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Fabrizio Moro e il dolore dei figli dopo la separazione: la mia coscienza ci farà i conti per sempre

Fabrizio Moro
By GIO_LE | Shutterstock
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In una recente intervista il cantautore romano dichiara tutto il peso che porta da quando si è separato dalla madre dei suoi bambini: "Sui nostri figli si riflettono gli errori che facciamo".

Su Famiglia Cristiana è apparsa una bella intervista al cantautore romano Fabrizio Moro in occasione dell’uscita del suo nuovo album “Figli di nessuno”, un lavoro ispirato, un disco benedetto lo ha definito l’artista:

Io credo molto in Dio

(…)questo disco mi è sembrato benedetto. Ogni volta che imbracciavo la chitarra o mi sedevo al piano usciva qualcosa di ispirato. Non è mai accaduto in 10 album, è la prima volta che non soffro per scrivere un disco. (…) Penso che non sia un caso se il primo singolo parli della fede. Io credo molto in Dio, credo che ci sia stata una mano invisibile… (Rollingstone.it)

Queste parole mi hanno ricordato una poesia di Alda Merini contenuta in “Corpo d’amore”:

E così nascono i libri, nell’amore, e così nascono i libri che nessuno legge mai, e così il libro prima di nascere Dio lo deposita in te come un manciata di fango che diventa luce.
Domandano tutti come si fa a scrivere un libro. Si va vicino a Dio e gli si dice: feconda la mia mente, mettiti nel mio cuore e portami via dagli altri, rapiscimi.
Così nascono i libri, così nascono i poeti.

La sofferenza dei figli dopo la separazione

Se fosse un poeta Moro verrebbe immediatamente etichettato come poeta maledetto, per la sua aria da duro, da ragazzaccio di periferia, da bello e impossibile, eppure oltre al giubbotto di pelle e ai tatuaggi c’è un uomo timido, silenzioso, introspettivo che nelle canzoni racconta ciò che vive o che ha vissuto, quello che ha patito ma da cui è rinato come un’araba fenice. In questo lavoro parla anche della sofferenza che ha inflitto ai suoi figli: Anita e Libero avuti dalla ex compagna Giada.

La mia coscienza farà i conti con questo per tutto il resto della mia vita

«Nel mio ultimo disco c’è una canzone dedicata a lui (Libero ndr), Filo d’erba. L’ho visto soffrire molto dopo la separazione tra me e la sua mamma. La mia coscienza farà i conti con questo per tutto il resto della mia vita» (Famiglia Cristiana)

La risposta mi colpisce per la consapevolezza profonda, la schietta verità, il patimento. Sono parole di un uomo, di un padre, che non edulcora l’accaduto, non si affretta in frasi false e rassicuranti di circostanza del genere: “i miei figli sono più felici così”, “stanno benissimo”, “è quasi un sollievo per loro avere i genitori separati”, come spesso recitano i personaggi famosi. Le parole di Moro sono meditate e sofferte, lui si sente responsabile perché lo è, e afferma che farà i conti con il senso di colpa di aver ferito i figli per tutta la vita. E quindi mi viene da applaudire, da dirgli bravo, perché la sua sincerità è politicamente scorretta rispetto alla vulgata odierna che in fondo ci ripete attraverso i media che famiglia allargata è bello, che il divorzio non è la fine del mondo, che i figli preferiscono avere genitori sereni piuttosto che genitori che discutono: questo può essere vero, per carità, ma se mamma e papà restano insieme imparando a litigare e a chiedersi perdono forse è meglio. Il dolore del figlio nella separazione dei genitori è oggi dimenticato, sottovalutato in maniera spaventosa. E Moro ha avuto la grazia di non chiudere gli occhi di fronte a questo dolore, e non è poco. Infatti in un altro passaggio dell’intervista, riferendosi ad un verso del brano dedicato a Libero «Guardo una foto di te seduto a due anni nel carrello del supermercato. Mentre sorridi ti vedo vecchio e ogni ruga è una ferita che io e tua madre ti abbiamo lasciato», ha aggiunto:

Sui nostri figli si riflettono gli errori che facciamo, anche senza rendercene conto.

«È quello che ho visto una mattina accompagnando Libero a scuola. Ho immaginato le rughe come ferite perché sui nostri figli si riflettono gli errori che facciamo, anche senza rendercene conto. Ho pensato tante volte che potrei essere un buon padre cercando di trasmettere a mio figlio tutta l’esperienza che ho accumulato, cercando di essere il più trasparente possibile. Però ci sono delle lacune che non possiamo colmare, delle sofferenze che non possiamo evitare ai nostri figli, perché alla fine siamo esseri umani» (Ibidem).

La fede mi ha sempre aiutato

Nel singolo “Ho bisogno di credere” forse c’è la risposta a tutto: la fede. Solo a Dio possono essere offerti certi dolori, solo Lui può illuminare le ferite e fare nuove tutte le cose.

«(…) la fede mi ha sempre aiutato. A Roma diciamo “abbi fede” e non ci riferiamo solo a Dio, ma agli altri e a sé stessi. La fede è ciò che mi ha permesso, anche nei momenti di grande difficoltà, di svegliarmi la mattina e pensare che la vita ha un senso» (Famiglia Cristiana).

L’amore salva!

La vita ha sempre senso anche quando tutto sembra sfumare e ci si annebbia la vista per le lacrime, per la stanchezza, per i pesi grandi o piccoli da portare. La vita ha senso perché amare, prendersi cura di qualcuno, è la cosa più bella, l’unica che ci dona vera felicità:

«(…) alla fine l’amore salva sempre. A volte passo delle giornate infernali: i viaggi su e giù per l’Italia, la pressione che sento addosso, nonostante ormai è da tanto che faccio questo lavoro. Poi torno a casa e bastano dei gesti molto semplici, come prendere la mano di mia figlia Anita, per sentire una carica di energia che mi ringiovanisce di vent’anni. “Quando ti stringo forte la vita mi sembra bellissima”. È una frase molto semplice, ma credo che sia la cosa più vera che ho detto in tutto il disco».

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