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Il dono più misericordioso che si possa fare a una neomamma

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Devon D'Ewart CC

Zoe Romanowsky - Aleteia - pubblicato il 11/04/16

Nelle prime settimane, questo atto di gentilezza può davvero fare la differenza

16) Prepara un pasto per una mamma che ha appena partorito o ha appena adottato un bambino, o per qualcuno che ha da poco subito una perdita.

54 modi per essere misericordiosi durante l’Anno Giubilare della Misericordia

Ricordo quei primi giorni. Dopo un difficile viaggio in cui avevo attraversato mezzo mondo ero finalmente a casa, mamma per la prima volta, con due gemelle traumatizzate di quattro anni che non parlavano inglese e mio marito che doveva tornare subito al lavoro. Ero esausta e stavo male, le mie figlie volevano essere tenute in braccio tutto il tempo – e contemporaneamente – ed eravamo in “modalità tracollo” per buona parte della giornata. Scordatevi l’idea di farvi una doccia o una telefonata, o di uscire di casa per cinque minuti. Se non fosse stato per gli amici che portavano cibo tanto spesso sarei stata davvero nei guai.

Graditi come i messaggi di congratulazioni e i doni, i pasti e le corse al negozio di alimentari erano le cose che ho apprezzato di più in quelle prime settimane. Mio marito ed io non avevamo bisogno di nessuno che ci aiutasse con le bambine – potevamo farlo solo noi, mentre ci concentravamo sul creare un legame con le nostre nuove figlie. Quello di cui avevamo bisogno era di non doverci preoccupare del cibo da mettere in tavola e di sapere che avevamo in casa abbastanza banane, uova e pane – praticamente tutto quello che le nostre figlie mangiavano quando sono arrivate da noi.

Non dimenticherò mai la visita di una persona particolare che era venuta a portare del cibo. Non ci eravamo mai incontrate, ma anche lei aveva adottato due anni e mezzo prima due gemelle che ora avevano l’età delle mie figlie. Si è seduta sul mio divano, mi ha guardata negli occhi e ha detto: “Capisco perfettamente quello che stai passando in questo momento”. Prima di andare via mi ha dato alcuni contenitori di vetro pieni di curry vegetale fatto in casa, con riso e insalata, insieme ai suoi contatti (è superfluo dire che oggi siamo grandi amiche, come le nostre figlie).

C’erano anche persone che non si erano mai trovate in quella situazione e che tuttavia, grazie alla loro gentilezza, hanno alleviato la nostra fatica più di quanto riusciranno mai a immaginare. I nostri vicini ci hanno portato un pasto fatto in casa ogni settimana per sei settimane dopo il nostro ritorno. Un’amica – anche lei mamma adottiva – ha guidato per quasi due ore per portarci una nuova ricetta che aveva elaborato pensando proprio alle nostre figlie. Qualcun altro ha chiamato un ristorante e ci ha fatto arrivare a casa la cena una sera.

Tre anni e mezzo dopo provo ancora una profonda gratitudine per le persone che ci hanno nutriti in quel periodo e che non cercavano di fare altro se non dire: “Ho fatto questo per te, pensando a te, fammi sapere se hai bisogno di qualcosa”. E cerco di ricordarmelo quando sento parlare di qualcuno che ha adottato un bambino o ha partorito o può attraversare un periodo intenso e che lo “consuma”, come far fronte alla malattia di una persona cara o a una morte in famiglia.

In genere è la prima settimana di un evento importante che richiede un aiuto particolare, ma a volte il momento migliore per presentarsi con un pasto è due, tre o più settimane dopo. In quel periodo, la maggior parte delle persone è ormai tornata alla propria vita impegnata, ma la mamma e il papà che si stanno adattando alla nuova situazione, i genitori preoccupati con un bambino in ospedale o un coniuge in lutto spesso si svegliano ancora chiedendosi come faranno ad arrivare alla fine della giornata. Le grandi transizioni richiedono tempo, e anche quando sono occasioni gioiose spesso richiedono grandi sforzi a livello fisico ed esauriscono emotivamente.

Ci sono molti modi per aiutare, ovviamente – preghiere, parole di sostegno, doni –, e tutto è importante e apprezzato, ma nel portare un pasto c’è qualcosa di speciale. Conforta e nutre. Dà a chi lo riceve il senso di essere curato e permette una connessione con il mondo in un momento in cui ci si può sentire tagliati fuori. Quando porti un pasto, stai dando qualcosa di te senza essere invadente. Il gesto è un atto di misericordia, un modo concreto per alleviare il fardello quotidiano di qualcuno – perché diciamocelo, mettere il cibo sulla tavola nel migliore dei modi può essere impegnativo.

I pasti più benvenuti sono sempre quelli che puoi mangiare davvero, e quindi è utile conoscere le preferenze e le restrizioni alimentari, ovviamente se è possibile. Anche se non le conoscete, portate comunque qualcosa ­ anche gli ospiti di quella famiglia vanno nutriti. Un cesto di frutta, verdura e pane è utilissimo; ottimi sono anche i buoni per un ristorante che fa cibi a portar via, così come i piatti fatti in casa comunicano sempre amore.

Se lo stomaco è la via per raggiungere il cuore di un uomo, quello per raggiungere il cuore di una donna – soprattutto di una neomamma – è un delizioso pasto fatto in casa lasciato sulla soglia di casa. Ricordate il potere che può avere questo dono durante l’Anno della Misericordia che stiamo vivendo.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
adozioneeducazionegiubileo della misericordiamaternità
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