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Thomas Evans: Kate ed io avremo sempre due figli. Alfie noi ti amiamo!

THOMAS EVANS PREMIO ATREJU

Emmanuele di Leo - Facebook

Steadfast Onlus - pubblicato il 24/09/18

Riportiamo integralmente la testimonianza che Thomas ha fatto a Roma il 22 settembre in occasione della consegna del premio Atreju. Gli è stato assegnato come riconoscimento della sua eroica battaglia in difesa della vita. Quella di suo figlio Alfie che ha conquistato milioni di cuori nel mondo

Salve a tutti.

Mi chiamo Thomas Evans.

Sono il papà di un bellissimo bambino di nome Alfie. Alfie non è più con noi; la legge inglese non ci ha permesso di salvarne la vita. Vorrei raccontarvi brevemente la sua storia. Alfie è nato il 9 maggio 2016 dopo una gravidanza inaspettata ma serena. I medici dissero che poteva avere dei ritardi nello sviluppo ma sembrava solo un bambino un po’ più pigro del normale. A novembre peggiorò e fummo mandati all’ospedale Alder Hey di Liverpool, un centro pediatrico di eccellenza. Dopo una risonanza magnetica al cervello si capì che Alfie soffriva di un disturbo neurodegenerativo. A seguito di una grave infezione ai polmoni Alfie ebbe bisogno della ventilazione meccanica.

Non dimenticherò mai la prima volta in cui ci parlarono del “miglior interesse”. Nel caso di nostro figlio, per i suoi dottori, era semplicemente MORIRE. La notte del 31 Dicembre ci fu detto che Alfie doveva essere lasciato andare perché non avrebbe mai più respirato da solo. Sconvolti e frastornati acconsentimmo.

Ma avvenne il primo di tanti piccoli miracoli che si sono susseguiti. Alfie respirava. Respirava nonostante tutto e tutti. Ci fu chiaro che la sua malattia era grave ma ci fu ancora più chiaro che Alfie voleva combattere. Non avremmo più permesso a nessuno di interrompere la sua vita. Solo Dio avrebbe deciso. Io e Kate obbligammo i dottori a rimetterlo sul supporto vitale e a salvarlo. La malattia purtroppo continuava ad avanzare anche se per alcuni periodi Alfie riusciva a stare senza ventilazione meccanica.

Ebbe convulsioni croniche e subì ulteriori danneggiamenti al cervello ma riusciva ad interagire e viveva circondato dal nostro amore. I medici dell’ospedale continuavano a ritenere la vita di Alfie inutile. Ci dissero che non era necessaria una diagnosi precisa perché la sua malattia era degenerativa e poteva condurre solo alla morte.

Per questa ragione andava lasciato andare.

Immaginate cosa potevamo provare, io e Kate, ogni volta che i medici, coloro che avrebbero dovuto lottare fino all’estremo per salvare la vita di chi hanno in cura, ci dicevano che non volevamo capire… che sbagliavamo… che eravamo egoisti…

A settembre 2017 l’ospedale avviò un procedimento legale per essere autorizzato al distacco forzoso del respiratore.

Fu come vivere un incubo nell’incubo… non capivamo se eravamo svegli o se dovevamo svegliarci e per magia tutto questo sarebbe finito.


Tom e Kate Evans

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Nel frattempo la storia di Alfie arrivò ai media e il gruppo Alfie’s Army, su Facebook, raggiunse oltre 800.000 followers da tutto il mondo. L’ospedale Bambino Gesù ci offrì una speranza dichiarandosi disposto a prendere in cura Alfie e assisterlo fino all’ultimo respiro. Un ospedale tedesco fece altrettanto.

Alfie continuava a fare piccoli miracoli: aveva unito il mondo. Lui che non poteva parlare aveva fatto in modo che gli altri parlassero di lui e per lui. A Febbraio 2018 iniziò il processo.

Ho dovuto varcare la soglia del tribunale da solo, senza avvocato.

Il giudice non ci concesse di ritardare l’avvio del procedimento e ho dovuto svolgere io quel ruolo. Avevo paura, sapevo che tutto era contro di noi, che probabilmente quello che dicevo non sarebbe stato tenuto in considerazione. Ma non avrei mai rinunciato senza lottare. MAI.

Io e Kate non avremmo discusso sulla sicura morte di Alfie, l’ho dichiarato anche in tribunale. Quello che non potevamo accettare era che Alfie morisse per mano d’uomo e non per volontà di Dio. Soprattutto perché eravamo certi della possibilità di una diagnosi completa che veniva rifiutata.


ALFIE EVANS

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Nessun dottore testimoniò che Alfie soffriva o avrebbe avuto una morte naturale in tempi brevi. Lo potete leggere nelle sentenze.

I giudici inglesi di ogni grado diedero ragione all’ospedale. L’11 aprile la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo rifiutò di ascoltare la nostra storia. Nessuno ritenne giusto e umano salvare una vita che, per quanto ferita, meritava una possibilità.

Tutte le possibilità giuridiche parvero finite. L’ospedale aveva vinto. Poteva agire liberamente.

Ci venne consegnata la copia del “protocollo” che spiegava come Alfie avrebbe raggiunto la morte. Leggere quei fogli è stata una delle cose più difficili della nostra vita. Vedere, nero su bianco, fino a che punto può arrivare l’ingerenza dello Stato nella vita di un privato cittadino ci ha lasciati sconvolti.

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