
Un buon corso preparto non ti guida. Ti mette alla guida
La top 3 dei peggiori corsi preparto


La top 3 dei peggiori corsi preparto

Se non credete che un parto dolce e non troppo doloroso sia possibile, non siamo qui a cercare di convincervi del contrario. Però lasciate in pace chi lo sta preparando.

"Sapete in quale ospedale della città di XXX applicano il protocollo dello skin-to-skin?". L’ennesimo inglesismo per definire una cosa semplice e immensa come “abbracciare il proprio bambino” dopo averlo dato alla luce. Lo skin-to-skin non può essere un protocollo, è il primo abbraccio della vita.

Un bambino che cresce nella pancia. Nessuna misura, nessun voto, nessuna taglia mai potrà contenere, meno che mai definire o spiegare, un’unicità individuale così assoluta.

A quanto pare una donna spende in media 120 ore per preparare il suo matrimonio. 40 ore (un'ora per ogni settimana di gravidanza) sarebbero abbondantemente sufficienti per preparare il proprio corpo e la propria mente al parto, e darsi così la chance di un parto positivo. Ne vale la pena.

Come reagire al meglio all'induzione del parto? Sapendo perché è veramente necessaria e supportando l'induzione non solo sopportandola.

Il cesareo è un miracolo incredibile: poter aprire la pancia di una donna viva per estrarre il suo bambino è qualcosa di epico davanti a cui inchinarsi con gratitudine. Ma aprire la pancia di una donna viva per estrarre il suo bambino come conseguenza di un’assistenza subottimale, quello non è epico affatto.

“Sono incinta! Qualcuno faccia qualcosa!“. Come se la gravidanza fosse qualcosa da cui lasciarci passivamente investire. E invece no: quel bambino lo stiamo facendo noi, attivamente. Lo nutriamo con il cibo che ingeriamo e la biochimica delle nostre emozioni.

Cara mamma, ti aspetto qui tra 10 anni: su questa collina che stai salendo ora, sembra una salita dura, lo so. Poi vedrai che in cima la vista è mozzafiato. Tu goditi la strada, con quel piccolo frugoletto tra le braccia, vai piano, prenditela comoda. Ti aspetto qui.

"È suo figlio, deve!", "Gli vuole bene". È vero, ma perché e come il nostro cervello regge sbalzi ormonali, mancanza di sonno ed emozioni così forti? Il sistema di ricompensa del cervello di una mamma leva tutto il superfluo di mezzo, cosicché la gratifica più grande sia il suo bambino.

La convinzione che qualcuno debba dirci quando spingere ci mette in ascolto, ma nella direzione sbagliata. La prima voce da ascoltare è quella dentro di noi. E quando e come spingere, tu lo sapresti, se sapessi di saperlo! Soprattutto perché più che di spingerlo fuori, questo bambino, c’è bisogno di lasciarlo andare.

Il tuo corpo può fare tutto. È la tua mente che devi convincere!

Gli ultimi giorni di gravidanza sono fatti apposta per farti allenare una grande risorsa della maternità: la pazienza. E la fiducia in te stessa e nel tuo bambino.

Siamo noi che diamo agli altri il permesso di assisterci mentre diamo alla luce il nostro bambino. Siamo noi che concediamo agli altri il privilegio di proteggerci. Siamo noi in prima linea per nostro figlio. La scelta libera è un diritto, quella informata un dovere.

... smetterla di credere che esista la soluzione perfetta e armarci di pazienza e osservazione per accompagnare nostro figlio ad acquisire le sue abitudini.

L’induzione del parto ha un impatto sull’esperienza della donna e dovrebbe essere riservata a specifiche condizioni mediche.

A fronte dell'enorme sovraccarico emotivo che arriva con la nascita di un figlio, rassicuriamo le mamme: il cervello diventa una vera e propria squadra, in cui le parti più legate all'istinto collaborano con quelle del pensiero complesso.

Diciamo a ogni mamma (in attesa): accogli i cambiamenti del tuo cervello con orgoglio e grandi aspettative. Sono cambiamenti fatti apposta per servire te, il tuo bambino e anche l'intera nostra società.

Siamo in un'epoca di grandi risorse, di possibilità diagnostiche e terapeutiche fino a un secolo fa impensabili. Ma questo ha avuto come sgradevole effetto collaterale di patologizzare la gravidanza e il parto. Torniamo alla verità e al piacere del parto fisiologico

Il nostro bambino nasce, anzi già vive e si forma in utero, con tanti bisogni: uno su tutti, spesso così trascurato, quello di comunicare. Siamo esseri relazionali, viviamo di relazione. Il pianto è il sistema più semplice ed efficace per dire "mamma, guardami. Sono qui!"