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Nel vero amore l’altro non è un dio, ma un dono di Dio

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Sugli amanti che si fanno sposi in Dio aleggia lo spirito d'amore che li adombra come già fece con Maria e così trasforma l'io e il tu in Noi.

di Fulton Sheen

L’amore tra marito e moglie si perfeziona quando diventa trino; ora abbiamo l’amante, l’amata, e l’amore, quest’ultimo essendo qualcosa di distinto da ambedue, ma che pure è in loro. Se c’è soltanto il mio e il tuo, c’è impenetrabilità e separazione, né l’unità può intervenire finché non ci sia un terzo elemento attivo, simile al suolo da cui due viti crescono intrecciandosi. Allora, l’impotenza dell’Io a possedere in modo completo l’altra creatura viene superata nella constatazione che esiste un legame esteriore che spinge i due l’uno verso l’altro, aleggiando su di essi come lo Spirito Santo adombrò Maria, così trasformando l’Io e il Tu in un Noi. Ed è a questo che alludono gli amanti quando parlano, senza saperlo, del “nostro amore” come di qualcosa di distinto da ciascuno di loro.

Senza il senso di quell’Amore assoluto, che è più forte dell’amore singolo che l’uno nutre per l’altro, vi è un falso dualismo che sfocia nell’assorbimento dell’Io nel Tu, o del Tu nell’Io: il che nei casi di divorzio viene chiamato “crudeltà mentale” o “dominazione”. In realtà, si tratta di egocentrismo, per cui l’uno ama nell’altro il proprio ego. L’Io viene in tal modo proiettato nel Tu e in esso amato. Il Tu non è più amato come persona, ma come strumento di piacere dell’Io, e non appena cessi di inebriarci, il cosiddetto amore viene a sfumare. Non c’è più nulla che possa tenere insieme una tale coppia, perché un terzo termine non esiste. In due potrà esserci idolatria, ma dopo un poco “la dea” o “il dio” si rivelano di latta: così c’è una differenza incommensurabile tra l’amare se stessi in un altro, e il darsi, l’uno e l’altro, a quel Terzo Elemento che manterrà nei due un imperituro amore. Senza l’Amore di Dio c’è il pericolo che l’amore umano perisca del proprio eccesso, ma quando ciascuno ama – oltre e al di sopra di quelle scintille individuali che dalla Fiamma provengono – la Fiamma stessa dell’Amore, allora non v’è più assorbimento ma comunione; allora l’amore dell’altro diviene la prova che anch’egli ama Dio e non potrebbe essere amato separato da Lui.

La differenza tra questo amore trino, come base dell’amore coniugale, e la sua moderna controfigura, che è il dualismo con le sue tensioni e i suoi conflitti, è questa: nella forma moderna ciascuno ama l’altro come divinità, come un ultimo fine; ma siccome nessuna creatura umana può sopportare a lungo gli attributi divini – che è come voler far reggere una statua di marmo sullo stelo di una rosa – quando la “divinità” dell’altro comincia a sgonfiarsi (sia perché si è esaurita, sia perché anche a vivere come un “dio o con una dea “ si fa l’abitudine) allora insorge un senso tremendo di sazietà e di noia.

Allora, nella misura in cui l’altro è chiamato in causa, insorge la crudeltà che si fonda su un presunto inganno. Quanto più saggi i Giapponesi nei riguardi del loro imperatore! Fecero di lui un dio, ma ebbero cura di renderlo invisibile e intoccabile, perché altrimenti la vacuità del suo carattere divino sarebbe stata ben presto scoperta. Un uomo che fa di sé stesso un dio deve nascondersi, perché altrimenti la falsità sarà subito smascherata. Dio solo può farsi bambino e parlare a mezzo di parabole, senza mai perdere la sua Divinità.

Nell’amore autentico, l’altro non è considerato un dio, ma un dono di Dio. In quanto donato da Dio, l’altro è unico e insostituibile, è un deposito sacro, è una missione da assolvere.

Disse Dante, parlando di Beatrice:

Guardava il Cielo ed io guardavo lei.

Pochi spettacoli al mondo sono più belli e commoventi di quello di un marito e di una moglie che dicono insieme le loro preghiere. Detta insieme, la preghiera di due sposi non è la stessa di quella di due individui che aprano il loro cuore a Dio separatamente perché nel primo caso si dà a conoscere quello Spirito d’Amore che fa di loro un essere solo.

Destinati ambedue all’eternità, è giusto che ogni loro atto d’amore abbia quel profumo di eterno mediante il quale le anime loro nella preghiera e i loro corpi nell’unione matrimoniale attestano l’universalità di quell’ammirazione che essi non nutrono soltanto verso Dio, ma anche l’uno per l’altro.

da Tre per sposarsi (libro distribuito dal Centro Missionario Francescano, per richiederlo: laperlapreziosa@libero.it )

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