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Will Smith: il matrimonio non è facile, ma il divorzio non è mai stato un’opzione

WILL SMITH, FAMILY
Shutterstock
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Sposati da 21 anni, non hanno mai nascosto i momenti di crisi. L'unione stabile tra un uomo e una donna è una trincea e non un banchetto

Il matrimonio non è facile, ci sono momenti davvero cupi; e le difficoltà accadono non perché sia un’unione sbagliata, ma proprio perché le cose stanno funzionando. Al netto di situazioni patologiche e di gravità conclamata, l’unione stabile tra un uomo e una donna è una trincea e non un banchetto.  Nel quotidiano sto cercando di lavare sempre più spesso i miei panni sporchi con gli amici, cioè di mettere a tema della nostra compagnia proprio le parti più zoppicanti della mia avventura domestica.

Troppo spesso, infatti, incappo nello stordimento da bomba atomica: persone vicine a me, sempre tutte sorrisi e abbracci, che di botto si mollano. Ma come? E tutta la sofferenza che avevate dentro, perché l’avete nascosta? – mi viene da pensare. Capisco, per carità. Accettare la fragilità di fare i conti con un fallimento non è facile. Uscire dalle quattro mura di casa, confessando che c’è una brutta tempesta in corso può voler dire scatenare le chiacchiere sogghignanti della gente.

Tutti questi “contro” non bastano a scalfire l’evidenza di un solo grande “pro”: scardinare lo stereotipo falso che il matrimonio vada bene quando è un’isola felice di gioia. Perciò ringrazio di cuore, e a distanza, il signor Will Smith che ha confessato pubblicamente tutta la fatica fatta in 21 anni di matrimonio con Jada Pinkett.

L’uomo che ride, sa piangere

I tira e molla tra i Vip gettano un’ombra deformante sulla realtà: sorridono in copertine titolate “Ci siamo lasciati, mi ha rovinato la vita”. Questi assemblaggi mediatici di volti sereni e storie tragiche lasciano la percezione errata che i vincoli sentimentali siano facili da creare e altrettanto facili da sciogliere, non appena l’effetto speciale di amore-passione-felicità sfuma in un quotidiano ignorarsi, battibeccare, sbuffare.

La condivisione di Will Smith parla, invece e finalmente, di qualcosa di più connesso e radicato con la realtà vissuta da moltissimi e comunissimi noi: un matrimonio è un impegno tosto, proprio quando ci si ama davvero. Vivere in pienezza di dolore e ferite una crisi è un’esperienza necessaria a chi osa promettersi amore eterno. Condividere senza addolcimenti questi momenti non dovrebbe essere gossip, ma concime fraterno. Ai propri figli e in pubblico, il protagonista di Men in Black e Indipendence Day ha confessato:

«C’è stato un periodo in cui la mamma si svegliava e piangeva, ha pianto per 45 giorni di filaAccadeva ogni mattina. Penso che sia stato il momento peggiore che abbiamo mai vissuto nel nostro matrimonio» (da Vanity Fair)

Proprio lui, che è l’attore che per eccellenza ha il sorriso stampato sul volto, sceglie di mostrare questa vulnerabilità estrema fatta di lacrime. Non è vero che il matrimonio debba essere accettato facendo spallucce anche quando è un luogo di infelicità; non è neppure vera la tendenza opposta che va per la maggiore: se soffri, lascialo.

Stesso fronte

Chissà perché, la sofferenza diventa una faccenda egoistica. Siamo estremamente chiusi a riccio quando qualcosa ci procura dolore, l’inizio della separazione è lì: presumere di essere soli a sentire il bruciore della ferita. Il passo successivo è mettersi uno contro l’altro. Non è scontato vivere assieme una crisi, cioè sentirsi insieme nel soffrire; trasformiamo una battaglia in cui siamo dentro la stessa trincea col nostro lui, o lei, in uno scontro in cui ciascuno è nel fronte opposto all’altro. Ovviamente, allora, la vittoria di uno sarà la sconfitta dell’altro; presumbilmente la pace diventerà un contratto di reciproco rispetto stabilito da un avvocato divorzista. “Siamo rimasti in buoni rapporti” è l’amen moderno più recitato.

Non sempre ci riesco, ma quando scende un’ombra qualsiasi sul rapporto con mio marito vorrei non cadere nella trappola di identificare il male con lui, o con me; mi sforzo di immaginarlo come una presenza tangibile ma esterna a noi, un nemico comune che ci mette alla prova entrambi.

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