persona. Quell’intimità che sulle prime sembrava tanto desiderabile, adesso è talvolta di peso.

UNHAPPY COIUPLE
CHAMELEONS EYE | SHUTTERSTOCK

Quegli stati d’animo che si traducono con «Voglio-star-solo» e con «Credoche-andrò-da-mammà» strappano dagli occhi le lenti color rosa, mentre i conti da pagare che arrivano in cucina fanno fuggir via l’amore dalla stanza di soggiorno. L’abitudine stessa dell’amore diventa un fastidio, appunto perché è un’abitudine e non già un’avventura. Forse la bramosia di vedersi accanto un compagno diverso si associa a un vero disgusto nei riguardi del vecchio coniuge, mentre le cure dei figli, con i loro innumerevoli accidenti e malanni, tendono a portare l’amore dalla sua prima visione tra le nubi alle periodiche e realistiche visite nella camera dei bambini. Prima o poi, coloro che vivono una vita affettiva vengono messi faccia a faccia con questo problema: E’ effettivamente, l’amore, una trappola o una delusione? Promette forse ciò che non può dare? Io credevo di trovare la totale e completa felicità, e invece tutto si è ridotto a una pratica consuetudinaria, appena irrorata talvolta da una debole rievocazione di ciò che era stato in principio.

A questo punto, quelli che nell’amore vedono un’evoluzione dalla bestia invece che una devoluzione da Dio, credono erroneamente che se il compagno fosse un altro potrebbe avere i requisiti che mancano al coniuge attuale. Qui lo sbaglio sta nel dimenticare che l’indigenza e la vacuità non provengono dal compagno ma dalla natura stessa della vita. Il cuore era stato fatto per l’infinito, e soltanto l’infinito può soddisfarlo. Quella prima estasi dell’amore era stata concessa per ricordare ai coniugi che il loro amore era venuto dal Cielo, e che soltanto lavorando per il Cielo essi potrebbero trovare quell’amore da essi bramato nella sua infinità. Il Signore, a Cafarnao, diede pane per guidare le anime dei suoi ascoltatori fino all’Eucarestia, ossia a quel pane di Vita Eterna che è Cristo stesso. Nello stesso modo è largito l’amore nel matrimonio, come un Divino invito finché non si sia imparato a salvare la propria anima.

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