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Tornare a vivere dopo 12 anni in stato vegetativo

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Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 15/01/15

L'incredibile storia di Martin Pistorius insegna che "staccare la spina" può rivelarsi una scelta spietata

Un ritorno vincente alla vita. Si può definire così la storia del 39enne sudafricano Martin Pistorius. Per dodici anni ha vissuto in stato vegetativo dopo che all’età di 12 anni aveva contratto una forma meningite e non si era più ripreso dalle conseguenze dell’infezione. 

TUTTO E’ INIZIATO CON UN MAL DI GOLA
Tutto accadde nel 1988, quando il 12enne Martin, tornò da scuola con un forte mal di gola, i genitori non pensavano certo che si trattasse dell’inizio di un vero e proprio incubo. Secondo i medici, il ragazzo era stato colpito da una meningite dovuta ad un criptococco e ad un’infezione al cervello, che lo fece precipitare in stato di coma.

L’USCITA DAL COMA
Una volta uscito dal coma, due anni più tardi, scrive Il Sussidiario.net (14 gennaio), i medici non garantirono grandi speranze ai genitori di Martin: «Resterà per sempre con il cervello di un bambino di tre anni, prendetevi cura di lui finché non morirà». Ed è così che Rodney Pistorius ha iniziato ad accudire il figlio come mai aveva fatto anche nei primi mesi di vita, ogni giorno, mentre le prime terapie di riabilitazione, in centri specializzati, non sembravano apportare grandi effetti.

MANDELA E LADY DIANA
Col tempo Martin aveva però iniziato ad essere sempre più cosciente. «Ricordo perfettamente di essermi reso conto dell’elezione di Mandela a presidente del Sudafrica e della morte di Lady Diana – racconta l’uomo – ma non riuscivo a comunicare con gli altri. Mi sentivo prigioniero del mio stesso corpo, come fosse però un corpo estraneo in calcestruzzo».

INCREDIBILE MIGLIORAMENTO
Nel 2001 avviene una svolta miracolosa Martin ha quasi 25 anni e un aromaterapeuta si rende conto della reazione agli odori del ragazzo. Esami più approfonditi evidenziarono che l’attività cerebrale del giovane stava migliorando e gli specialisti stabilirono delle precise terapie di riabilitazione. In breve tempo, Martin imparò a comunicare attraverso degli speciali strumenti, ma non solo: tornò ad imparare anche a leggere e a scrivere. 

IL LAVORO E L’AMORE
In pochi anni la situazione migliorò sensibilmente, Martin tornò attivo, e lavorò prima nello stesso centro che lo aveva accolto, poi si interessò agli studi di informatica fino a diventare un web designer. E nel 2008 arrivò anche l’amore: Joanna, un’assistente sociale conosciuta in Inghilterra. La donna racconta così l’innamoramento: «Ho lavorato con persone con handicap per tanto tempo, ma Martin era diverso. Mi corteggiava, e lo faceva con fascino. Ci siamo sposati a fine 2009 e odio chi dice che io sia la sua badante, io sono sua moglie».

STACCARE LA SPINA NON E’ LA SOLUZIONE
Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, alla luce di questo racconto è evidente non solo il percorso difficile delle persone in stato vegetativo e delle loro famiglie ma anche che non siamo in grado di inquadrare con precisione un paziente in stato vegetativo persistente. Questo è un aspetto fondamentale quando si valutano tutti quei casi difficilmente diagnosticabili, quel numero sempre maggiore di Terri Schiavo ed Eluana Englaro per le quali “staccare la spina” sembra per alcuni essere la soluzione più semplice, anche se in realtà è molto probabilmente la più spietata (Agorà magazine, 14 gennaio).

Tags:
bioeticastato vegetativo
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