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Cara neomamma, c’è posta per te dal futuro: fidati di te, abbraccia tuo figlio, allenalo allo stupore

MUM, BABY, KISS
Shutterstock
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Fra dieci anni dormirai un po’ di più di adesso che ti destreggi tra nanna, latte e pannolini; fra dieci anni rigrazierai dei sacrifici piccoli ed essenziali che stai facendo ora

Alle mamme in attesa con cui lavoriamo parliamo sempre di quel fidarsi di sé stesse e del proprio bambino così importante perché un parto sia dolce. Dieci anni dopo scopri che se pensavi di parlare solo di parto, pensavi male: è una questione per la vita in verità. E quel lavoro da fare prima del parto diventa ancora più fondamentale: riguarda anche i 10 anni successivi, e probabilmente ancora oltre. Chiedersi cosa dipende da noi e occuparci di quello, è pratica da esercitare con costanza.
A te che stai per incontrare il tuo bambino; a te, che cerchi di quadrare il cerchio delle nanne, dell’allattamento o delle pappe; a te, neomamma, oggi arriva un’eco da quel futuro che ti sembra lontanissimo e che invece è dietro l’angolo. E tutti te lo dicono ma si sa, tu non ci credi mai davvero. In questo futuro importano molte delle cose che stai facendo, ma stai tranquilla, non sono quelle che ti sembrano così ingombranti… Sono quelle piccole e essenziali, quelle nelle quali scopri (o a volte, meglio, decidi) che mamma sei e contribuisci a costruire la persona che è il tuo bambino che, a sua volta, scopre e decide chi è lui, sorprendendoti ogni volta.

Sai, qui, tra 10 anni, non importa tanto quello che hai detto. Importa però molto il tono con cui hai parlato: perché è quello che senti più spesso, quando si rivolgono a te, certo, ma anche ai fratelli più piccoli o a se stessi. Nei giorni buoni ti riascolti con orgoglio. Quelli meno buoni mordono, ed è come un pizzicotto che ti dai da sola. Praticamente un laboratorio di autocritica costante; hai tutto il tempo di arrivarci serena e a testa alta. Lavora lì, nel passato che tu ora abiti, perché i giorni buoni siano molti e l’eco della tua voce risuoni in quella del tuo bambino. È un dono che fai a entrambi.

Lo stesso vale per i tuoi sguardi. Prenditi il tempo degli occhi buoni; qui, 10 anni dopo, guardare con occhi buoni, che come sai sono occhi anche severi quando serve, è una bella difesa contro gli inevitabili bulli e una buona risorsa con gli amici.
Dieci anni dopo afferri tutta la saggezza e la profondità dei luoghi comuni. 10 anni dopo capisci che è vero davvero che i giorni sono lunghi ma gli anni sono brevi. Avere figli è una cosa. Vederli crescere, tutt’altra. E 10 anni dopo, a questa cosa che crescono, ormai ci credi. Hai le prove. Ormai sul paradosso ci abiti serena: crescono da soli, mai da soli. Nutriti da ogni gesto e parola che hai scelto di dire; e ancor più da quelle che hai scelto di non dire.

Qui 10 anni dopo contano le battaglie che hai scelto di combattere, non quello che hai vinto. Non importa quante volte ti ha obbedito, importa che riconosca nella tua voce quella di qualcuno di cui fidarsi se ha un dubbio su una scelta da fare da solo.
La brutta notizia è che qui, 10 anni dopo, quello che gli altri pensano e dicono inizia ad assumere sempre più peso. Il cervello di quel piccolino che oggi, lì dove sei, lo programma solo a cercare te, si prepara a riconoscere la tribù e farsi accettare. Qui, 10 anni dopo, gli schermi hanno un impatto esplosivo e allargano la tribù ben oltre i confini che tu vorresti. Fidati, inizia ora là in passeggino, mostragli il cielo e gli alberi veri, allenalo allo stupore e alla curiosità. Insegnagli ora a guardare il mondo perché qui, 10 anni dopo, conta che siano capaci di sensibilità e sensorialità senza filtri e senza schermi.

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