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Un sacerdote autistico offre consigli ai penitenti autistici e ai loro confessori

SewCream - Shutterstock

Padre Matthew Schneider, LC - pubblicato il 23/10/19

Rendersi conto di ciò che è peccaminoso

Visto che il peccato richiede una scelta volontaria, noi autistici abbiamo bisogno di renderci conto delle limitazioni dovute alla nostra condizione e non accusarci di un peccato quando le nostre azioni sono state involontarie, o volontarie ma motivate dal riconoscimento del fatto che una certa azione potrebbe essere necessaria per evitare qualcosa di peggio, anche se infastidisce chi ci circonda.

Fraintendere le emozioni di qualcuno non è un peccato a meno che non lo si faccia intenzionalmente. Non guardare qualcuno negli occhi non è un peccato, soprattutto se dobbiamo farlo per autoregolarci. Avere un crollo o uno spegnimento non è un peccato. Spesso non ci rendiamo neanche conto di essere bruschi se non ce lo dicono gli altri.

Nonostante questo, dovremmo cercare di affrontare la nostra condizione nel modo più caritatevole possibile. Ad esempio, prima cliccavo ripetutamente una penna, ma molte persone mi hanno detto che quel rumore le infastidiva, e quindi ho assunto un movimento ripetitivo più silenzioso che raggiunge lo stesso obiettivo.

Gli autistici spesso tendono a farsi degli scrupoli, ma da autistico che è anche un teologo morale permettetemi di offrirvi una regola generale: se non siete sicuri se uno dei vostri tratti autistici è voluto, probabilmente non lo è.


HALEY, MOSS

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A meno che non siamo intenzionalmente bruschi, probabilmente non siamo colpevoli, e quindi non c’è bisogno di confessarlo. Allo stesso modo, per i sacerdoti che ascoltano la Confessione di una persona autistica: probabilmente dovrete spiegarle che certe cose – come l’essere bruschi in modo non intenzionale – non sono peccati.

Nel confessionale

Da autistico, raccomanderei di cominciare dicendo al sacerdote che avete l’autismo. Poi, se vi sente confessare una “mancanza di carità”, come evitare il contatto visivo o infastidire gli altri con le vostre azioni, può aiutarvi a valutare se in quel caso ci sia veramente qualche mancanza di carità (anche per i non autistici, i comportamenti legati a quello che è socialmente accettabile potrebbero non avere alcun peso morale, sono semplicemente non peccaminosi, anche se non “socialmente accettabili”).

E a proposito, amici autistici, se per voi il contatto visivo è un problema, raccomanderei davvero una Confessione dietro un paravento. Sacerdoti, rendetevi conto del fatto che le persone affette da autismo trovano spesso il contatto visivo doloroso o difficile, e quindi per favore non insistete.

Quasi tutti si innervosiscono alla Confessione. Nel caso degli autistici, al nervosismo si aggiungono le difficoltà a livello sensoriale o sociale. Ciò porta spesso ad avere movimenti ripetitivi per regolare queste emozioni e le questioni sensoriali. Se siete autistici, non abbiate paura di eseguire movimenti ripetitivi nel confessionale. Sacerdoti, rendetevi conto che è un aspetto naturale dell’autismo e non preoccupatevi.

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autismoconfessioneconsiglisacerdote

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