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Hai bisogno di un padre spirituale? Qual è quello giusto per te?

© Pascal DELOCHE / GODONG
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Don Fabio Bartoli traccia i criteri con cui ognuno dovrebbe scegliere il "personal trainer" dello spirito, che è un "maestro di vita", non uno psicologo

COME SANT’IGNAZIO: UN BRAVO TEOLOGO

La nostra concezione moderna della Direzione Spirituale è radicalmente cambiata innanzitutto per l’enorme influsso esercitato da Sant’Ignazio di Loyola e dai suoi Esercizi Spirituali. Gli Esercizi Spirituali possono essere definiti come una formidabile “macchina da discernimento”, il loro scopo fondamentale è imparare a discernere la volontà di Dio nel concreto della nostra vita, l’attenzione così si focalizza non più tanto o soltanto sui gesti e le opere, quanto sulle motivazioni e le intenzioni che le muovono, si tratta infatti di imparare a distinguere in noi stessi le ispirazioni divine da quelle diaboliche o soltanto psichiche.

“Comprendere i nostri desideri”

Per questo diventa indispensabile il direttore spirituale, perché nessuno è davvero capace di essere del tutto obbiettivo su di sé, ed è sempre necessario qualcuno con cui aprire il nostro io più profondo per confrontare le nostre aspirazioni e desideri e giungere così a quel discernimento della volontà di Dio che è l’obbiettivo non solo degli Esercizi, ma di tutto il cammino della fede.

In questa prospettiva si capisce allora che l’importante non è più tanto la santità del Padre Spirituale, ma la sua competenza, la sua preparazione teologica, tanto che Santa Teresa d’Avila raccomandava alle sue suore di scegliere un Padre Spirituale più dotto che santo.

LA SOLUZIONE MIGLIORE: UN MAESTRO DI VITA

Le due vie della Paternità Spirituale, quella monastica e quella ignaziana, a mio giudizio possono e debbono integrarsi, correggendo reciprocamente i propri limiti: vedere il Padre Spirituale come un maestro di vita da cui imparare soprattutto attraverso la convivenza, libera il modello ignaziano da una sorta di aura elitaria che trasforma il Padre Spirituale in una specie di esperto che non ha bisogno di un caloroso legame empatico con i suoi “figli”, mentre l’approccio ignaziano aiuta il Padre Spirituale di stile monastico a dare il primato alle intenzioni e alle motivazioni rispetto ai gesti e quindi sposta molto più nell’interiorità il principio della vita spirituale e l’azione di sostegno e accompagnamento.

ATTENZIONE! NON UNO PSICOLOGO

Questo primato dell’interiorità non deve però essere confuso con la psicologia: lo scopo del Direttore Spirituale non è quello di farci giungere alla nostra vera volontà (che potrebbe essere forse lo scopo di uno psicologo), ma alla volontà di Dio, e non è affatto detto che le due cose coincidano. Al tempo stesso è chiaro che una conoscenza delle basi della psicologia (almeno in quella forma dettata dal buon senso pratico) è utile al padre spirituale per non prendere fischi per fiaschi e distinguere il livello psichico da quello spirituale così da giungere ad un discernimento vero.

Guai però se la psicologia prendesse il posto della Direzione Spirituale in senso stretto. Si tratta di una scienza ausiliare e tale deve restare, anche perché scopo e metodologia dello psicologo e del direttore spirituale sono del tutto differenti: il primo ha come méta la sanità del paziente, il secondo la sua santità, il primo lavora soprattutto sul passato e il secondo sul futuro, il primo si occupa dell’inconscio il secondo dello spirito.

NON SEMPRE UN SACERDOTE

Riassumendo quindi: chi è il Padre Spirituale? Innanzitutto è un uomo di Dio, capace di coniugare una profonda umanità con una ricca vita spirituale, è un uomo da seguire, attraverso una convivenza il più stretta possibile, per imparare da lui il “come si fa” della vita cristiana, ed è una guida che aiuti nel discernimento degli spiriti, cioè a riconoscere in noi le ispirazioni che vengono da Dio.

Da quanto detto si comprende subito che il Padre Spirituale non deve essere in senso stretto un sacerdote: anche un laico, indifferentemente uomo o donna, può svolgere questo compito, purché rientri nei requisiti sopra descritti.

LE DIFFERENZE COL CONFESSORE

È chiaro d’altronde che il ministero della Confessione è del tutto differente dalla Direzione Spirituale, mentre infatti il Confessore si concentra sui peccati commessi e conseguentemente sul perdono e la misericordia di Dio, il Padre Spirituale guarda invece alle aspirazioni e ai desideri della persona, la sua attenzione quindi è soprattutto rivolta in avanti, non tanto a ciò che la persona ha fatto, ma a ciò che potrà fare mosso dallo Spirito. Il suo compito quindi è orientare, sostenere e incoraggiare, mentre il compito del Confessore è piuttosto guarire le ferite del passato e consolare.

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