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Vincent Lambert, il 20 maggio sarà eseguita la condanna a morte per fame e sete

© PHOTOPQR/L'UNION DE REIMS
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Eutanasia a tappe forzate per il 42enne francese che ha avuto la sfortuna di restare vivo e di sembrare utile alle lobbies dello smaltimento rifiuti umani. Ma c’è chi resiste, insieme con i genitori.

Enne O., no. Lo dico pensando a chi conosco e amo profondamente, a volte con un amore che è dolore e basta, dentro un’angoscia che si taglia con il coltello, a volte. Il nostro bambino non vale perché ride, ma sentirlo ridere ci sommerge di gioia improvvisa. Non ha sempre riso. E’ stato anche in coma, non reagiva nemmeno a insistiti stimoli dolorosi. Abbiamo pianto rimpiangendo il pochissimo che prima sapeva fare e temevamo aver perduto. Poi si è risvegliato e ci ha ridato quel pochissimo e ogni tanto ci aggiunge dell’altro. A seconda di come sta, di quel che può, di quanto c’azzeccano le terapie.

La mentalità eutanasica dilaga

Sono così grata di non vivere continuamente sotto check up per valutare se la sua vita valga o meno, se ci stia dando abbastanza o no. Ci dà quel che può e non è nemmeno tenuto a farlo. Si sta meglio, in questo campionato. C’è più fair play, per ora.

Ma c’è da avere paura e una paura fondata (io ne ho tanta). Le DAT sono divenute legge nel 2017 che tanta commozione sono costate alla tenerissima Emma Bonino e ora è depositata in Senato la proposta di legge del sen. pentastellato Matteo Mantero sul tema eutanasia: vuole riportare il dibattito sul tema sofferenza malati. Hanno diritto di morire a km zero. Suicidio assistito, entro i patri confini e meno traffico alle frontiere.

La battaglia dei genitori

D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera (Luca, 12, 49)

Il piccolo regno familiare di cui fa parte  Vincent è un piccolo regno diviso in sé stesso. Assediati dalla maggioranza degli altri figli, la mamma e il papà si fanno carico di pesi inimmaginabili.

L’uomo è veramente e non metaforicamente sotto sequestro: ogni volta che lo vanno a visitare ed accudire devono sottoporsi ad un’ingiusta procedura di riconoscimento. Hanno scoperto per caso, la prima volta, che era stato privato dei sostegni vitale (cibo, idratazione). E devono correre da un campo all’altro: oltre a quello già impegnativo dell’assistenza al figlio ci sono quello pubblico e quello giuridico (quindi sono altri due campi) nel quale devono dimostrare che la vita di loro figlio non è una batteria esausta da smaltire, non è rifiuto, non è packaging ingombrante da sminuzzare compattare e chissà forse riciclare. Un angolo giro di ingiustizia.

MARCH FOR LIFE ROME MAY 19
Antoine Mekary | ALETEIA

L’opinione pubblica

Non è Alfie, non è Charlie, è solo Vincent. Suscita meno tenerezza? Non deve meritare meno sdegno. Chi combatte per la vita deve restare lucido, duro, poco emotivo. Non importa che non abbia pupazzetti intorno al letto (forse ne ha?), che non indossi soffici pigiamini, che non possa stare in braccio. Tutti noi sappiamo che è un uomo.

Papa Francesco lo aveva tenuto proprio stretto ad Alfie nello stesso appello a rispetto e alla difesa della vita sempre, soprattutto in condizioni di fragilità. Ricordate? Era il 18 aprile del 2018:

Attiro l’attenzione di nuovo su Vincent Lambert e al piccolo Alfie Evans: vorrei ribadire e confermare che l’unico padrone della vita dall’inizio alla fine naturale è Dio. Il nostro dovere è fare di tutto per custodire la vita. Pensiamo in silenzio e preghiamo perché sia rispettata la vita di tutte le persone e di questi nostri due fratelli, preghiamo in silenzio.

Mi assale, come un sudore freddo, qualcosa che è più di un sospetto: la tragedia è proprio questa, che non sappiamo più cosa sia, chi sia un uomo. Di chi siamo fratelli, di chi siamo figli? Le reazioni e le prese di posizione pubbliche ci sono, ma sono poche.

Dalla Chiesa francese si è levata da sola la voce chiara e forte di Eric de Moulins-Beaufort, Arcivescovo di Réims.

Lascia sorpresi che il signor Lambert non sia stato trasferito in un’unità specializzata nel supporto di pazienti in stato vegetativo o pauci-relazionale” – ha dichiarato in un comunicato stampa. E ha spronato i francesi a riflettere su dove stia andando la tradizione e la cultura dei diritti: “Fa parte dell’onore di una società umana non lasciare che uno dei suoi membri muoia di fame o di sete e fare tutto il possibile per assicurargli le cure appropriate. Permettersi di rinunciare perché una tale presa in carico ha un costo e perché sarebbe inutile lasciar vivere la persona umana interessata contribuirebbe a rovinare lo sforzo della nostra civiltà .

Monsieur le President, il solito Macron, manifesta un’inerzia che tradisce interesse. Vincent deve morire, deve la cosa tornare utile, utilissima.

Conto alla rovescia per la vita di Vincent. Ma la cosa riguarda tutti noi

Ormai manca pochissimo tempo, tanto che conviene contarlo all’indietro. Come riporta con coraggio e puntualità Davide Vairani su La Croce quotidiano e sul suo blog:

La Francia sputa in faccia a Vincent Lambert (l’espressione è dell’avvocato dei signori Lambert, NdR) fino alla fine: mercoledì 15 maggio il tribunale amministrativo di Parigi ha respinto per l’ennesima volta un ricorso d’urgenza presentato dagli avvocati dei genitori di Vincent. Lo scopo del ricorso era di chiedere al giudice di provvedimenti provvisori di sospendere l’interruzione dei trattamenti decisi per la settimana del 20 maggio dell’ospedale di Rèims.

Secondo quanto riportato da alcuni media francesi (“Valeurs Actuelles”, “20 Minutes France” e il canale televisivo BFM, tra i vari) gli avvocati di Viviane e Pierre, i genitori di Vincent, stanno cercando di giocare le ultime carte possibili per fermare la decisione di lasciare morire di fame e sete il loro figlio.

Questi due anziani leoni avevano già ottenuto l’intervento dell’ONU, interpellata nel suo Comitato sui Diritti delle persone con handicap (CIDPH): la Francia ne prendeva atto ma non tanto da tenerne conto. La richiesta di non interrompere nutrizione e idratazione o meglio di sospendere la decisione della loro sospensione è ignorata.

“Dobbiamo mantenere la speranza fino alla fine e spiegare a tutti che Vincent non è alla fine della sua vita, è disabile!”, non smette di denunciare Viviane Lambert.

E chiama a raccolta i francesi domenica 19 maggio per un presidio davanti all’ingresso dell’Ospedale di Rèims: “Nulla è perso, il Comitato delle Nazioni Unite dei disabili ha chiesto alla Francia per continuare ad idratare e nutrire Vincent, la Francia deve rispettare la convenzione che ha firmato, deve farlo per Vincent, ma anche per tutte le altre persone disabili come Vincent”.

Abbiamo il dovere di resistere, di alzare la voce, di difenderlo in tutti i modi. Segnaliamo che Steadfast Onlus e CitizenGo aderiscono all’iniziativa di Federica Picchi, candidata europarlamentare, imprenditrice che ha fondato la Dominus Production 8 anni fa, da sempre concentrata sulla difesa della vita, della famiglia, della dignità umana. E’ in programma proprio per il 20 maggio alle ore 12.30 presso Montecitorio un presidio a difesa della vita di Vincent. E della nostra.

 

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