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Nella discoteca di Corinaldo c’erano i nostri figli

CORINALDO ACCIDENT
Handout I Vigili del Fuoco I AFP
This handout picture taken and released by Vigili del Fuoco, the Italian fire and rescue service, on December 8, 2018 shows emergency personnel treating victims after a stampede at a nightclub in Cornaldo. - Six people died in a stampede at a nightclub in central Italy after panic erupted in the early hours of December 8 morning, firefighters said. (Photo by Handout / Vigili del Fuoco / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE - MANDATORY CREDIT "AFP PHOTO / Vigili del Fuoco" - NO MARKETING NO ADVERTISING CAMPAIGNS - DISTRIBUTED AS A SERVICE TO CLIENTS
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La discoteca era sovraffollata, ma quello che davvero straripava là dentro era la potenzialità di attese e desideri tutti ancora da esplorare di quei cuori spensierati ed euforici.

Quando avremo trovato un colpevole o due o dieci, e avremo ascoltato tutte le condanne dei rapper contro l’uso dello spray al peperoncino, e ci saremo lamentati delle discoteche, e avremo contestato i testi di Sfera Ebbasta, saremo qui ancora a piangere.

Potremo pure mettere in fila le condanne e inchiodare i cattivi al muro del pubblico biasimo. E il cuore non si sentirà affatto a posto, sentiremo sempre lo stridio di uno “schianto” (scelse questa parola il poeta Ungaretti per dare un nome al dolore per la morte del figlio). Sono morti 5 ragazzi e una mamma, ma la catena delle ricostruzioni, delle indagini, delle colpe non esaurisce affatto l’urto della tragedia.

Prima di ogni commento, prima di ogni volontà di capire e punire, c’è stato quest’urto con il panico, la morte, la disperazione; la festa che si fa inferno, contemplata in tutta la sua atrocità dai vigili del fuoco e dai soccorsi arrivati per primi sulla scena. I loro occhi, più di quelli di ogni altro, sarebbero utili per contemplare qualcosa di umano in mezzo a questo putiferio di voci che si accalcano l’una sull’altra per dire il proprio sfogo di rabbia.

 

I fatti

Lo scorso venerdì notte a Corinaldo, in provincia di Ancona, si è svolta una festa di cinque scuole superiori nella discoteca Lanterna Azzurra, l’apice della serata doveva essere il dj set di Sfera Ebbasta. Il locale era sovraffollato e, dopo mezza notte, qualcuno ha boicottato l’evento spruzzando dello spray al peperoncino; il panico, la ressa, un cedimento strutturale hanno trasformato la scena in una bolgia infernale: oltre alle 6 vittime, ci sono 120 feriti di cui alcuni gravissimi. La documentazione video non manca, anzi sovrabbonda, grazie all’uso dei social; si individua tra la folla un possibile responsabile, ma sul banco degli imputati finisce anche il numero eccessivo di biglietti venduti rispetto alla capienza del luogo.

Cominciano a circolare numeri assurdi, poi contestati dalle rispettive parti: 1400 biglietti venduti a fronte dei 470 posti; però l’effettiva accoglienza poteva arrivare a 870 persone; però sono state contate poco più di 500 matrici. Però. Però questi numeri non hanno nulla a che spartire con ciascuno dei presenti; la discoteca è sempre stata il luogo della massa in cui l’io sparisce tra la folla. E ci siamo andati tutti, fingendo di divertirci e tornando a casa con l’amaro in bocca.

Oggi c’informano che è stato fermato un ragazzo che potrebbe essere il responsabile della tragedia:

Ha solo 15 anni: a casa gli hanno trovato della droga ma nulla che al momento possa collegarlo a quanto avvenuto venerdì sera. Ha un nome e un volto il ragazzino che secondo alcuni testimoni avrebbe spruzzato dello spray urticante tra le centinaia di giovani che aspettavano Sferaebbasta nella Lanterna Azzurra di Corinaldo. (da Ansa)

Le indagini proseguono, i medici sono indaffarati coi sopravvissuti, la macchina mediatica è a caccia del materiale più scottante. Noi guardiamo le foto delle vittime, indecisi se scaricare quel grumo di furia addolorata sulla figura alquanto bizzarra di Sfera o sulla gestione pessima delle discoteche. Non troveremo consolazione in nessuno di questi sfoghi.

Mamma Eleonora

Eleonora Girolimini è l’unica vittima adulta di questa tragedia. Adulta, sì ma giovanissima: 39 anni e 4 figli. Ha colpito tutti la sua storia, portava la figlia grande al concerto del suo idolo e l’ha protetta nel momento del bisogno. Lei è morta sotto la calca.

Non conosco nulla del trapper Sfera Ebbasta, non so neanche perché si chiama così: trapper. Conosco invece mamma Eleonora, così come si può dire di conoscere ogni genitore che condivide con te l’esperienza di accompagnare un figlio in quell’età così bella e terribile che è l’adolescenza. Mio marito lo scorso giugno portò nostro figlio maggiore a San Siro a vedere J Ax e Fedez; quante ce ne siamo sentite dire da altri genitori …. “Tu lo porti a vedere quei due? È diseducativo!”.

Lo porto da Fedez e gli leggo Tolkien; gli propongo le verdure, ma andiamo anche da Mac Donald’s.

Li accompagnamo, i figli. Stiamo dentro il tumulto del loro cuore, di cui fa parte anche l’infatuazione per gli idoli stupidi. Seminiamo possibilità di bene più durature, ma accondiscendiamo a concedere loro l’esperienza di qualcosa che li entusiasma e che non ci entusiasma. Ricordo la pena sulla faccia di mio padre quando mi accompagnò al mio primo concerto e subì l’attesa e le canzoni di un cantante che parlava di suicidio senza mezzi termini. Da genitori, siamo tutti come mamma Eleonora: stiamo con loro nel casino, senza per forza condividerlo. Se arrivasse il momento saremmo pronti a dare la vita per loro. Probabilmente non avremo risposte sensate da dare al polemico che dice: “Se non fosse andata in discoteca, sarebbe stato meglio”.

Forse potremmo ricordargli cosa – vagamente – si avverte da adolescenti all’idea di una festa, all’idea di condividere la gioia insieme agli amici, allo stare di fronte a un idolo. Tutti cenni annebbiati e entusiasti di quello che il cuore, maturando, metterà a fuoco in modo più distinto: compagnia, appartenenza. E’ in questo cammino che noi genitori li affianchiamo, non preservandoli sempre e comunque dai chiaroscuri personaggi o abbaglianti esperienze di cui si infatuano.

E tutti quelli che si sono trovati nell’inferno di Corinaldo hanno conosciuto quanto si sgretolano in fretta le illusioni, taluni hanno avuto la prontezza di sfoggiare un altruismo forte, salvando amici, soccorrendo i feriti. Il chiaroscuro dobbiamo metterlo anche nei nostri occhi di adulti, che a priori giudicheremmo male e tutto nero questo gruppo di invasati che urla stipato in una gabbia piena di rumore. La luce buona che ancora solo balugina incerta nella loro anima non è mancata nel momento della disperazione.

Ciascuno era lì con tutto se stesso, in quell’inferno. Pensava che avrebbe tirato fuori il suo lato euforico, vanitoso, scatenato. Poi è venuto il momento di pescare più a fondo, nella cieca disperazione o nel barlume di una speranza. Quei ragazzi hanno conosciuto di sé la parte più nuda e vera, che proteggono con mille maschere che vanno dall’eccessiva aggressività all’eccessiva timidezza.  La discoteca era sovraffollata, ma quello che davvero straripava là dentro era la potenzialità di attese e desideri tutti ancora da esplorare di quei cuori spensierati ed euforici.

Corinaldo, a un’ora d’auto da Recanati e Loreto

Sono andata a vedere dove fosse Corinaldo su Google Maps, e ho buttato l’occhio un po’ più in basso: con una linea retta, parallela alla costa che fiancheggia l’Adriatico, 70 km più in basso stanno Recanati e Loreto.

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