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Attentato London Bridge: un assassino può essere un eroe?

JAMES FORD LONDON ATTACK

@jwestbourne | Twitter

Annalisa Teggi - pubblicato il 02/12/19

Molti sono andati in tilt, e sono quelli che escludono il mistero scritto nei cuori perché vogliono tenersi strette tra le mani la briglia del giudizio universale. James Ford è il granello di sabbia che inceppa gli ingranaggi dei perbenisti che vogliono risposte definitive su tutto, ma rifiutano la vera apertura che solo la morale possiede. Allora le hanno provate tutte.

C’è chi si rassegna la caos, la via d’uscita facile per chi non osa confrontarsi seriamente con le contraddizioni:

Una favola triste da cui è meglio non trarre morali perché sarebbero buie come la notte più buia. Meglio, molto meglio, pensare che il destino sia un tipo piuttosto distratto. (da Il giornale)

C’è chi butta dentro il brodo umano il buono e il cattivo, indistintamente. Non preoccupiamoci troppo, siamo uno nessuno e centomila:

Siamo portatori di istanze diverse e complesse, tali da sfuggire a ogni classificazione troppo rigida. Non siamo meccanismi perfetti, la contraddizione è una nostra cifra, ci appartiene. Conviviamoci, allarghiamo un po’ le maglie del nostro pensiero e se proprio vogliamo parlare di identità, almeno che sia la plurale. (Marco Aime su Il Fatto quotidiano)

E anche lui, Enrico Mentana, se l’è voluta svignare alla svelta dall’incognita impazzita che è il signor Ford e l’ha liquidato come una nota stonata.

In fondo queste sono voci leggere che si perdono nel vento, oggi altre notizie dell’ultima li hanno già catalupultati in contesti diversi, urgentissimi quanto passeggeri. C’è però un interlocutore che merita attenzione. Cosa pensa la famiglia della vittima di James Ford dell’accaduto? Chi è per loro l’uomo che ha ucciso senza pietà la loro amata Amanda?

«Quell’uomo – taglia corto Angela Cox, zia di Amanda – non è un eroe. È un assassino in libera uscita, circostanza di cui noi come famiglia non sapevamo nulla. L’ufficiale di collegamento di polizia mi ha chiamato dicendo che era in tv. Sono così arrabbiata. Lo hanno fatto uscire senza nemmeno dircelo. Non mi interessa quello che ha fatto oggi, è un assassino. È feccia. Amanda era mia nipote, lei era vulnerabile e lui le ha tolto la vita. Le persone non cambiano». (da Il Giornale)  

Javert, dimmi: le persone non cambiano?

La polizia ha freddato con un colpo di pistola il terrorista Usman Khan. Alcuni hanno fatto notare che sia stata una risoluzione precipitosa, visto che la cintura esplosiva era finta. I poliziotti hanno agito con prontezza, hanno chiuso la storia senza appello. Per evitare ulteriori vittime, è presumibile.


WOMAN, FACE, SERIOUS

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Non altrettanto facilmente si riesce a chiudere con un colpo ben assestato di parole il mistero dell’assassino-eroe. James Ford rimane sospeso in un mondo in cui il bene e il male non sono etichette, ma scelte da rinnovare di istante in istante. È parte del nostro mondo più autentico, in cui a fine giornata nessuno di noi può guardarsi allo specchio con la certezza di essere perfettamente candido o completamente sporco. E per questo genere di «esseri» che siamo noi, l’unico orizzonte che tiene è quello della misericordia di Dio.

L’ordine pubblico, la giustizia umana sono forme necessarie all’umano; hanno giurisdizione fino a un certo punto ma si smarriscono di fronte a un’anima incessantemente alle prese con il suo destino eterno dentro la perenne lotta della libera scelta tra bene e  male. Siamo fatti di istanti memorabili e interminabili ore di buio. Fino all’ultimo respiro potremo tradire tutto, oppure salvarci da una lunga storia di perdizione.

Così mi è tornato in mente proprio un poliziotto, impazzito di fronte all’ipotesi della misericordia. Ce lo ha regalato la penna di Victor Hugo, quando scrisse I miserabili. Javert è la voce della legge che insegue Jean Valjean per consegnarlo alla punizione della giustizia umana.

Javert, il poliziotto, sapeva esattamente che i cattivi sono cattivi, e Valjean era stato cattivo. Eppure, a un certo punto quello che incontra è indubitabilmente un Valjean buono, che risponde al male col bene e manda al diavolo le categorie fisse del poliziotto.

Era costretto ad ammettere che la bontà esisteva: quel forzato era stato buono ed egli stesso, cosa inaudita, era stato buono. […] Novità misteriose d’ogni genere si dischiudevano ai suoi occhi: si poneva domande alle quali dava risposte che lo atterrivano. C’è dunque qualcosa oltre il dovere? La sua bilancia si spostava, uno dei piatti precipitava negli abissi, l’altro saliva al cielo.

Per stare in pienezza di coscienza davanti all’umano, occorre essere così squilibrati. Occorre buttare la nostra bilancia che vorrebbe equamente dividere i nostri simili in buoni e cattivi, possibilmente lasciandoli sempre dalla stessa parte. L’unico capace di pesare ogni briciola di noi è Dio e ha una bilancia che noi non comprendiamo, se non quando sentiamo la botta viva della misericordia sulla nostra pelle. Le mani tentanto di separare il bene dal male, di mettere un po’ d’ordine nel putiferio del mondo; e poi la realtà ogni giorno ingarbuglia la scena in modo inestricabile. Un uomo di rigorosi principi come Javert impazzisce: «Ma come fare per dare le proprie dimissioni a Dio?» con questa domanda vertiginosa e irrisolta, il poliziotto sceglie il suicidio. Incapace di tenere in mano l’abisso del suo cuore e di quello del misterioso Jean Valjean, decide di darsi per vinto. Commenta Hugo:

un’anima sbalzata fuori strada, un’integrità schiacciata e irresistibilmente proiettata in linea retta veniva a spezzarsi contro Dio.

James Ford ci riporta a questo punto, dove tutte le linee rette e affilate dei nostri giudizi si spezzano. I nostri discorsi non sanno formulare frasi sensate in cui assassino e benefattore convivano serenamente. Eppure sappiamo che la nostra anima non è lontana mille miglia dai chiaroscuri di James Ford; lasciamoci spezzare da Dio, lasciamoci interrogare una volta di più dalla misura di chi si è spezzato sulla Croce per tutti.

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cronacalondraterrorismo
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