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Felipe ha trovato un cantuccio in cui pregare, è padre ma lì si riscopre figlio di Dio

PRAYER
Palidachan - Shutterstock
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Papà di una figlia disabile e pieno di sofferenza, l’incontro con amici cristiani gli porta la voce di Dio che diventa la sua compagnia fissa anche tra i rumori di un grande centro commerciale.

di Alessio Cottafava, missionario a Santiago del Cile.

Voglio raccontare la storia di un amico, Felipe. È padre di una bambina disabile. Io l’ho conosciuto in un istituto che organizza laboratori per sostenere lo sviluppo di questi bambini. Vado lì da due anni, un pomeriggio a settimana. Mentre i bambini sono in aula, mi trattengo nei corridoi con i loro genitori. Per molto tempo ho incontrato Felipe in questo contesto: parlavamo del più e del meno, a volte per pochi minuti, a volte più a lungo. Pensavo che da quest’anno non l’avrei più rivisto perché era cambiato il mio giorno di visita all’istituto. Invece, è successo un imprevisto.

Un pomeriggio di marzo, mi trovavo nel cortile del santuario che dipende dalla nostra parrocchia. Il cancello dà su una grande strada dove c’è anche la fermata del bus. A un certo punto, vedo Felipe che scende dall’autobus e viene verso di me. Mi dice che, avendomi visto, è sceso per parlarmi di cose importanti. Ci sediamo e mi racconta il recentissimo esplodere di gravi problemi familiari. Ci diamo appuntamento per un altro giorno e comincia così un nuovo rapporto di amicizia. Sempre più, mi rendo conto che non gli è sufficiente un rapporto personale con me, ha bisogno di incontrare una realtà più grande, quella comunità cristiana che alimenta anche la mia vita.

Così decido di invitarlo alla Scuola di comunità degli adulti che facciamo tutti i venerdì sera. Lui accetta e non la lascia più. Dopo poco tempo mi dice: “Non vengo qui perché c’è lei. Verrei comunque, anche se lei non ci fosse, perché quello che ho incontrato qui per me è vitale”. Per me, è stata una liberazione e una gioia vedere un figlio, un amico, consegnato così decisamente alla vita che genera me.
Quello che mi colpisce di lui, in questi mesi di frequentazione della vita della Chiesa e in special modo del movimento di Cl, è la serietà con cui vive tutto.

CATHOLIC,PRIEST
Shutterstock

Un giorno, sono andato a trovarlo sul posto di lavoro che si trova all’interno di un centro commerciale. Abbiamo mangiato insieme ma, prima di entrare nel fast-food, mi ha detto: “Vieni, voglio farti vedere un posto”. L’ho seguito attraverso un corridoio destinato ai lavoratori e ci siamo fermati davanti a una porta. Lui la apre, entriamo. È una stanza semivuota, con uno sgabello posto vicino a un muro. Felipe spiega: “Vedi, lavoro in questo centro commerciale mattina e pomeriggio, immerso nel caos delle musiche che vengono dagli altoparlanti e che mi stordiscono. Nella pausa pranzo, mangio velocemente il mio pasto e poi vengo qui, chiudo la porta e faccio silenzio. Tiro fuori il libro della Scuola di comunità e lo leggo”.

L’incontro con Felipe è una delle esperienze che, in questi mesi, più mi riempie di gratitudine. È un regalo di Dio che misteriosamente è passato e passa attraverso un’esperienza di profondo dolore. Guardando l’amico, rinasce in me la memoria della preferenza di Dio che ha avuto pietà del mio niente e mi invia come tramite della Sua grazia ad altri fratelli che Lui sceglie.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

 

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