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Già un secolo fa Chesterton si batté per salvare tutti gli Alfie che sarebbero nati

THOMAS EVANS WEB3 - THOMAS EVANS ALFIE G. K. CHESTERTON

Save Alfie Evans | Facebook - G. K. CHESTERTON | Public Domain

Annalisa Teggi - Aleteia - pubblicato il 26/04/18

Era l’inizio del ‘900 quando GKC gridò all’Inghilterra: «Siamo già sotto lo Stato eugenista, e a noi non resta che la ribellione»

Facciamo un salto nel passato, all’inizio del XX secolo (1913 per l’esattezza) quando l’Inghilterra varò una legge (Mental Deficiency Act) che si proponeva di allargare l’area di intervento dello Stato sulle persone «deboli di mente»: il piano prevedeva di recludere in apposite strutture mediche e di impedire la procreazione a una categoria di persone vaga, ben più ampia dei «matti» in senso patologico. Se ampliamo ulteriormente la categoria, semplicemente togliendo «di mente», ci troveremo di fronte a quel progetto eugenetico micidiale che include gli Alfie Evans: i deboli vanno emarginati e soppressi. Il grande scrittore Gilbert K. Chesterton capì fin dagli albori la deriva che avrebbe preso questo delirio nazionale e alzò la voce in difesa della libertà e dignità di ogni essere umano in un saggio intitolato Eugenetica e altri malanni (citato di seguito con l’abbreviazione EaM)


G. K. CHESTERTON

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Come volevasi dimostrare…

Partiamo dal fondo, cioè dall’epilogo del film. Siamo nel 2018, Alfie Evans è un bambino gravemente malato la cui esistenza è sotto la tutela dello Stato, il quale ha deciso che il suo migliore interesse è la morte. Questo dato è inconfutabile agli occhi di chiunque.
Il suo triste destino fu segnato più di un secolo fa da persone che non volevano assolutamente che si arrivasse a questo. È tipico di certi legislatori superficiali, che propongono certe illuminate visioni, corredare il loro discorso con la conclusione «tanto non potrà mai verificarsi questo o quello», oppure «è impossibile che si arrivi alla tal conseguenza».

Sono quelli che ci danno ad intendere che ogni riforma moderna funzionerà a puntino, perché ci saranno loro a controllare. Dove saranno, e per quanto tempo, non lo spiegano molto chiaramente. […] Se chiedete come funzionerà questa o quella cosa rispondono: «Oh, io non mi spingerei tanto avanti!». Come se potessero tornare su questa terra e fare ciò che nessun fantasma è mai riuscito a fare. Di costoro basterà dire che non capiscono la natura di una legge più di quanto capiscano la natura di un cane. Una legge, se la si lascia andare per conto suo, si comporta come un cane. Obbedirà alla propria natura, non alla vostra. Quel tanto di cose sensate che avete introdotto nella legge sarà adempiuto. Ma non potrete adempiere un briciolo di ciò che avete dimenticato di introdurvi (EaM).

Era il 1914 quando Caleb W. Saleeby decantava nel suo saggio I progressi dell’eugentica che in Inghilterra non si sarebbe mai arrivati a uccidere un bimbo come Alfie Evans, e invece …. .

L’eugenista ha tutto il diritto di dire, e non deve mai smettere di dire, che nascono molti bambini che non avrebbero dovuto nascere, o, piuttosto, che non avrebbero dovuto essere concepiti. (…). Ma nell’istante in cui approva la morte di qualunque vivente, meritevole o non meritevole, egli non parla di eugenetica ma del suo opposto, il cui nome esatto e consueto è assassinio (Saleeby).

Oggi, 26 aprile 2018, ne abbiamo le prove: la legge ha seguito la sua natura e non le intenzioni del legislatore-padrone.




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Una profezia – ahinoi! – adempiuta

Alla luce delle circostanze che si dipanavano di fronte ai suoi occhi all’inizio del ‘900, Chesterton intuì fin dai primi vagiti emessi dall’eugenetica che l’Inghilterra sarebbe precipitata in una tirannide mostruosa nei decenni a venire. Gridò forte, fu osteggiato, fu messo a tacere. Aveva comunque ragione.

Esiste oggi un piano d’azione, un indirizzo di pensiero, collettivo e inconfondibile … è una cosa che si può segnare a dito, è una cosa che può essere discussa, ed è una cosa che è ancora possibile distruggere. È chiamata per comodità «eugenetica». So che essa ha significati diversi per persone diverse: ma questo solo perché il male trae sempre vantaggio dall’ambiguità. […] L’eugenetica, in dosi grandi o piccole, stimolata da motivi buoni o cattivi, applicata a mille persone o a tre soltanto, è, come il veleno, una cosa con cui non si può venire a patti (EaM).
 

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