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Pio XII ha veramente abbandonato gli ebrei?

Aleteia - pubblicato il 27/01/18

– Pacelli è stato nunzio apostolico in Germania dal 1917 a 1929, prima di stanza a Monaco poi a Berlino. Su quarantaquattro discorsi pronunciati nell’arco di questi dodici anni, in ben quaranta vengono denunciati i pericoli dell’ideologia nazista.

– In 1917, interviene per proteggere gli ebrei della Palestina contro i turchi ottomani.

– In 1926, aiuta il capo dell’Organizzazione sionista mondiale ad incontrare le autorità del Vaticano per promuovere degli insediamenti ebraici in Palestina.

– Nel luglio 1933, è l’attore principale di un concordato col Reich di Hitler, per salvaguardare un minimo di istituzioni e di libertà in favore dei cattolici tedeschi, e per dare una base giuridica alle eventuali proteste. Lo firma malgrado il suo disgusto per il comportamento iniquo del governo tedesco che fa pressione gettando in prigione più di 90 sacerdoti e chiudendo nove giornali cattolici.




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– Nel marzo del 1935, in una lettera aperta al vescovo di Colonia, tratta i nazisti come «falsi profeti con l’orgoglio di Lucifero». Sempre nel 1935, davanti a migliaia di pellegrini a Lourdes, attacca quelle ideologie “possedute dalla superstizione della razza e del sangue”. Centinaia di documenti che attestano dell’opposizione di mons. Pacelli al nazismo possono essere reperiti sul sito della “Pave the Way Foundation”.

– Da segretario di Stato lavora attivamente (conserviamo gli appunti scritti di suo pugno) alla redazione della grande enciclica di condanna del nazismo, “Mit brennender Sorge ” che è diffusa, nascosta e letta per sorpresa, in tedesco, il 14 marzo 1937, in tutte le chiese della Germania, poiché già non esiste più la libertà della stampa.

– Durante il suo mandato nelle vesti di segretario di Stato protesta in cinquantacinque lettere ufficiali con il governo tedesco. Ribbentrop e Steengracht, rispettivamente ministro e sottosegretario agli affari esteri del Terzo Reich, dichiararono a Norimberga: «avevamo un intero cassetto pieno di proteste del Vaticano».

– Diventato papa il 2 marzo 1939, nel suo Radio messaggio di Natale del 1942, parlò delle “centinaia di migliaia di persone, le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o ad un progressivo deperimento”.

– La sua prima enciclica da papa la “Summi pontificatus “, del 1939, era così chiaramente antirazzista che gli aerei alleati ne lanciarono migliaia di copie sulla Germania.




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– Quando il 20 settembre 1943 i tedeschi, che avevano occupato Roma 10 giorni prima, pretesero dagli ebrei della città 50 kg d’oro pena la deportazione, la comunità ebraica non riuscì a raccoglierne che 35 kg. Fu allora che il grande Rabbino di Roma, Zolli, venne contattato da Pio XII che fece sciogliere i vasi consacrati delle parrocchie di Roma senza esitare e portare i restanti 15 kg.

– Alcuni battelli venivano noleggiati in via straordinaria dal Vaticano per far fuggire gli ebrei due volte ogni anno, dal 1939 al 1945, verso la Repubblica domenicana, il Canada, il Messico e Cuba. Poiché numerose nazioni non erano disposte ad accogliere gli ebrei, venivano fornito loro a Roma dei falsi certificati di battesimo.

– Il papa fermò personalmente la deportazione di decina di migliaia di ungheresi chiamando il Reggente dell’Ungheria.

– Si oppose personalmente alla deportazione degli ebrei romani del 16 ottobre1943.  In un giorno, il Vaticano riuscì a nascondere, dare cibo e sostenere più di 7.000 ebrei, malgrado avessero i fucili tedeschi sotto le  finestre. La quasi totalità delle basiliche, chiese, seminari e conventi ospitarono e aiutarono gli ebrei. Nel 1943, 3.500 ebrei vennero ospitati a Castel Gandolfo mentre 400 furono arruolati nella Guardia Pontificia, quindi circa la metà della comunità ebraica di Roma. 7.000 ebrei di Roma vennero salvati dalla Chiesa. Durante il processo Eichmann del 1961, Gideon Hausner, procuratore generale di stato a Gerusalemme, disse : «A Roma, il 16 ottobre 1943, una grande retata è stata organizzata nel vecchio quartiere ebraico. Il clero italiano ha partecipato all’operazione di salvataggio, i monasteri hanno aperto le loro porte agli ebrei, il papa è intervenuto personalmente in favore delle ebrei catturati a Roma».




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– Il cardinale Pietro Palazzini nel ricevere la medaglia di Giusto tra le nazione per avere salvato gli ebraici al seminario romano, affermò: “Il merito è interamente di Pio XII che ordinò di fare ogni cosa nelle nostre possibilità per salvare gli ebrei dalla persecuzione”. Si sa anche che Pio XII veniva informato regolarmente dei tentativi di assassinio di Hitler tra il 1939 e il 1940. Sir Godolphin Francis Osborne D’Arcy, l’incaricato degli affari britannici che era in costante contatto con Pio XII sull’argomento, nota nel suo taccuino: «mai nella storia si è visto un Papa impegnarsi in modo così discreto nel tentativo di spodestare un tiranno con la forza».

– E dopo la guerra, è ancora il papa Pio XII a decidere l’astensione del Vaticano che permise la creazione dello Stato d’Israele all’ONU nel 1948.

– È stato riconosciuto che l’azione della Chiesa ha permesso di salvare più di mezzo milione di ebrei e Pio XII ha sempre incoraggiato questo operato. Da solo, ha salvato più ebrei di tutti gli altri leader religiosi del mondo.

3. Tra il 1943 e il 1945, a Roma, il generale Karl Wolff minacciò a più riprese di rapire e uccidere il papa, di sterminare tutta la curia, o di occupare il Vaticano, mentre faceva appello allo stesso tempo a Hitler affinché il papa cooperasse.

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