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Buzz Aldrin fece la Comunione sulla luna ma la Nasa non poteva dirlo

BUZZ ALDRIN, MOON, COMMUNION

Wikipedia - Illustra Media | Youtube

Annalisa Teggi - pubblicato il 18/07/19 - aggiornato il 19/07/19

50 anni fa l'uomo metteva piede sulla luna. Armstrong fu il primo a scendere, mentre Aldrin aveva con sé un kit con un'ostia e del vino: "Era interessante per me pensare: il primo liquido versato sulla luna e il primo cibo mangiato sono stati gli elementi della Comunione".

Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché te ne ricordie il figlio dell’uomo perché te ne curi? (Salmo 8)

Il prossimo 20 luglio, tra una manciata di giorni, si celebreranno i 50 anni dalla missione di Apollo 11, l’uomo mise piede sulla Luna. Era il 1969 e quel momento rimane nella memoria collettiva col sottofondo della voce di Neil Armstrong: “Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità”. Erano più o meno le 20, ora italiana, e 19 minuti dopo Armstrong anche l’altro astronauta a bordo del modulo lunare, Edwin E. Aldrin Jr. detto Buzz, scese sul Mare della Tranquillità. Intanto, sul modulo di comando in orbita attorno alla luna c’era il terzo membro della missione, Michael Collins.


PAOLO NESPOLI

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L’evento fu mandato in onda in tutto il mondo, i miei genitori e nonni ne ricordano ancora i minimi dettagli raccontati dalla voce di Tito Stagno. Ma qualcosa di davvero significativo accadde e non fu mandato in onda: ci fu una lunga pausa tra il momento in cui il LEM toccò il suolo lunare e il momento in cui Armstrong ci poggiò il piede; il piano della missione prevedeva che gli astronauti si riposassero prima dell’evento. Durante quella pausa, Buzz Aldrin fece la Comunione usando un apposito kit portato con sé; Neil Armstrong lo osservò in rispettoso silenzio e la Nasa ne era informata. Per capire il senso di quel gesto e perché venne tenuto segreto occorre fare un passo indietro, alla missione di Apollo 8.

24 dicembre 1968: Natale sulla Luna

Nel 1962 JFK aveva promesso che l’uomo avrebbe messo piede sulla luna, ma non poté assistere alla realizzazione dell’impresa. Un primo grande traguardo fu compiuto dalla missione di Apollo 8, la prima, con degli uomini a bordo, a lasciare l’orbita della Terra, a raggiungere la Luna, ad orbitare intorno ad essa e tornare in sicurezza sulla Terra. Ne facevano parte tre astronauti: Frank Borman, Jim Lovell e William Anders.  (Lovell, forse, noi tutti lo ricordiamo per l’interpretazione di Tom Hanks che raccontò nell’omonimo film quel “fallimento di grande successo” che fu Apollo 13).

Questi tre uomini furono i primi a vedere il lato scuro della luna, peraltro. La missione partì il 21 dicembre e si trovò a festeggiare il Natale facendo il girotondo attorno al candido satellite; dunque: come fare gli auguri in diretta televisiva mondiale? Fu Anders a rompere il ghiaccio con queste parole:

Ci stiamo avvicinando all’alba lunare e, per tutte le persone che sono sulla terra, l’equipaggio di Apollo ha un messaggio che vorrebbe condividere con voi.

Alternandosi nella lettura, Lovell, Anders e Borman lessero il primo capitolo della Genesi. Immaginiamoci che senso profondo potesse avere per loro pronunciare dallo spazio, al cospetto della Luna, parole come:

Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte.

Eccone l’audio originale che ci fa percepire lo spalancarsi della coscienza umana a cospetto della Creazione:

Fu un evento che non passò inosservato e generò persino una forte irritazione che sfociò in un’azione legale. Madalyn Murray O’Hair, fondatrice degli Atei americani e nota come ‘donna più odiata d’America’, citò in giudizio la NASA proprio per quella lettura biblica in mondovisione:

O’Hair voleva bandire le pratiche religiose da parte degli astronauti della Nasa sulla terra, nello spazio e attorno alla luna mentre erano in servizio. (da Real Life Stories) [Madalyn Murray O’Hair] in riferimento alla lettura pubblica della Genesi, sostenne che gli astronauti erano in quel momento impiegati pubblici e che la separazione tra chiesa e stato supportava la sua causa. (Huffington Post)

La causa legale finì in nulla, ma era stato un avvertimento che la Nasa non ignorò più e modificò le sorti di ciò che avvenne a bordo dell’Apollo 11.


MARICA BRANCHESI

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20 luglio 1969: un gesto di gratitudine universale

C’erano un’atea, un deista e un presbiteriano.. potrebbe essere l’inizio di una storiella divertente, ma furono tre presenze forti a bordo della missione che portò l’uomo sulla luna.

Neil Armstrong si dichiarò deista (cioè ammetteva l’esistenza di un Essere Supremo e Creatore, negando però la necessità della Rivelazione), Buzz Aldrin invece era legato alla Chiesa presbiteriana di Webster in Texas. Questo dato potrebbe essere in aperto contrasto con la dichiarata appartenenza di Aldrin alla massoneria; a differenza della chiesa cattolica che condanna senza appello la massoneria (primo documento in merito fu l’enciclica Humanarum Genus di Leone XIII), la chiesa presbiteriana è tra quelle mantengono una posizione neutrale, accettando tra i propri fedeli anche iscritti alle logge massoniche.

Armstrong e Aldrin vissero l’esperienza della missione con uno sguardo diverso sull’universo; e su di loro aleggiava ancora l’eco oscura della voce inquisitoria dell’atea O’Hair. Aldrin aveva pensato a lungo a ciò che avrebbe vissuto e a come onorare al meglio l’evento. Si sentiva come Cristoforo Colombo, a tu per tu con un nuovo “continente” e uno dei primi gesti fatti dal navigatore genovese sul suolo americano fu la Comunione. Aldrin si confrontò dapprima col pastore Dean Woodruff, che gli preparò un apposito kit da portare nello spazio: conteneva un’ostia e una piccola fialetta di vino.

Ma la Nasa cosa ne pensava?

Nel suo libro Magnificent Desolation, Aldrin racconta cosa gli disse l’astronauta Deke Slayton, che era a capo delle operazioni dell’equipaggio di Apollo 11: “Fallo pure, prendi la Comunione, ma commenta la cosa tenendoti sul generale”. (da The Guardian)
APOLLO 11, MOON, BUZZ ALDRIN
Wikipedia

Così fu. Poco dopo l’allunaggio del LEM e prima che Armstrong scendesse, Aldrin prese parola chiedendo a Houston un momento di ringraziamento.

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