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Cara neomamma, c’è posta per te dal futuro: fidati di te, abbraccia tuo figlio, allenalo allo stupore

MUM, BABY, KISS

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Il Parto Positivo - pubblicato il 26/03/18

La grande notizia è che 10 anni dopo, si dorme! A volte persino fino a tardi la domenica mattina. Ma non importa affatto se sei riuscita a farlo dormire da solo a due mesi o 3 anni; importa come lo hai fatto addormentare e lo hai svegliato, e quel momento della colazione in cui nel torpore del mattino si schiudono le più grandi confidenze.




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Importa che sappia essere ragionevolmente veloce senza essere di fretta. Importa che la tua routine, là nel passato che tu ora abiti, sia fatta di passaggi tra il sonno e la veglia (alla sera o alla mattina è indifferente) che siano dolci; importa che la transizione sia di quelle che ispirano confidenza e intimità. Qui, 10 anni dopo, la confidenza e l’intimità sono preziose ma anche messe severamente a dura prova. Quelle radici profonde dell’abitudine quotidiana tornano utili, innaffiale ora, là dove sei.

Gambe lunghe e braccia a penzoloni; qui, 10 anni dopo, non sei mica tanto sicura che siano stati mai davvero così piccoli. Li riconosci ancora i loro modi di fare infantili, ma sono arrotolati intorno alle prime sperimentazioni che si credono adulte. Una coda di cavallo un po’ più alta, ma la richiesta che a fargliela questa volta sia tu. Qui, 10 anni dopo, a volte aiuti ancora a infilare le gambe di un pigiama. Ma questa volta non è più la ripetizione eterna dell’uguale, è solo un gesto scanzonato: in modo quasi incongruo a volte ti chiedono di farlo, come a dirti «So che lo hai fatto tante volte, ma ora non serve più. Fammelo lo stesso, ora che mi accorgo che lo hai fatto così a lungo mentre mi serviva ma non me ne accorgevo. »




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Qui, 10 anni dopo, è complesso, complicato e meraviglioso e ogni gesto di cura del corpo -sempre un ultimo probabile- è una carezza che spinge un po’ verso il futuro. E insegna il rispetto di sé e un sacco di altre cose grandi e grandissime che ti chiedi come farai a dargliele tutte. Ma sai che invece in fondo gliele hai già date? Là in quel passato che tu ora abiti. Lo hai fatto quella volta che non l’hai obbligata/o a dare il bacino allo zio e tutte le altre volte in cui hai lasciato fosse lei/lui a scegliere come vestirsi. Anche quando si era messa in una volta ogni capo giallo del suo guardaroba.

Il tuo compito alla fine, anche qui, 10 anni dopo, è sempre e ancora quello, eternamente e saggiamente montessoriano: aiutare, perché facciano da soli. E qui,10 anni dopo, la soglia di quel da soli scivola più in là, ogni giorno più veloce e lasciare andare diventa imperativo quanto tenerli ancora stretti: con delicatezza in modo che lo sentano sempre senza accorgersene mai. È ancora come quando imparavano a camminare: la mano è tesa, ma se lasciano andare…tu lascia andare!
Qui, 10 anni dopo, non dirai MAI «Avrei voluto tenerti meno in braccio quando potevo farlo». Quindi fidati di te stessa e quando una cosa ti sembra inessenziale, sappia che probabilmente lo è. E qui, 10 anni dopo, anche di più.
Ti aspetto qui, tra 10 anni: su questa collina che stai salendo ora, sembra una salita dura, lo so, ma si fa un passo alla volta. Tu goditi la strada, poi vedrai che qui in cima la vista è mozzafiato. E lì sul sentiero tuo figlio è già sempre un passo avanti a te. C’è un sacco di Vita qui davanti. Tu però, là con quel piccolo frugoletto tra le braccia, vai piano, prenditela comoda. Ti aspetto qui.

Con affetto, Cecilia (Mamma di Olivia che il 18 febbraio 2018, ha compiuto 10 meravigliosi anni pieni di Vita).

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affettomaternitàneonato
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