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«State introducendo un’eutanasia ipocrita». Il duro “J’Accuse” dei 70 medici che difendono Vincent Lambert

Racorn / Shutterstock
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«Non è il dovere e l’onore di una società umana, quello di prendersi cura dei più vulnerabili tra i suoi?» Così si conclude il vibrante appello dei professionisti della sanità che richiamano la Francia tutta, impegnata negli Stati Generali della Bioetica, ad aprire gli occhi sull'ingiustizia che viene perpetrata ai danni di un uomo sano, innocente e inerme.

Aggiornamento delle 19:15: alle 18:30 di oggi, venerdì 20 aprile 2018, la Corte del tribunale amministrativo di Châlons en Champagne ha pronunciato in sentenza di aver accolto l’istanza di ricorso presentata dai legali dei genitori di Vincent Lambert. La rimozione dell’idratazione è stata sospesa dalla sentenza, e da oggi è stato concesso un mese di tempo per una valutazione clinica svolta da un team di tre medici.

Desta stupore che frattanto, in attesa della sentenza, France 3 abbia pubblicato un’intervista a Jacques Gaillot, mendacemente definito “Vescovo di Partenia” dai colleghi d’Oltralpe. Naturalmente il Monsignore definisce «non-vita» la «sopravvivenza del signor Vincent Lambert» e parla in tal senso di un «accanimento terapeutico che dura da dieci anni». Evidentemente il Monsignore non ha ascoltato RCF, l’altra sera, mentre dall’Università Cattolica di Lione trasmettevano uno stupendo colloquio sugli Stati Generali della Bioetica: il prelato avrebbe potuto imparare moltissimo dal suo confratello, l’Arcivescovo di Rennes Pierre D’Ornellas.

Ad ogni buon conto, Jacques Gaillot fu “sollevato” dalla pastoralis sarcina da san Giovanni Paolo II (e non per niente, come è facile indovinare). Gli avvocati dell’accusa invece non hanno convinto la Corte a respingere il ricorso della difesa: Vincent Lambert può vivere. E ora si attenderà l’expertise medicale.


Anch’io sono rimasto molto stupito dell’assordante silenzio mediatico attorno alla vicenda umana e giuridica di Vincent Lambert, il cui tempismo invece appare in queste settimane a dir poco sospetto: ogni sette anni, per legge, in Francia vengono convocati gli “Stati Generali della bioetica”, per riconsiderare gli aspetti dell’ordinamento vigente che interessano inizio e fine-vita alla luce dei progressi medici e tecnici. Essi sono stati appunto convocati in questa primavera, e le solite lobbies si sono vastamente adoperate per cercare di forzare le marce della politica imponendole la nota agenda radicale: meno soldi per le cure, agevolazioni per lo smaltimento dei membri improduttivi della società. Del resto questa è la filosofia di Jacques Attali, maître à penser del bellissimo, giovanissimo e bravissimo Président, che un giorno parla coi Vescovi come uno di loro e il giorno dopo fa bombardare la Siria.

Ieri si è svolta nel tribunale amministrativo di Châlons en Champagne l’udienza del ricorso dei genitori di Lambert contro la decisione del dottor Vincent Sanchez, che il 9 aprile avrebbe “collegialmente” stabilito di sospendere l’idratazione e l’alimentazione del 42enne disabile (il quale starebbe anche riappropriandosi di alcune funzioni motorie e fonatorie, da quanta voglia ha di morire). A favore della decisione medica – da ben 10 anni prima che questa si esprimesse! – la moglie Rachel. Inopinatamente.

E dicevamo che gli Stati Generali sono in corso: per la precisione, era previsto che per la fine del mese corrente giungessero in fase finale con le valutazioni sulle proposte di legge per l’eutanasia. Ecco perché il tempismo dell’operazione fame sembra fin troppo sospetto: fino ad oggi nessuno ha dato visibilità a Lambert e la notizia viene tenuta bassa dai media, ma se Vincent potesse morire di fame e di sete proprio mentre il Paese discute di una legge sull’eutanasia l’effetto politico sarebbe deflagrante, i riflettori mediatici si accenderebbero abbacinanti sulla triste vicenda e partirebbe allora il lavaggio del cervello collettivo mirante a chiedere al “Senatus PopulusQue Gallorum” di sopprimere il povero Vincent. Per pietà.

Ecco perché alla struggente lettera di Viviane Lambert a Emmanuel Macron (pubblicata sul Figaro: non un alito di risposta dall’Eliseo è stato registrato) ha fatto seguito anche un importante documento firmato da 70 medici e paramedici specializzati nel settore delle cure palliative e dell’assistenza terminale. Tale dichiarazione ha i toni di un vibrante J’Accuse nei confronti della “giustizia” e della “medicina” francesi, che stanno collaborando a un pactum sceleris il cui punto di ricaduta sarebbe la morte di un innocente sano. È stata accesa una miccia nell’ombra, ma se nessuno la spegnerà la deflagrazione sarà enorme, e dalle ripercussioni politiche e sociali incalcolabili. Ecco perché nessuno parla di Rachel Lambert: l’eventuale ostinazione di una moglie crudele che per motivi suoi preferisca dirsi vedova piuttosto che divorziata dovrà essere maneggiata con cura, per rientrare in una narrazione che spinga Lambert alla morte e introduca l’eutanasia in Francia; un elemento ambiguo che a tutte le parti in causa conviene tenere basso – come a dire, non si sta parlando di una crisi di coppia.

Per questo abbiamo ritenuto importante pubblicare la traduzione integrale del documento medico che difende Vincent Lambert: come si vedrà leggendolo, esso difende la nostra civiltà occidentale non meno che la vita di quel singolo uomo.


Noi, medici e professionisti specializzati nella cura di persone cerebrolese in stato vegetativo o iporelazionale (EVC-EPR), teniamo a esprimere – in fede e in coscienza – la nostra incomprensione e la nostra estrema inquietudine riguardo alla decisione di arresto di nutrizione e idratazione artificiali per il signor Vincent Lambert. Una trama di incertezze e un ordito di ipotesi, così pure come giudizi contraddittori sul livello di coscienza, sulle capacità di relazione e di deglutizione, e il pronostico fondano una sanzione drammatica, incomprensibile. Alcuni fra noi hanno un’esperienza che va da trenta a quarant’anni di cure e di riflessione su queste persone. La circolare del 3 maggio 2002, che ha marcato una tappa essenziale per l’organizzazione e la qualità della presa in carico delle persone EVC-EPR, costituisce un punto di riferimento sempre attuale.

La maggior parte fra noi non conosce personalmente il signor Vincent Lambert, se non per quello che di lui si dice nei media, in modo fazioso, quanto all’applicazione nei suoi riguardi della legge relativa ai diritti dei pazienti e al fine vita.

Alcuni tra noi hanno potuto visionare un breve video, scene girate nel giugno 2015, il quale permette di affermare che il signor Vincent Lambert è sì in stato iporelazionale, e cioè non è in coma, non richiede alcuna misura di rianimazione e ha capacità di deglutizione e vocalizzazione. Se ci è impossibile pronunciarci sull’esatto livello di coscienza e sulle sue capacità relazionali, per contro il signor Vincent Lambert ci sembra ravvicinabile ai pazienti afferenti alle nostre unità EVC-EPR, e a quelli che neppure hanno la tracheotomia. È evidente che non è in fin di vita. La sua sopravvivenza nelle condizioni e nel contesto che lo circondano – disintegrazione famigliare, procedure giuridiche interminabili, scatenamento mediatico, assenza di progetto di vita con abbandono di ogni rieducazione o uscita o momento in sedia a rotelle, isolamento sensoriale e relazionale nella sua camera, dov’è rinchiuso a chiave da quattro anni… – testimonia anzi ai nostri occhi la sua tenace pulsione di vita.

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