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San Donato Milanese: «Da qui non uscirà vivo nessuno» ma si sono salvati tutti

SAN DONATO MILANESE
FLAVIO LO SCALZO / AFP
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La paura della morte che arriva all'improvviso nella tranquilla giornata scolastica di 51 ragazzi: sappiamo accogliere ciò che ci racconta la loro paura nuda e intravedere i segni della Provvidenza in questo evento terribile ma senza vittime?

«È stato un miracolo, poteva essere una strage» ha sintetizzato con lucidità il procuratore di Milano Francesco Greco. E in quella virgola che separa lo scenario migliore possibile da quello peggiore si gioca tutta la nostra libertà umana di guardare i fatti accaduti. Solo una perfetta sincronia di gesti di coraggio ha ordito la trama di un lieto fine? O s’intravedono le mani grandi della Provvidenza, la cui opera non adombra né svilisce tutto il coraggio umano dei protagonisti di spendersi per il bene?

Far uscire dal cassetto la parola “miracolo” non è spingere sull’acceleratore del sentimentalismo; miracolo non è un sinonimo di “che fortuna!”. Possiamo ancora considerare la cronaca come un grande campo di battaglia dove Cielo e Terra s’incontrano? Le grandi prove della libertà umana, nel bene e nel male, si stagliano sull’orizzonte del nulla o sono un dialogo aperto con il Creatore?

Era una mattina come tante altre, ieri. Ma tra Crema e San Donato Milanese si è squarciato il velo suadente della routine, che c’inganna illudendoci che la realtà nel nostro ritaglio di vita di periferia sia un posto tutto sommato tranquillo.

La ricostruzione

“Stamattina, dopo l’ora di ginnastica, siamo tornati al pullman. Stranamente, non era girato verso la via, ma ancora dalla parte della colonia. Non ci abbiamo fatto caso. Ma una volta saliti sul pullman, abbiamo visto che c’era qualcosa di diverso”. (da Crema News)

All’indomani della sventata strage sulla Paullese, non risultano feriti, ma ci sono 14 intossicati in ospedale. Chi è stato trattenuto al Pronto Soccorso è in codice verde o giallo; incredibile visto il dipanarsi della vicenda. Tutto si è consumato in 40 minuti.

Alle 11.20 di ieri mattina, 20 marzo, 51 studenti delle classi 2A e 2B della scuola media Vailati di Crema escono dalla palestra e salgono sull’autobus che li doveva riportare al loro plesso scolastico. Li accompagnano due professori e una bidella. Alle 12 l’autobus è in fiamme all’altezza di San Donato Milanese e i carabinieri hanno arrestato l’autista, il quasi 47enne Ousseynou Sy.

Cosa è accaduto in 40 minuti?

Ousseynou Sy ha cambiato il percorso dell’autobus, i professori se ne sono accorti subito e hanno chiesto spiegazioni. A quel punto è piovuta dal cielo, e dalle labbra dell’uomo, la frase: “Oggi da qui non uscirà vivo nessuno”. L’idea svelata è quella di fare una strage a Linate. A ciò segue il sequestro vero e proprio:

[…] mentre tutti lo guardano senza ancora capire, cosparge di benzina le superfici del bus, dice una frase che tanti bambini ripeteranno: “Da qui non uscirà vivo nessuno”. E’ ai professori che dà il compito di legare con le fascette i polsi dei bambini, dopo aver detto a tutti di consegnare i cellulari. I professori, come spiegheranno poi a pm e carabinieri, legano i polsi dei bambini, ma riescono a mettere in atto uno stratagemma che salva la vita a tutti: ai bambini seduti nelle prime file, sotto lo sguardo dell’autista – che pretende che uno degli studenti si sieda accanto a lui -, stringono le fascette, lasciandole invece più larghe ai bambini seduti in fondo. (da Repubblica)

La libertà di un uomo di pianificare e perpetrare una strage incontra un’altra libertà, quella delle vittime. Da subito professori e alunni – categorie che di solito fa comodo contrapporre – osano gesti di coraggio. Non è bigottismo spirituale sentire la mano del Cielo, l’intraprendenza dei messi celesti, che corrobora questa forza umana di osare rispondere al male a testa alta. Dopo la prontezza dell’insegnante, lucidissima nel trovare lo stratagemma, anche quei giovanissimi spaventati collaborano al rovesciamento del piano malvagio:

Ed è così che, mentre Sy riprende a guidare verso la sua meta, che entrano in gioco Riccardo e Rami, due piccoli protagonisti di questa storia: Rami ha nascosto il cellulare nella giacca, Riccardo si libera dalle fascette e chiama il 112: “Ci stanno portando via con il pullman, aiutateci”. Anche un terzo bambino, Adam, si libera e chiama i suoi genitori: che capiscono che quello del figlio non è uno scherzo. (Ibid)

L’ultimo attore di questa tragedia sventata sta per entrare in scena: le forze dell’ordine. Due pattuglie dei Carabinieri della stazione di San Donato in dieci minuti intercettano il bus in località Pantigliate; non hanno idee chiare su ciò che sta avvenendo, ma l’incalzare degli eventi richiede una reazione immediata.

Si mette in atto un posto di blocco. L’autista lo forza. Intervengono altre tre pattuglie. Sy è costretto a fermarsi. Alcuni carabinieri intavolano un dialogo con lui che intima di bruciare tutto.

SAN DONATO MILANESE
HANDOUT / VIGILI DEL FUOCO / AFP

Grazie a questo diversivo che tiene occupato il sequestratore, altri colleghi dell’Arma riescono a forzare la porta posteriore del bus per far scendere i ragazzi. Escono di corsa, anche quando il mezzo riprende la marciare veloce. Sono tutti fuori quando Ousseynou Sy appicca l’incendio, dopo che il mezzo ha terminato la corsa su un new jersey.

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