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Michele, J-Ax e Papa Francesco: da dove viene questa cattiveria?

MICHELE RUFFINO
Facebook/Michele Ruffino
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Un altro ragazzino si è tolto la vita. Aveva 17 anni, qualche problema motorio e un elenco di vessazioni subite dai coetanei, ma anche tanta passione per la scuola, la pasticceria, la vita

“Mi ha molto colpito la storia di Michele. Mi ha rattristato perché trovo assurdo, ancora oggi, nel 2018, morire di bullismo. Una morte che è sempre assurda, ma che a 17 anni lo è ancora di più. A quell’età la vita non è nemmeno iniziata e non potremo mai sapere cosa abbiamo tutti perso da quella che Michele avrebbe vissuto. Ma non sono solo triste, sono anche incazzato perché noi adulti dovremmo sempre ascoltare, empatizzare e aiutare i ragazzi in difficoltà. E se dei ragazzi arrivano a questo punto è il mondo degli adulti ad aver fallito”.

Sono parole di J-Ax. Il rapper amico di Fedez entrambi crogiolati dal fuoco della paternità.

Il fatto che è padre, forse, più che il ricordo delle vessazioni subite anche da lui durante l’adolescenza, lo ha reso ancora più sensibile a fatti tragici come questo. Ha reagito così alla purtroppo ennesima morte di un giovanissimo che da solo si è tolto via la vita; esprimendo dolore e sdegno, abbozzando un sensato j’accuse agli adulti e un virile invito ai ragazzi a resistere e constatando una verità meravigliosa e tragica: Michele ora nessuno saprà che ricchezza abbiamo perduto tutti con la vita che non potrai più vivere. Che bella questa nota, dolentissima certo ma suona così: ognuno di noi, con la sua vita unica e mai ripetibile è una ricchezza per tutti, per il mondo intero e la storia tutta. Bravo J-Ax!

Ma forse Michele Ruffino, il diciassettenne  lanciatosi dal ponte di Alpignano in provincia di Torino il 23 febbraio scorso, non era propriamente la vita che si sarebbe voluto togliere. E forse, come si fa da bambini, avrebbe quasi voluto godere l’enorme attenzione di tutti, ora, e il dolore inconsolabile di tanti per poter sperimentare finalmente quello che cercava famelico ma goffo (come tanti, dolce Michele. Temo praticamente tutti) tra i coetanei a scuola o ripiegando su YouTube. Essere notato, cercato, riconosciuto, pensato. Essere al centro dei pensieri e degli affetti di qualcuno.

Michele però aveva un fardello in più da portare, pesante. Quindi no, non si può chiudere la faccenda così. Nessuno ha un’infanzia perfetta certo, ma c’è chi parte con degli zaini di granito sulle spalle e chi no.

Aveva delle difficoltà motorie fin dalla prima infanzia causate da effetti infausti di un vaccino scaduto, così riferisce la sua mamma e così ha riconosciuto la sentenza a loro favore. Ma avere ragione non gli ha tolto la fatica. Nè quella normale di crescerequella vinta in sorte da questa sventurata circostanza.

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