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Pio XII e la Shoah: ecco cosa raccontano i documenti dell’Archivio segreto

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Emanuele D'Onofrio - Aleteia Team - pubblicato il 27/01/14

Padre Gumpel: “I documenti dimostrano che Pio XII ha fatto tutto il possibile per aiutare gli ebrei”

Dopo un'ampia panoramica sul lavoro da lui svolto come Relatore della Causa di Beatificazione di Papa Pacelli, padre Peter Gumpel – in questa seconda parte dell'intervista ad Aleteia – ritorna ai terribili momenti di quei tragici giorni tra settembre e ottobre 1943, dall’occupazione nazista di Roma alla deportazione degli ebrei del Ghetto: in particolare, racconta come fu interpellata la Santa Sede e quale fu la risposta del Papa.

Nella prossima puntata dell’intervista, padre Gumpel ci parlerà, tra le altre cose, anche di come la sua famiglia abbia sofferto per l’opposizione al regime di Hitler.

Di che natura erano i documenti che le inviavano gli archivisti?

Gumpel: Naturalmente all’epoca ogni cosa passava attraverso la Segreteria di Stato: c’erano allora monsignor Montini, monsignor Tardini, il Segretario di Stato Cardinale Luigi Maglione, ma il personale della Segreteria di Stato era abbastanza limitato, soprattutto rispetto a quello di oggi. Sono diverse quindi le persone che si sono occupate di formulare le risposte e soprattutto di consigliare il Papa. Pio XII ascoltava tutti, era una persona abituata a consultarsi, lo so anche per esperienza personale, ma alla fine era lui che prendeva le decisioni.

C’erano richieste di aiuto dirette al pontefice?

Gumpel: Sì, certamente. Per tornare alla questione dell’opposizione che si è fatta da parte di quei tre gruppi di persone che ho menzionato [i comunisti, i massoni e diversi ambienti ebraici, ndr], dobbiamo chiederci: cosa sanno della vera documentazione? Io ho parlato con parecchi di loro e ho scoperto che non conoscono né il tedesco né l’italiano né il latino, dunque non hanno accesso ai documenti di prim’ordine. Tutta la corrispondenza tra Pio XII, la Segreteria di Stato con le varie Nunziature, per loro è un libro chiuso con sette sigilli, non possono neanche capirlo. Quando alcuni di loro sono venuti da me io gli ho mostrato i documenti che avevo, e ho dovuto fare la traduzione passo per passo. La risposta che mi davano era sempre: questo noi non lo sapevamo. Certo, nessuno deve sapere tutto, ma se non lo sapevano perché hanno espresso giudizi tassativamente negativi? Questo non è accettabile né umanamente né dal lato scientifico, lo dico come storico di professione. Se uno non conosce e non può leggere i documenti, allora è meglio che non dica nulla. Qualche volta mi è capitato di dire ad un collega docente, quando sono stato professore alla Pontificia Università Gregoriana, “caro collega, mi permetta, se lei scriverà ancora su questa cosa con giudizi di questo genere, sarebbe opportuno che aggiungesse 'per quanto ho potuto vedere dai documenti in lingua inglese', così tutti sapranno che lei si basa su documenti di discutibile valore e non su quelli autentici”. Vedremo se continueranno a ripetersi questi attacchi, fatti senza conoscere i documenti. Una cosa è sicura, noi siamo tutti a favore di un’apertura, il prima possibile, di tutti gli Archivi del Vaticano. È nostro interesse, così da mettere finalmente fine a questi continui attacchi non basati sulla verità.

Cosa raccontano questi documenti?

Gumpel: I documenti dimostrano che Pio XII ha fatto tutto il possibile per aiutare gli ebrei. Le darò alcuni esempi. Lei sa naturalmente che Roma fu occupata dai tedeschi il 12 settembre 1943, quattro giorni dopo l’armistizio. Il 26 settembre, quindici giorni dopo, il capo delle SS di Roma Kappler chiama i rappresentanti più autorevoli della comunità ebraica di Roma, un certo Ugo Foà, che era il presidente della comunità, ed anche un certo Anselmi, e gli dice: “Voi dovete fornirmi 50 kg di oro entro 36 ore, altrimenti 200 ebrei saranno arrestati e deportati in Germania”. A quel punto gli ebrei fanno di tutto per trovare i 50 kg di oro, ma non ci riescono. E qui succede una cosa che gli ebrei non amano ricordare, ma che per motivi storici bisogna dire. Il rabbino capo di Roma, Israel Zolli, che era stato rabbino capo di Trieste, dunque assai vicino alla Germania e per questo ben consapevole di quanto avveniva con le deportazioni degli ebrei, chiama questi capi politici della comunità politica di Roma e gli dice: Signori, è necessario che noi chiudiamo la sinagoga, nascondiamo tutti gli incartamenti, diciamo a tutti di fuggire da Roma, dobbiamo anche prelevare dei soldi per pagare gli impiegati con alcuni mesi di anticipo, ecc. Dobbiamo temere il fatto che i tedeschi arrestino tutti gli ebrei e li deportino, chissà per quale fine.

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ebreinazismopadre peter gumpelpapa pio xiishoah
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