Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

Iscriviti alla Newsletter

Aleteia

Thomas Evans licenzia l’esercito di Alfie: noi lo abbiamo liberato, lui ci ha liberati

Condividi

Lo scontro politico-diplomatico che nelle scorse settimane aveva coinvolto tribunali, ambasciate, governi e perfino il soglio del Romano Pontefice, si è concluso nel modo più puro e più duro possibile: il piccolo per il quale nell’ultima settimana abbiamo pianto e non abbiamo dormito viene sottratto al nostro sguardo e al nostro interesse sensibile. Le opacità della politica si sbalzano trasfigurate in una vicenda che ci consegna un incarico.

Si è conclusa nel modo più bello e più difficile che si potesse immaginare, la vicenda pubblica di Alfie Evans, il bambino “futile” che ha mosso il mondo, impegnato giudici, blindato un ospedale e spostato centinaia di persone per migliaia di chilometri: davanti a una folta schiera di giornalisti, poco prima delle 18 (ora locale), suo padre Thomas, che per molti è ormai “Tom”, ha pronunciato con volto serio e occhi bassi un “last statement”, un’ultima dichiarazione.

Non ha parlato a braccio e gesticolando, come molte altre volte lo si era visto fare: portava un foglio in mano, vergato per poco più della metà della pagina, e le cui parole si vedevano essere state pesate con cura una per una. Lo ha letto a voce bassa ma percettibile, grave ma non monotona. Ne riportiamo qui la traduzione italiana integrale (per la quale ringrazio l’amico Gabriele Marconi).

The Last Statement

LAST-STATEMENT-TOM
Save Alfie Evans

Desidero fare una dichiarazione a nome mio e di Kate.

Le nostre vite sono state messe sottosopra dalla grande attenzione su Alfie e la sua situazione. La nostra piccola famiglia insieme all’Alder Hey è diventata il centro di rivoluzione per molte persone di tutto il mondo e ciò ha significato per noi non essere più in grado di vivere le nostre vite come vorremmo.

Siamo davvero riconoscenti e apprezziamo tutto il sostegno ricevuto da ogni parte del mondo, compresi i nostri sostenitori italiani e polacchi, i quali hanno dedicato il loro tempo e aiuto alla nostra incredibile lotta. Vi vogliamo chiedere ora di tornare alle vostre vite di tutti i giorni e permettere a me, Kate e all’Alder Hey di stabilire un rapporto, costruire un ponte e attraversarlo.

Desideriamo inoltre ringraziare il personale dell’Alder Hey ad ogni livello per la sua dignità e professionalità in un periodo che dev’essere stato incredibilmente difficile anche per loro. Insieme riconosciamo che le tensioni dovute agli eventi recenti sono ricadute su tutti noi ed auspichiamo privacy per tutti i coinvolti.

Nell’interesse di Alfie lavoreremo adesso con la sua équipe curante su un piano che fornisca al nostro bambino la dignità e il benessere di cui ha bisogno.

Da questo momento in avanti non ci saranno altre dichiarazioni rilasciate, né interviste concesse. Speriamo che voi lo rispettiate.

Grazie.

Ed è tornato indietro rapido come il messo celeste a Dite, proprio come era arrivato, senza indugiare un secondo ad attendere domande da parte della stampa. Parlando con me qualche ora prima, quando la faticosa composizione del testo doveva essere ancora in itinere, mi diceva con senso di liberazione: «Oggi faccio l’ultima dichiarazione!», e sorrideva soddisfatto. Non come uno che si arrende

Dico questo perché immancabilmente qualcuno ha provato a leggere il testo sopra riportato non come quello che è – ossia come un trattato di pace – ma come un compendio di morale (o qualcosa del genere): allora le espressioni come “l’interesse di Alfie”, “dignità e benessere” e in generale tutta la penultima frase della dichiarazione hanno assunto tinte di ambiguità che non devono invece esservi lette… proprio perché sono volute. Che intendo? Ma che naturalmente questo testo scritto, ambiguo e compromissorio, corrisponde a un testo non scritto che necessariamente sarà stato tanto chiaro e preciso quanto questo è ambiguo e sibillino. Ciò rientra nella natura dei trattati di pace, proprio in quanto genere letterario: non ci vogliono quattro ore (quanto a mia scienza è durato il meeting con i medici) per scrivere venti righe. Di cosa si sarà discusso, dunque? Ma di tutte quelle cose che il testo scritto avrebbe bandito dalla pubblica discussione: trasferimento a Roma, rientro a casa, riapplicazione della ventilazione, annullamento del protocollo terminale… ovvero le articolazioni fondamentali di quella che doveva costituire la fiducia terapeutica da molto tempo infranta, tra la famiglia Evans e l’Alder Hey Children’s Hospital.

Pagine: 1 2 3

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni