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Clonazione umana: ecco perché è moralmente inaccettabile

SKLONOWANE MAŁPKI
Xinhua / eyevine/EAST NEWS
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Dopo la nascita delle due scimmie, dossier di Aleteia con l’intervento di tre autorevoli bioeticisti cattolici. “Non si può generare un embrione umano né per creare una “fotocopia”, né per usi terapeutici”

Il mondo cattolico, i valori cattolici, l’etica cattolica bocciano nettamente qualsiasi ipotesi di clonazione di un essere umano, anche per finalità terapeutiche.

Una posizione netta, motivata e intransigente che si rincara dopo l’annuncio della clonazione delle due scimmie Zhong Zhong e Hua Hua. La loro nascita, avvenuta rispettivamente otto e sei settimane fa, è stata riferita sulla rivista “Cell” dai ricercatori dell’Istituto di neuroscienze dell’Accademia cinese delle scienze a Shanghai (Avvenire, 25 gennaio).

La tecnica utilizzata

La svolta arriva 19 anni dopo la prima clonazione di un primate, la femmina di macaco Tetra, ottenuta negli Stati Uniti con la scissione dell’embrione, una tecnica che imita il processo naturale all’origine dei gemelli identici.

Zhong Zhong e Hua Hua sono invece gli unici primati clonati con la tecnica della famosa pecora Dolly, cioè il trasferimento del nucleo di una cellula dell’individuo ‘da copiare’ in un ovulo non fecondato e privato del suo nucleo. Finora ogni tentativo sulle scimmie era fallito perché i nuclei delle loro cellule differenziate contengono geni che impediscono lo sviluppo dell’embrione. I ricercatori cinesi li hanno riattivati con interruttori molecolari ad hoc (Ansa.it, 25 gennaio).

Il Vaticano dice “no”

Il Vaticano, attraverso il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, ha espresso la totale contrarietà rispetto a sperimentazioni sull’uomo.

Aleteia ha ascoltato alcuni dei più autorevoli bioeticisti cattolici che spiegano il perché di questo giudizio nettamente contrario. Il problema non risiede nella tecnica utilizzata, ma è a monte: al principio che sorregge la clonazione di un essere umano.

“Intollerabile offesa”

«Inquietante risulta un’ipotetica prospettiva di applicazione di procedure di clonazione sull’essere umano», osserva l’associazione Scienza & Vita, secondo cui «la clonazione» che «biologicamente consiste nella ‘riproduzione’ di un essere vivente con patrimonio genetico identico a quello del donatore di Dna», rappresenterebbe «una radicale ed intollerabile offesa nei confronti dell’essere umano così originato e della sua peculiare dignità» perché «lo priverebbe del diritto di venire all’esistenza come frutto di un atto d’amore pieno, all’interno di una relazione interpersonale di coppia».

«Nel caso di clonazione per ipotetiche finalità ‘terapeutiche’ si causerebbe direttamente la sua morte, trattandolo come un ‘oggetto’ premeditatamente sacrificabile per altri scopi».

“Non è un modo degno di essere concepito”

Il bioeticista di Scienza & Vita Maurizio Calipari precisa la posizione nettamente contraria dell’associazione ad Aleteia: «Questa tecnica è in contrasto diretto con la dignità umana. Prima di tutto con la modalità con cui l’essere umano inizia la sua esistenza, così come per le altre tecniche di riproduzione artificiale di embrioni».

Un’ulteriore problematica riguarda la finalità. Cioè perché si dovrebbe clonare un essere umano? «Nel migliore dei casi – spiega Calipari – la clonazione potrebbe avere una finalità riproduttiva: l’essere umano così prodotto dovrebbe essere trasferito in un utero e poi crescere come un embrione. Ma questo non è un modo degno di essere concepito, perché lo priveremmo in partenza di due genitori».

Una nuova vita non può avere altri scopi

Ma la clonazione, prosegue il bioeticista, «più che mirata a far nascere i bambini, in genere ha un’altra prospettiva: quella che la scienza chiama clonazione “terapeutica”, ovvero generare embrioni per prelevare da essi cellule staminali. Questo significa distruggere fisicamente l’embrione. Significa ancora produrre essere umani in modo premeditato, sapendo che si distruggeranno per produrre cellule! Ma l’essere umano non può essere utilizzato come un mero mezzo per raggiungere altri fini. Un bimbo che viene all’esistenza deve essere voluto per se stesso, non come “oggetto” da utilizzare per altri scopi».

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