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Qual è il rapporto tra Chiesa, psicoanalisi e psicologia?

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Le posizioni di Freud sono lontane dalla dottrina cattolica. Ma sulla psicologia sono maggiori le convergenze. Come dimostra l'apertura netta di Papa Francesco

«Ho consultato una psicanalista ebrea. Per sei mesi sono andato a casa sua una volta alla settimana per chiarire alcune cose». La rivelazione di papa Francesco, contenuta nel libro di prossima uscita in Francia Politique et société (ed. L’Observatoire), che raccoglie dodici dialoghi del Pontefice con il sociologo Dominique Wolton, ha fatto scalpore.

In pochi avrebbero immaginato che il papa si potesse rivolgere ad una psicoanalista per superare un problema. Tanto più perché il rapporto tra Chiesa e psicoanalisi è costellato di molti “bassi” e pochi “alti”. Anche se oggi la “relazione” è più serena, la Chiesa si mostra ancora distante dalla psicoanalisi, mentre ha teso la mano alla psicologia.

La psicoanalisi, infatti, nasce per curare determinati disturbi mentali indagando le dinamiche inconsce dell’individuo, ed ha un approccio  essenzialmente clinico, con terapie anche farmacologiche mirate a risolvere quei problemi. La psicologia, invece, indaga su comportamenti, personalità e processi mentali dando una spiegazioni scientifica di essi.

LA TENSIONE CON SIGMUND FREUD

La Chiesa è apparsa distante dalla psicoanalisi, sopratutto a causa dell’ossessione materialista di Sigmund Freud per l’istinto sessuale, considerato unico motore dell’agire umano.

Freud peraltro considerava Dio una mera proiezione psichica dell’immagine del padre umano, la religione una sorta di narcotico con cui l’uomo controlla la sua angoscia ma ottunde la mente e la Chiesa cattolica “nemica implacabile della libertà di pensiero” (In Terris, 2 settembre)..

LA CENSURA DELLA CHIESA

Già negli anni Trenta la soppressione della Società italiana di psicoanalisi fu frutto – sostengono in molti – di una convergenza tra fascismo e vertici ecclesiastici. Caduto il regime, come ricorda Andrea Tornielli su Vatican Insider (31 agosto), agli inizi degli anni Cinquanta il Vicariato di Roma ammonì i fedeli dal rivolgersi agli psicanalisti, definendo questa pratica “peccato mortale”.

LO SPIRAGLIO DI PIO XII

Ad aprire uno spiraglio fu Pio XII, molto sensibile su ogni progresso della scienza, il quale nel settembre 1952, parlando ai partecipanti al primo congresso internazionale di istopatologia del sistema nervoso, disse che «è inesatto sostenere che il metodo pansessuale di una certa scuola di psicoanalisi sia parte indispensabile di ogni psicoterapia degna di tal nome». Come dire: la psicanalisi non è tutta uguale ed essa non deve per forza abbracciare il pansessualismo.

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