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Qual è il rapporto tra Chiesa, psicoanalisi e psicologia?

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Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 06/09/17

Le posizioni di Freud sono lontane dalla dottrina cattolica. Ma sulla psicologia sono maggiori le convergenze. Come dimostra l'apertura netta di Papa Francesco

«Ho consultato una psicanalista ebrea. Per sei mesi sono andato a casa sua una volta alla settimana per chiarire alcune cose». La rivelazione di papa Francesco, contenuta nel libro di prossima uscita in Francia Politique et société (ed. L’Observatoire), che raccoglie dodici dialoghi del Pontefice con il sociologo Dominique Wolton, ha fatto scalpore.

In pochi avrebbero immaginato che il papa si potesse rivolgere ad una psicoanalista per superare un problema. Tanto più perché il rapporto tra Chiesa e psicoanalisi è costellato di molti “bassi” e pochi “alti”. Anche se oggi la “relazione” è più serena, la Chiesa si mostra ancora distante dalla psicoanalisi, mentre ha teso la mano alla psicologia.

La psicoanalisi, infatti, nasce per curare determinati disturbi mentali indagando le dinamiche inconsce dell’individuo, ed ha un approccioessenzialmente clinico, con terapie anche farmacologiche mirate a risolvere quei problemi. La psicologia, invece, indaga su comportamenti, personalità e processi mentali dando una spiegazioni scientifica di essi.




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LA TENSIONE CON SIGMUND FREUD

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La Chiesa è apparsa distante dalla psicoanalisi, sopratutto a causa dell’ossessione materialista di Sigmund Freud per l’istinto sessuale, considerato unico motore dell’agire umano.

Freud peraltro considerava Dio una mera proiezione psichica dell’immagine del padre umano, la religione una sorta di narcotico con cui l’uomo controlla la sua angoscia ma ottunde la mente e la Chiesa cattolica “nemica implacabile della libertà di pensiero” (In Terris, 2 settembre)..




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LA CENSURA DELLA CHIESA

Già negli anni Trenta la soppressione della Società italiana di psicoanalisi fu frutto – sostengono in molti – di una convergenza tra fascismo e vertici ecclesiastici. Caduto il regime, come ricorda Andrea Tornielli su Vatican Insider (31 agosto), agli inizi degli anni Cinquanta il Vicariato di Roma ammonì i fedeli dal rivolgersi agli psicanalisti, definendo questa pratica “peccato mortale”.

LO SPIRAGLIO DI PIO XII

Ad aprire uno spiraglio fu Pio XII, molto sensibile su ogni progresso della scienza, il quale nel settembre 1952, parlando ai partecipanti al primo congresso internazionale di istopatologia del sistema nervoso, disse che «è inesatto sostenere che il metodo pansessuale di una certa scuola di psicoanalisi sia parte indispensabile di ogni psicoterapia degna di tal nome». Come dire: la psicanalisi non è tutta uguale ed essa non deve per forza abbracciare il pansessualismo.




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L’ANATEMA DEL SANT’UFFIZIO

La precisazione del Papa non fu accolta con favore in ambito ecclesiastico. Lo testimonia il fatto che nel 1961, sotto il pontificato di Giovanni XXIII, il Sant’Uffizio pubblicò il divieto rivolto ai membri del clero della possibilità di praticare la professione di psicoanalista e ai seminaristi di rivolgersi a questo tipo di esperti.

LA CONDANNA DI LEMERCIER

La censura per la psicoanalisi è dimostrata anche dalla vicenda di Gregorie Lemercier, benedettino belga emigrato in Messico, il quale introdusse la psicoanalisi per risolvere alcune difficoltà spirituali nel convento di Santa Maria della Resurreccion. Nel 1965, su ordine del Sant’Uffizio, il religioso fu trasferito in Belgio e due anni più tardi il convento messicano fu chiuso. Lemercier abbandonò poi la tonaca.

LA MANO TESA DI PAOLO VI

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Messaggero di S. Antonio/Creative Commons

Dopo il Concilio con Paolo VI, nell’enciclica Sacerdotalis coelibatis, in un passaggio ammette la possibilità del ricorso «all’assistenza e all’aiuto di un medico o di uno psicologo competenti». Dunque, è in quella circostanza che avviene un primo e chiaro avvicinamento tra Chiesa e psicoanalisi.

L’apertura fu confermata dal discorso da lui pronunciato in un’udienza generale nel novembre 1973: «Abbiamo stima – riprende ancora Vatican Insider – di questa ormai celebre corrente di studi antropologici, sebbene noi non li troviamo sempre coerenti fra loro, né sempre convalidati da esperienze soddisfacenti e benefiche».

Se la linea del pontefice allontana la condanna della disciplina, al contempo diffidenza e dubbi sono rimasti intatti sino ai nostri giorni.

RESISTENZE PIU’ LIEVI VERSO LA PSICOLOGIA

Una forma di resistenza che è molto più attenuata quando si parla di psicologia. Spiega Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione Italiana Piscologi e Psichiatri Cattolici, ad Aleteia: «Ci sono persone che spiritualizzano i problemi psicologici e altri che psicologizzano aspetti che attengono alla dimensione spirituale – ammette Cantelmi – liquidando la fede come un problema psicopatologico di per sé. Ho più volte denunciato pubblicamente la terribile sottovalutazione della dimensione spirituale operata da incauti e ideologici psicologi. Come non ho esitato a denunciare l’orrido sincretismo di psicologi che utilizzano la fede per curare».




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Nella Chiesa, prosegue Cantelmi, «abbiamo assistito a clamorose posizioni di resa: negli anni 80 e 90 del secolo scorso interi conventi e case di formazione furono affidati a psicologi. Tuttavia anche questa posizione è oggi largamente residuale».

INTEGRAZIONE IN CORSO

Insomma, evidenzia il presidente degli psicologi cattolici, «pur esistendo sacche di sospetto e diffidenza (resistenza), o viceversa eccessiva fiducia (resa), la posizione largamente dominante nella Chiesa cattolica è l’integrazione tra le scienze psicologiche e quelle teologiche e una ampia collaborazione nella prassi e nella pastorale degli psicologi nel pieno rispetto della dimensione spirituale delle persone».

L’APERTURA IN AMORIS LAETITIA

Andrea Grillo su Consiglio del papa – fr
©ALESSIA GIULIANI/CPP

Anche tra gli psicologi, «è sempre più ampia la componente di coloro che ritengono possibile una integrazione nella distinzione dei ruoli, dei metodi, delle competenze e degli obiettivi. Papa Francesco in Amoris Laetitia non solo riconosce l’importanza dei contributi della psicologia nella comprensione delle dinamiche psicoaffettive e familiari, ma ne invoca l’uso: “le risposte alle consultazioni esprimono anche con insistenza la necessità della formazione di operatori laici di pastorale familiare con l’aiuto di psicopedagogisti, medici di famiglia, medici di comunità, assistenti sociali, avvocati per i minori e le famiglie, con l’apertura a ricevere gli apporti della psicologia, della sociologia, della sessuologia e anche del counseling. I professionisti, specialmente coloro che hanno esperienza di accompagnamento, aiutano a incarnare le proposte pastorali nelle situazioni reali e nelle preoccupazioni concrete delle famiglie.” (AL 204).




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PROGRESSI SCIENTIFICI

Ovviamente, osserva Cantelmi, in Psicologia e Teologia in dialogo (Edizioni San Paolo)«tutto questo è stato possibile proprio grazie agli enormi progressi della psicologia, che hanno consentito alle scienze del comportamento di acquisire un corpus scientifico imponente, che integra efficacemente dati biologici, genetici, evolutivi, psicosociali ed epistemologici».

DISTINGUO E COLLABORAZIONE

«La psicologia – precisa non a caso lo psicologo e psichiatra cattolico – non coincide con la psicoanalisi (il cui percorso di revisione scientifica pure è stato estremamente significativo) e le forme di psicoterapia oggi sono sempre più convergenti verso i contributi scientifici».

«Nel complesso – aggiunge Cantelmi – la posizione che sta emergendo sia nella Chiesa cattolica, che nella comunità degli psicologi è quella di reciproca collaborazione, di integrazione (senza confusioni) nella prassi degli interventi psicologici a sostegno della sviluppo umano integrale».

IL TAVOLO DELLA CEI

La dimensione spirituale e quella psicologica non sono separate, ma certamente sono distinte: l’una influenza l’altra, la crescita umana consente di accogliere con maggior pienezza il dono della fede, la crescita spirituale aiuta e sostiene la dimensione umana.

A questo proposito l’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della CEIha dato vita ad un Tavolo per la Salute Mentale, coordinato dallo stesso Cantelmi e dal dott. Tura, che ha coinvolto i più illustri psichiatri italiani, creando un ponte pastorale-scientifico su un tema delicatissimo.

Il 2 dicembre 2017, presso il Palazzo della Cancelleria a Roma, l’UNPS ha organizzato un grande evento congressuale dal titolo: “Chiesa cattolica e Salute Mentale”. «Si apre dunque una pagina nuova – conclude Cantelmi – dove da un lato la psicologia aiuta la pastorale e dall’altro la pastorale si apre ancor di più ai problemi relativi alla salute mentale».

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