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Vincent Lambert, il 20 maggio sarà eseguita la condanna a morte per fame e sete

© PHOTOPQR/L'UNION DE REIMS
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Eutanasia a tappe forzate per il 42enne francese che ha avuto la sfortuna di restare vivo e di sembrare utile alle lobbies dello smaltimento rifiuti umani. Ma c’è chi resiste, insieme con i genitori.

Sul pianeta rosso, persino, siamo finiti a cercare l’acqua e nell’ospedale di Rems, in Francia, è programmato che a partire dal 20 maggio, lunedì prossimo, sia tolta l’idratazione ad un uomo immobilizzato a letto perché muoia.

Quest’uomo si chiama Vincent Lambert, un signore che ha avuto la sfortuna di incappare in un incidente stradale nel 2008 unito all’ardire di non morire subito. Era in sella alla sua moto, il 29 settembre di 11 anni fa e stava andando al lavoro.

Cioè, prima che facciano salire la nebbia intorno a questo fatto semplice e brutale con le loro perifrasi e i loro protocolli (o meglio per diradarla, visto che di polvere ne hanno alzata già parecchia e da tanto tempo), guardiamoci la scena.

Un uomo adulto, disabile e non in fin di vita, amato e accudito dai suoi anziani e pugnaci genitori -meno, molto meno dalla moglie che invece si trova d’accordo con i medici che intendono procedere con la sospensione dei sostegni vitali (Nota Molto Bene: per me e per te sono sostegni vitali il pranzo di oggi e l’acqua in bottiglia con basso residuo fisso; le acque aromatizzate, il succo ace, no oggi non mi va, meglio un estratto di rapanello, ananas e zenzero. Per dire) -, fra circa 72 ore sarà privato del nutrimento e peggio, molto peggio, dell’idratazione. Come un cane alla catena e la ciotola messa distante un palmo in più della lunghezza del collo teso al massimo. Perché i mezzi per idratarlo e nutrirlo sono proprio lì a pochi centimetri da lui.

L’annuncio è stato dato dal suo medico curante, Vincent Sanchez, in una lettera rivolta ai famigliari di Lambert che recita testualmente: “Vi informo che la sospensione dei trattamenti e la sedazione profonda e continua evocata dalla procedura collegiale avranno inizio nel corso della settimana del 20 maggio”. (Vatican News)

Era il 10 maggio scorso.

Leggi anche: Che sarà di Vincent Lambert? La moglie lo vuole morto, i genitori sono abbandonati dallo Stato, 70 medici lo difendono. Oggi la sentenza

 

Essere handicappati è una colpa che merita la pena capitale

Eppure, ripetiamolo ancora, e ancora, l’uomo non è affatto in una fase terminale, cioè non si tratta di accelerare un processo già iniziato quello dell’agonia che altrimenti sarebbe stranamente lungo: 11 anni di agonia ininterrotta visto che le condizioni sono stabili da allora. Distinguo agghiacciante poiché anche l’agonia che conduce alla morte è parte integrante e intoccabile della vita di una persona. Esiste la terapia del dolore, esistono sistemi umani e davvero pietosi per accompagnarla.

Ma siccome abbiamo a che fare con una serie di cervelli che ragionano di qualità di vita (la loro, forse) allora conviene che si sappia: Vincent non sta morendo. Vincent non sta morendo. Vincent non sta morendo.

La madre lo dice continuamente e ogni volta la umiliano con insulse virgolette come si trattasse di invenzione della sua febbrile immaginazione, di una donna resa pazza non tanto dall’amore al figlio, quanto dal suo essere cattolica, vicina a frange integraliste; lo ricorda Leone Grotti su Tempi. Siamo alle solite, che noia signori miei, se non fosse che anche questa è vera persecuzione e con tanto di morti e feriti.

Vincent è tetraplegico, in uno stato di coscienza minima (la mamma dice “Manifesta regolarmente la sua presenza, ci riconosce (…). Ha bisogno di tempo, di fiducia, di benevolenza”), nutrito e idratato artificialmente, in grado di respirare da solo, con regolare ritmo sonno-veglia.

E’ evidentemente una persona in stato di grave handicap (ce ne sono anche di molto più gravi! Per esempio mi pare che risponda agli stimoli visivi, e uditivi e tattili. E che abbia “solo” il sondino e non la più invasiva PEG).

Ma essere handicappati equivale quindi ad un crimine tra i più odiosi se merita la pena capitale. Lo disse Oriana Fallaci, lo diciamo anche noi. Lei parlava allora di Terry Schlinder Schiavo.

Intervistata dal quotidiano “Il Foglio” commentava:

nella nostra società parlare di Diritti-Umani è davvero un’impostura, una farisaica commedia. Ne deduco che da noi essere malati in modo inguaribile è un delitto per cui si rischia la pena capitale. Ne deduco che nel nostro tempo chi è malato in modo inguaribile viene considerato un cittadino inutile, un disturbo da cancellare, quindi un reprobo da punire. (…) Ammazziamoli tutti gli handicappati, i paralitici, i paraplegici, i tetraplegici, i mongoloidi, i nonni e le nonne novantenni che giacciono a letto col femore rotto. E con loro i rachitici, i gobbi, i monchi, gli zoppi, i ciechi, i sordi. Anche se sono sordi come Beethoven che da sordo scrisse l’Eroica. Anche se sono ciechi come Omero che da cieco scrisse l’Iliade e l’Odissea. (…) (Il Nuovo Arengario).

Un’iperbole che perde forza retorica a vista d’occhio e diventa ogni giorno di più una didascalia, la cronaca di un fenomeno reale e pervasivo.

Una morte messa in agenda in nome di un’altra agenda

Hanno semplicemente programmato di sopprimerlo, Vincent. E siccome sono persone a modo e organizzate hanno sfogliato le agende e visto che lunedì prossimo poteva andare. Ovvero ad un mese di distanza dall’ultima tregua concessa dal ricorso presentato dai legali dei genitori e accolto dalla Corte del Tribunale Amministrativo di Châlons en Champagne. In nome di quel pronunciamento la rimozione dell’idratazione è stata sospesa.

In realtà l’agenda che hanno sott’occhio non è tanto quella dei turni di lavoro degli infermieri o dei giorni di consegna dei farmaci sedativi, piuttosto è quella politica. Ricorda il collega Giovanni Marcotullio che ogni sette anni si riuniscono gli Stati generali della Bioetica

per riconsiderare gli aspetti dell’ordinamento vigente che interessano inizio e fine-vita alla luce dei progressi medici e tecnici. Essi sono stati appunto convocati in questa primavera, e le solite lobbies si sono vastamente adoperate per cercare di forzare le marce della politica imponendole la nota agenda radicale: meno soldi per le cure, agevolazioni per lo smaltimento dei membri improduttivi della società. (Aleteia)

Leggi anche: Tornare a vivere dopo 12 anni in stato vegetativo

Accanimento eutanasico, ma parliamo come mangiamo: vogliono proprio sopprimerlo

I fautori della morte pietosa sono anche acutissimi osservatori e smascheratori di inganni. Quella sagoma di Vincent vuole morire, solo che dissimula e lo fa in modo davvero sorprendente. Come si spiega altrimenti che abbia resistito per 31 giorni in totale assenza di alimentazione e alla riduzione più che drastica dell’idratazione? 

A fine marzo 2013 dal dottor Karinger, in accordo con Rachel Lambert e all’insaputa dei genitori e dei fratelli di Vincent: viene interrotta l’alimentazione e ridotta drasticamente l’idratazione (200 ml/24 ore). Il 20 aprile, durante una visita, uno dei fratelli, scopre che Vincent sta subendo questa tortura (terapia eutanasica, nell’antilingua) da oltre 10 giorni. I genitori di Vincent mandano un ufficiale giudiziario per indurre il Dr. Kariger a ripristinare l’alimentazione e presentano un rapporto al Procuratore della Repubblica per tentato omicidio. Dopo settimane di trattative, il giudice costringe il Dr. Karinger a reintrodurre l’alimentazione artificiale: Vincent Lambert è rimasto completamente privo di alimentazione per 31 giorni. E’ l’11 maggio 2013. (Il Nuovo Arengario)

Sì quest’uomo è veramente un fenomeno.

Leggi anche: «State introducendo un’eutanasia ipocrita». Il duro “J’Accuse” dei 70 medici che difendono Vincent Lambert

«Non è privo di coscienza, ma della capacità di esprimersi», afferma instancabile la madre Viviane. Di parere opposto, ma concorde con la Corte dei diritti umani, l’ospedale, sono due degli otto fratelli di Vincent, un nipote e soprattutto la moglie. La quale riferirebbe di una volontà espressa dal marito, prima dell’incidente, di non voler vivere ridotto in quello stato.

Siamo in piena partita, in un campionato mondiale abusivo

Due domande:

1- non potrebbe ora aver cambiato idea e non riuscire ad esprimerla? (Certo, il “non riuscire ad esprimere idee a riguardo di alcunchè pare sia uno parametri fondamentali per il controllo- qualità)

2- perché pensiamo che la vita sia un bene a nostra totale disposizione? Ovvero: quand’anche Vincent fosse d’accordo con questa volontà di suicidio appaltato, non ci rendiamo conto che la tragedia è essere al punto in cui QUESTO è diventato il problema: assecondare la volontà individuale qualunque essa sia? (il passaggio poi ai rappresentanti della volontà, ai suoi solerti tutori è presto fatto)

La questione che mi attraversa da cima a fondo quindi è proprio questa: se si trovasse in una condizione ancora meno “espressiva”, con una coscienza ancora più bassa (o una nostra insufficiente capacità di misurarla!), sarebbe allora in forza di questo stato o meglio della nostra grossolana registrazione di uno stato, un candidato ideale per la soppressione?

Combattere per Vincent “solo” perché sa cogliere segnali seppur debolissimi di coscienza significa accettare il campo di battaglia circoscritto dai nemici dell’uomo. Le righe bianche dicono: qui dentro si decide quando e per quanto val la pena vivere.

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