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“Perché vuoi scappare dal luogo in cui Dio vuole salvarti?”

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«Lo ieri non vi appartiene. Il domani è incerto. Solo l'oggi è vostro». San Giovanni Paolo II (1920-2005)

Missionarie di San Carlo - pubblicato il 26/06/18

Cercare ovunque la felicità, viaggiando e lavorando. E poi un incontro e la scelta del convento, dove esplode tutta la bellezza di avere un cuore nuovo

Di Patrizia Ameli

Pronunciare i voti definitivi nell’anno della misericordia è per me un grande dono, perché la mia è una storia di misericordia. A 22 anni ho incontrato il movimento di Comunione e Liberazione che mi ha letteralmente salvato la vita. Da sempre ho avuto molte domande: soprattutto dopo la separazione dei miei genitori, mi interrogavo moltissimo sulla felicità. Queste domande erano così forti che mi muovevano a cercare risposte altrettanto forti e radicali. Ho fatto tante esperienze belle, andando fino in fondo ad ogni mia passione: ho fatto la cameriera, il pianobar, ho lavorato in azienda, ho girato l’Italia e l’Europa, ma non riuscivo ad essere felice. Da accanita utilitarista quale ero, mi ero detta che se Dio non serviva alla mia vita, potevo farne a meno. Per questo dopo la cresima non ho più frequentato la Chiesa.

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Ricordo come fosse ora il giorno del 14 settembre 2004: visto che amavo viaggiare, chiesi ad un sacerdote di andare con lui in Brasile. Don Luigi Valentini mi guarda e dice: “Patrizia, Dio ti ha scelto per cose grandi”. E’ stato il giorno più bello di tutta la mia vita. Abbiamo parlato un’oretta, mi sono confessata e per la prima volta nella vita ho capito di avere trovato quella felicità che cercavo e che riconosci solo quando la incontri. Ho iniziato a frequentare il Clu: lo studio insieme, le gite in montagna, i canti… Non potevo credere che esistesse un’amicizia così.

Poi il Brasile. Sono partita per tre mesi e sono rimasta folgorata da come don Luigi trattava la gente. Allo stesso tempo, ero spaventata dall’idea di dare tutta la vita a Dio. Intanto avevo iniziato un dottorato di ricerca in Economia aziendale, trascorrendo un periodo negli Stati Uniti. E’ allora che sulla mia strada si presenta un incontro ancora più affascinante, che sconvolge i miei piani: è quello con Rachele, al Meeting di Rimini, nel 2007. Lei riuscì a svelarmi i desideri più profondi del mio cuore. Per questo decisi di seguirla.


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Sono entrata nelle Missionarie sette anni fa, con grande entusiasmo. Nei primi due anni, la vita in convento è stata molto faticosa per il cambiamento che richiedeva: volevo scappare. Un giorno, un amico mi disse: “Perché vuoi scappare dal luogo in cui Dio vuole salvarti?”. Aveva ragione, in questo luogo avevo trovato finalmente qualcuno che mi diceva la verità di me e per questo ringrazio le mie sorelle e i miei superiori. Nel 2013 ho pronunciato i voti semplici: nell’indossare l’abito ho scoperto il mio vero volto. Temevo l’abito ma da quando l’ho indossato sono diventata più me stessa, il mio volto ha ritrovato finalmente la sua bellezza, che è la bellezza di appartenere a Qualcuno. Finalmente potevo dire al mondo: “Io sono di Gesù!”.


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Negli anni, “stando in ammollo” in questa casa, pregando i salmi, attraverso i sacramenti, i giudizi comuni con le sorelle, mi ritrovo addosso un altro cuore, un’altra forma mentis. Ogni giorno, quando prendo l’autobus per andare a fare il doposcuola alla Magliana e incrocio qualche sguardo, scambio qualche parola, lo sconosciuto che incontro diventa mio per sempre. Uno sguardo così è un dono dello sposo che vuole condividere sempre di più la sua missione con la sposa. Il mio cuore non desidera altro che questo.

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