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Vieni alla messa dove i lettori non sanno leggere e si prega con le mani sporche?

BAMBINI, POVERI, CHIESA

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Fraternità San Carlo Borromeo - pubblicato il 06/12/18

In Cile un piccolo gruppo di ragazzi di strada ha incontrato il volto di Gesù in un amico che gioca con loro e lo seguono ovunque, anche in chiesa tutti i giorni.

Di Lorenzo Locatelli, viceparroco della parrocchia Beato Pietro Bonilli, a Puente Alto, Santiago del Cile

Non è stato un anno semplice, quello che abbiamo passato, soprattutto per le molte situazioni difficili che il Signore ci ha chiesto di portare. Di fronte a quello che accadeva, ci siamo interrogati: cosa ci chiede il Signore? La risposta è sempre la stessa: costruire e curare quel pezzo del suo regno che Dio che ci ha affidato, iniziando da noi stessi e arrivando ai nostri amati fratelli cileni. La cosa bella è che la nostra gente ci vuole bene e ci sostiene. Continuano a mandare i loro figli alla Colonia urbana e al catechismo. E sono contenti.


BAMBINI, KENIA, AFRICA

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Tra le cose più belle di quest’anno c’è sicuramente la caritativa. Erano anni che ci provavo e finalmente è nata: ma la cosa più bella è che non l’ho fatta io. Tutti i martedì, quando andavo alla cappella di José Obrero, incontravo tanti bambini di strada. Stavo con loro e mi dividevo tra l’adorazione eucaristica, il rosario, le persone che dovevano parlarmi e la messa. Risultato, non riuscivo a stare da nessuna parte. Quest’anno, un ragazzo del Clu, Camillo, senza che gli chiedessi niente, mi ha detto: “Lorenzo, voglio aiutarti a José Obrero. Che posso fare?”. “Vieni e gioca con i bambini, stai con loro”. Lui ha iniziato a venire tutte le settimane. Una fedeltà impressionante! Gioca con loro e fanno una merenda. Poi, la cosa più sorprendente. Alle 20 c’è la messa: Camillo saluta tutti.

BAMBINI, CHILDS, CILE
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Ma per quei bambini, la cosa più normale del mondo è seguirlo. Dal primo giorno, quasi tutti partecipano alla messa più umile di tutta Santiago, dove i lettori non sanno leggere ma dove si prega, dove i bambini, con la faccia e le mani sporche di terra, si inginocchiano, rispondono storpiando le parole che dice Camillo e a turno mi fanno da chierichetti. Nessuno ha mai detto loro: “Dovete venire a messa!”. Questa storia mi ha fatto capire una cosa importante, che dice tanto sull’educazione e sulla trasmissione della fede. I bambini non fanno quello che gli diciamo di fare. I bambini vogliono guardare le stesse cose che guardano le persone che stimano e da cui si sentono amati.


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Visto questo miracolo, ho iniziato a dire sempre una parola rivolta a loro durante l’omelia. Ieri, per esempio, hanno fatto la guerra con gli aquiloni: vince chi riesce a tagliare in volo il filo degli aquiloni nemici. Durante la merenda, ho raccontato loro la storia di Camillo, il più grande e agile tra gli aquiloni. Vinceva tutte le gare ed era ammirato da tutti. Un giorno, inizia a pensare che se riuscisse a tagliare il filo che lo tiene legato potrebbe essere finalmente libero. Così taglia il filo e… zac! “Cosa succede, bambini?”. “Precipita! Muore!”. “Muy bien!”. E allora, Camillo capisce che quel filo era ciò che lo faceva essere libero per davvero, ciò che gli dava la vita. Nella messa, il Vangelo diceva: Chi si umilia sarà innalzato. Il verbo che si usa per dire “volare” e “innalzare” è lo stesso. Nell’omelia, ho potuto dire loro il nome di quel filo che ci fa liberi e ci mantiene vivi.

Dal giorno in cui è venuto Camillo, sono arrivati ad aiutarlo altri sei ragazzi del Clu. Il numero dei bambini varia dai dieci ai quindici: la cosa bella della caritativa è che inizia andando per le strade del quartiere e chiamando i ragazzini uno ad uno, nelle loro case. Alcuni già ci aspettano davanti alla chiesa, impazienti.

CILE, CHIESA, ALTARE
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Concludo raccontandovi la consolazione più grande che il Signore mi ha dato di fronte alla crisi che sta attraversando la Chiesa. Due ragazze del Clu hanno partecipato al Sinodo diocesano sui giovani. Di fronte alle proposte “anarchico-rivoluzionarie” sollevate da vari giovani, erano addolorate. Una di loro piangeva. Ho visto in queste ragazze un frutto molto bello della nostra missione: l’amore alla Chiesa. Forse in questo momento è quello di cui c’è più bisogno: gente che ami la Chiesa con le sue ferite. Durante un’assemblea del Clu, le ragazze hanno raccontato ciò che avevano vissuto.


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Hanno detto di avere incontrato per la prima volta il volto universale della Chiesa. Un volto ferito ma anche tanta gente che chiede una Chiesa come quella che loro, nel movimento, hanno conosciuto. “Tutti chiedono di essere accompagnati. A noi è successo” hanno detto. “Siamo accompagnati a guardare tutta la nostra vita, dallo studio al rapporto con il fidanzato. Tutti chiedono che la proposta cristiana riguardi più da vicino la vita: noi veniamo aiutati a paragonare tutto con Cristo. Durante il Sinodo, abbiamo incontrato persone che avevano le nostre stesse domande, ma nessuno con cui cercare una risposta. Ci siamo accorte di quanto abbiamo ricevuto. La Chiesa che tutti desiderano senza saperlo è la Chiesa così come noi l’abbiamo incontrata”. Alla fine, una cosa era chiara a tutti: il Signore non ha abbandonato la sua Chiesa!

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