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Haley Moss è il primo avvocato della Florida con diagnosi di autismo certificata

HALEY, MOSS
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"Ci vuole un villaggio per crescere un bambino, e ci vuole un villaggio ancora più grande per crescere un bambino disabile. Condividendo la mia storia, mi sono resa conto che io posso essere parte del villaggio di cui qualcun altro ha bisogno".

Quando avevo 3 anni fu detto ai miei genitori che potevano ritenersi fortunati se fossi riuscita a farmi un amico o a ottenere la patente di guida.

Haley Moss, americana classe 1994, ricorda così il giorno in cui la sua famiglia ricevette una conferma chiara: autismo. Sappiamo che già questo ha del positivo, perché in moltissimi casi la diagnosi certa è come un Santo Graal da cercare a costo di grandi sacrifici, un calvario di visite e oracoli oscuri.

Nel caso di Haley la diagnosi è arrivata precoce, precoce anche la prospettiva di un futuro funesto. Invece, facendo un salto di 21 anni in avanti, l’ultima fotografia di questa storia inquadra la signorina Moss prestare giuramento per diventare avvocato a tutti gli effetti. E’ accaduto lo scorso gennaio a Fort Lauderdale, in Florida.

Mi oppongo!

Chissà se, come nei film, questa avvocatessa si alzerà in aula esclamando decisa: “Mi oppongo, vostro onore!”. In effetti fu un film a renderci tutti emotivamente empatici con l’autismo; chi si scorda più il grande Dustin Hoffman di Rain Man. Ci sembrava improvvisamente di aver capito tutto dell’autismo, e che “tutto” fosse una mente capace di contare gli stuzzicadenti caduti per terra e con qualche fobia infantile.

Il mondo dell’autismo è complesso ed estenuante per chi si prende cura di figli così fragili. Ce lo hanno raccontato in molti e il senso di ospitare queste storie è proprio quello di creare, anche solo virtualmente, una rete di supporto. Il nemico pressante di sentirsi soli ad affrontare quelli che sembrano problemi insormontabili va combattuto. Una mamma di Viareggio si è inventata e creata dal nulla un numero verde per ascoltare e aiutare altri madri e padri con un figlio autistico; Elio ha messo da parte la sua maschera scanzonata e ha fatto il suo outing di genitore molto provato dalla disabilità del figlio.

Sono tutti modi di dire “mi oppongo!”. A cosa? Alla nuvola nera della disperazione che ottenebra l’orizzonte, agli attriti burocratici che complicano un viaggio già molto in salita, alle fatiche quotidiane che logorano mente e corpo. Senza facili entusiasmi, bisogna dire che sono possibili percorsi di cura che si dimostrano davvero significativi. Haley Moss non ha pronunciato parola fino ai 3 anni, si credeva non potesse tagliare il traguardo di una comunicazione verbale e ad oggi ha pubblicato 3 libri; all’università fu scelta tra gli studenti del suo corso per tenere il discorso di inaugurazione dell’anno accademico.

Ogni passo della sua vita è stato un opporsi alle molte sentenze emesse in partenza sulla sua persona. La sua tempra le dà il vantaggio di essere entusiasta, energica, molto attiva. Ma questo sarebbe stato insufficiente se sulla strada non avesse trovato l’altra metà del ponte: una rete di persone disposte a scommettere sul valore umano di chi è portatore di disabilità. Ha dichiarato, infatti:

Ci vuole un villaggio per crescere un bambino, e ci vuole un villaggio ancora più grande per crescere un bambino disabile. Condividendo la mia storia, mi sono resa conto che io posso essere parte del villaggio di cui qualcun altro ha bisogno. (da Cbs News)

Dal terrorismo alla lavatrice, battaglie toste

Lo stereotipo che riguarda gli avvocati li vuole figure ciniche e pragmatiche, non scalfiti dal retaggio delle emozioni. Anche quando sono persone dagli ideali appassionati corroborano il quadro generale di un profilo che richiede eccellenza. Quando il signor Joseph Zumpano, fondatore di uno studio di associati della Florida, assunse Haley Moss ammise di essere stato colpito perché era una persona davvero brillante.

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